Il 9 novembre 1989

Berlino: la caduta del muro, trent’anni fa

di Sergio Tinti - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento, Politica

Trent’anni fa crollava il muro di Berlino, l’incubo era durato 28 anni. Era un giovedì. In TV vedemmo le immagini di migliaia di tedeschi orientali invadere pacificamente Berlino ovest; giovani e meno giovani all’attacco del muro, chi riuscendo a scalarlo per sedersi sulla sommità e dar sfogo al proprio giubilo, altri con pennello e vernice a scrivere la propria soddisfazione, chi armato di scalpello e martello a tentare di demolirlo. La mia immagine dal vivo del muro era legata a questa diapositiva, velata di tristezza, che avevo scattato nel ’78 durante un soggiorno a Berlino occidentale, ospite di amici tedeschi. Un muro lungo più di cento chilometri, steso dal governo della Germania est a spezzare in due la città ed impedire la libera circolazione, la cui costruzione aveva avuto inizio il 13 agosto 1961, in periodo di guerra fredda.
Ma quale fu la posizione dei diversi Paesi, dei protagonisti politici del tempo, la sua cadutafu gradita a tutti?
Ronald Reagan nel giugno ’87 in visita a Berlino, in maniera provocatoria si era lasciato andare ad una affermazione diretta a Mikhail Gorbaciov: «Perché questo muro e’ ancora in piedi? Signor Gorbaciov abbatta questo muro! ». Parole stigmatizzate nell’immediatezza dai sovietici come guerrafondaie, ma presto dimenticate. A parere di molti furono affermazioni che il nuovo leader dell’Unione Sovietica, favorevole ad una politica di distensione e di riforme – conosciuta come perestrojka – non potè farsi scivolare addosso.

Intanto il 10 ottobre l’anziano presidente della repubblica democratica tedesca Honecker, strenuo difensore del regime comunista, contestato da imponenti manifestazioni di piazza era stato sconfessato dal politburo del partito e dimissionato all’unanimità; lo aveva sostituito il suo vice Krenz, più lungimirante.

Oltreoceano, la visione di George Bush che a gennaio ’89 aveva dato il cambio a Reagan era sulla stessa linea del predecessore. In Europa i maggiori leader mostrarono di non gradire la prospettiva di una riunione delle due Germanie e di conseguenza la caduta del muro. Si, perché Margaret Thatcher ancora a settembre, durante una sua visita a Mosca, aveva espresso la netta contrarietà della Gran Bretagna alla riunificazione della Germania, invitando Gorbaciov ad impegnarsi in ogni modo per impedirla.

Sulla analoga posizione della «lady di ferro» era il presidente francese, il socialista Mitterand, fermo fautore del permanere del blocco di Varsavia; parlava di riunificazione come “ eventualità storica”, e in ciò si trovava in sintonia con il primo ministro spagnolo, il socialista Felipe Gonzales.

E a Mosca? Appena il 3 novembre, in un clima di generale incertezza, il ministro degli esteri Shevardnadze era corso a ripescare il consiglio di Reagan di due anni prima, suggerendo al Cremlino di prendere l’iniziativa di abbattere il muro: la proposta non andò a buon fine solamente per il timore di destabilizzare il regime di Krenz.

L’ Italia come si pose? Giulio Andreotti era alla guida del suo sesto governo dal 23 luglio dell’anno. Nell’ ’84 la sua idea politica concretizzata nella frase «amo tanto la Germania da volerne due», che gli era costata pesanti rimproveri, negli anni successivi ebbe ad evolversi su una linea favorevole alla riunificazione della Germania, sostenendo apertamente Kohl. Eppoi non va dimenticata e sottociuta l’azione apostolico-diplomatica di papa San Giovanni Paolo II che accoglierà in udienza Gorbaciov il 1° dicembre ‘89. Fu questa la prima visita di un dirigente sovietico in Vaticano, il capo dell’URSS ricevuto dal papa polacco che aveva sconfitto il comunismo.​

Questo il quadro generale in cui maturò la caduta del muro, condiviso dallo storico Nicola Zotti in un recente articolo sulla rivista mensile History «Il muro della discordia». Il 3 ottobre dell’anno successivo, il 1990, la Germania sarà unificata ufficialmente, dandosi Berlino come capitale e affidando ad Helmut Kohl l’incarico di cancelliere della nuova Germania. E dalla Germania est arrivò una giovane Angela Merkel, attuale protagonista della politica tedesca ed europea. In Italia il 12 novembre il segretario Achille Occhetto darà il via alla Svolta della Bolognina col cambio del nome del PCI in PDS, in Romania a dicembre verranno fucilati Nicolae Ceausescu e la moglie Elena.

Uno spaccato di storia molto interessante su cui ho chiesto a due giovani studenti liceali, figli di amici, di dirmi cosa sapessero sul muro di Berlino…….la nascita…..la caduta….. qualche riflessione. Poco o nulla.
L’auspicio e’ che con il ritorno all’esame di maturità della storia, come annunciato quest’ottobre dal ministro dell’istruzione Lorenzo Fioravanti, si possa riattivare un percorso virtuoso che vada a rafforzare lo studio di questa disciplina nelle scuole di ogni  ordine e grado. Così che la storia possa tornare davvero ad essere, come diceva Cicerone, maestra di vita.

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Sergio Tinti

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già Comandante Polizia Stradale della Toscana
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