La rivolta della base grillina

M5S: la base mette sotto accusa Di maio, Conte e Grillo dopo la batosta umbra

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Top News

ROMA – Dopo la batosta in Umbria, Di Maio torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento.

Ma la guerra fredda nel MoVimento sembra coinvolgere anche Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che hanno scommesso forte sull’alleanza con il Pd, anche a livello locale e sono intenzionati a tenere la linea. Di Maio invece dice chiaro «possiamo metterci con movimenti che lavorano sul territorio, non con altre forze politiche».  La divaricazione tra il capo politico M5S e il premier è latente – si racconta in ambienti della maggioranza – anche se Di Maio assicura di essere molto orgoglioso di aver dato agli italiani un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte. Indietro anche volendo non si torna, Matteo Salvini ha ormai rilanciato il centrodestra unito e poi «lui dopo 14 mesi di governo ci ha lasciato con il cerino in mano dell’Iva – afferma il ministro degli Esteri -, per me con lui è finita».

Mentre cerca di elaborare una strategia per porre fine alla sequela di sconfitte post-politiche 2018, il capo politico dei 5 stelle deve far fronte a un dissenso interno che sta alzando la voce. Tra i pochi a chiedere apertamente le sue dimissioni c’è il senatore Mario Giarrusso, che parla di tracollo alle regionali e di parecchi passi indietro di Di Maio con i suoi 4 incarichi.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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