La riforma favorisce la speculazione

La riforma del mes (Fondo SalvaStati). Un sistema di autodistruzione dell’euro

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Conte e la Merkel ANSA/FABIO FRUSTACI

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del premier Conte, della maggioranza e degli opinionisti ed economisti schierati, molte voci di esperti si levano per fare aprire gli occhi agli italiani sui rischi che l’approvazione della riforma del Mes, già preannunciata e forse sottoscritta dal premier Conte, comporterà per gli italiani e i loro risparmi. Si rischia di finire come la Grecia per ingrassare la Germania. Un parere molto autorevole ce lo fornisce Guido Salerno Aletta, Editorialista dell’Agenzia Teleborsa, specializzata in materie economiche e finanziarie. Lo pubblichiamo per esteso, per far comprendere meglio la situazione ai nostri lettori.

«Le smentite ufficiali non servono a niente, aggiungono solo silenzio a silenzio, nebbia a nebbia. E’ una follia, questa riforma, che garantisce perdite astronomiche ai risparmiatori ed agli investitori sui titoli di Stato, ed un guadagno certo e sicuro agli speculatori. Mentre erano tutti distratti, il 7 novembre, a Bruxelles, l’Eurogruppo ha concluso l’esame del pacchetto di riforme che sarà portato alla approvazione del Consiglio europeo del prossimo 5 dicembre.

Per l’Italia è pronta una bordata micidiale, con la riforma del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. E’ nato come un Fondo Salvastati, finanziato da tutti gli aderenti al fine di concedere aiuti finanziari ai Membri in difficoltà. Finora, le condizioni per la concessione degli aiuti sono state decise di volta in volta dalla Commissione europea, d’intesa con la BCE.

La condizione preliminare che fu posta alla Grecia in difficoltà, quella di ristrutturare il suo debito pubblico, facendo partecipare gli investitori privati al costo della operazione secondo il principio “PSP” (Private Sector Partecipation), e che causò il panico sui mercati facendo guadagnare centinaia di miliardi agli speculatori, diviene la regola. Una follia.Quella che allora fu una sorpresa piacevole per gli avvoltoi, ora diviene la certezza di fare affari d’oro. Nella riforma del MES, si stabilisce infatti che gli aiuti finanziari potranno essere concessi solo se viene verificata la sostenibilità del debito pubblico.

Per l’Italia, è più che una trappola, è una vera e propria dichiarazione di guerra che spiana la strada alla speculazione. Se, infatti, come è il caso dell’Italia, il rapporto debito/PIL è superiore al 60% ed il Paese che chiede aiuto non ha rispettato la regola prevista dal Fiscal Compact di ridurre l’eccesso di debito rispetto a questo livello di 1/20 l’anno, si deve procedere innanzitutto alla ristrutturazione del debito.

Gli avvoltoi non aspettano altro: scateneranno la crisi sul mercato vendendo, anche allo scoperto, titoli del debito pubblico, abbattendo così il valore delle emissioni in circolazione ed aumentando correlativamente il loro rendimento sul mercato secondario. Le nuove emissioni si dovranno allineare al nuovo rendimento corrente sul mercato, aumentando il costo di finanziamento per lo Stato. La richiesta di aiuti, e quindi la necessità di ristrutturare il debito, diventano una certezza.

Nel frattempo, il processo di svalutazione dei titoli sul mercato si autoalimenta, perché sono i risparmiatori terrorizzati a svendere, e gli speculatori a comprare a prezzi irrisori. I risparmiatori accusano subito perdite terrificanti: se hanno comprato i titoli a 100, al momnto della emissione, si accontentano di molto meno. Il prezzo sul mercato diminuisce giorno dopo giorno, prima scende a 90, poi ad 80, poi a 60, fino a 30. Esattamente come è successo già in Grecia.Sono perdite immense per gli investitori: figuratevi  le pressioni sulle banche e sulle assicurazioni italiane, che hanno in portafoglio titoli di Stato italiani per centinaia di miliardi, e che devono portare le minusvalenze in bilancio secondo il principio mark-to-market. Perderanno comunque, anche se non vendono allo sbaraglio, perché il meccanismo della ristrutturazione andrà comunque avanti. E le loro perdite ricadranno sui detentori di azioni e di obbligazioni bancarie, e sui depositanti, questo è sicuro.

Gli speculatori comprano comunque, ben sapendo che siederanno al tavolo del negoziato per la ristrutturazione: lo fisseranno al livello che conviene loro, guadagnando la differenza tra il nuovo valore del debito ed il prezzo a cui lo hanno comprato sul mercato.

Se lo Stato si trova a beneficiare di una riduzione del debito in circolazione, perché con la ristrutturazione il suo valore passa ad esempio da 100 ad 80, e quindi il debito scende di 20, gli speculatori guadagneranno comunque, tutta la differenza che intercorre tra nuovo valore del debito ed il prezzo a cui hanno acquistato i titoli sul mercato (da 79 in giù, fino a 30 ed ancor meno come successe in Grecia). E’ una vera e propria bomba, questa condizione, che farà guadagnare centinaia e centinaia di miliardi alla speculazione finanziaria, pronta a mettere nel mirino l’Italia.

La riforma che si prospetta per il MES va nel senso esattamente contrario a quello che era stato auspicato mesi fa da Paolo Savona, quando era Ministro agli Affari Europei.Savona proponeva di usare il MES come istituzione finanziaria capace di emettere sul mercato obbligazioni di rating molto elevato, safe asset che pagano dunque interessi estremamente bassi vista la solidità dell’emittente. La raccolta sarebbe stata girata a Stati come l’Italia, che invece pagano un prezzo alto sulle proprie emissioni, sulla base di chiare garanzie per il rimborso di queste somme: in questo modo, l’Italia avrebbe ridotto il peso degli interessi sul debito pubblico, azzerando il deficit che, da anni, deriva solo ed esclusivamente, dall’elevato tasso di interesse che paghiamo sulle emissioni.

Invece di abbattere il deficit pubblico e quindi la tendenza del debito pubblico italiano a crescere solo per via dell’elevato onere per interessi, come auspicava Savona, si abbatte il valore dei risparmi e degli investimento in titoli del debito sottoscritti da privati, banche, assicurazioni e fondi previdenziali italiani che detengono oltre il 70% delle emissioni. Mai e poi mai, si deve offrire alla speculazione la certezza che il debito sarà ristrutturato a suo favore dopo una crisi.

La regola vuole che intervengano le Banche centrali, acquistando senza limiti come “lender of last resort” i titoli posti in vendita sul mercato secondario e sottoscrivendo le nuove emissioni. E’ la tanto vituperata monetizzazione del debito, che non fa crollare i corsi e non fa impennare i rendimenti: la banca centrale stampa moneta e ritira titoli al valore di rimborso maturato. Questo ultimo criterio, d’altra parte, è già stato adottato dalla BCE con il programma ONT, per battere la speculazione, dopo gli episodi critici dell’estate del 2012: prevede acquisti sul mercato di titoli del debito pubblico, senza limiti quantitativi prefissati, nel caso che il mercato richieda tassi di interesse non accessibili.

Affermare che con questa riforma il MES diviene finalmente il “lender of last resort” della Eurozona, colmando una grave lacuna, è una sciocchezza sesquipedale: non solo il MES non ha i mezzi finanziari illimitati, che invece sono a disposizione solo della BCE e che sono gli unici che mettono al tappeto la speculazione, ma spiana la strada agli avvoltoi. Considerando approssimativamente un debito pubblico italiano di 2300 miliardi di euro ed un PIL attorno ai 1800 miliardi, si arriva ad un rapporto debito/PIL del 130% (aritmeticamente, con questi dati, è il 127%).

Immaginando che, di fronte ad una richiesta di aiuti da parte dell’Italia attaccata dalla speculazione, il livello di sostenibilità del debito sia posto tra l’80% ed il 90% del PIL, (semplificando, tra i 1400 ed i 1600 miliardi), il debito oggi in essere deve essere rispettivamente abbattuto tra i 900 ed i 700 miliardi di euro. A voler essere generosi, considerando come sostenibile un rapporto debito/PIL del 100%, il debito dovrà essere comunque ridotto di 500 miliardi tondi (che è la differenza tra i 2300 miliardi di debito attuale ed i 1800 miliardi del pil attuale). Questa è la perdita minima che graverebbe sui risparmiatori e gli investitori. Se ci aggiungiamo i guadagni per la speculazione, che compra dagli investitori che svendono per paura, la botta sarà superiore, anche di un centinaio di miliardi.

Nessuno reggerà la botta.»

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