Giuseppi e Di Maio imbelli di fronte alla situazione

Crisi libica: rischio di ritorno in Italia di foreign fighters e di riduzione delle forniture petrolifere

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Rallentano le partenze dalla Libia, gli analisti riferiscono che oggi sono solo 7.000 le persone in attesa, pronte a prendere il largo, bloccate dalle condizioni climatiche avverse e anche dalla guerra, che ha interrotto l’attività dei trafficanti.

Valentina Errante sul Messaggero ci fa presente però che le prospettive sono preoccupanti. Il pericolo potrebbe diventare concreto nei prossimi mesi, se gli accordi stretti dall’Italia con Tripoli dovessero venire meno. Se Roma non riuscirà a esercitare la propria influenza e a ad assumere un ruolo centrale nella risoluzione della crisi, i migranti potrebbero diventare un’arma di ricatto per il nostro Paese. Non solo. L’allarme riguarda anche la questione dei foreign fighters, pronti a rientrare in Europa, attraverso i nostri porti, e la gestione dellè risorse energetiche, perché i disordini e il controllo dei porti petroliferi da parte delle milizie hanno già provocato pesanti conseguenze per l’Italia, come segnalato da FederPetroli.

La gestione della crisi libica è fondamentale per l’Europa ma innanzi tutto per l’Italia. La guerra, in corso da mesi, ha solo momentaneamente bloccato le partenze, ma l’instabilità del Paese e la mancanza di interlocutori rischiano di far precipitare la situazione. E non sembra che il Governo di Giuseppi e Giggino Di maio sia in grado di governare la situazione, escluso com’è attualmente dalle riunioni fra i grandi d’Europa, che decidono anche per noi, ma soprattutto contro di noi.

Il controllo del territorio e delle forze in campo potrebbe coincidere, in primavera, con la ripresa dei viaggi verso l’Italia, che finora ha fallito nel tentativo di svolgere un ruolo nella gestione della crisi. Al momento, la diminuzione delle partenze è legata anche alla mancanza di imbarcazioni e al cattivo tempo. La presenza di truppe militari nel paese ha bloccato anche i mercanti di uomini. Lo scorso 25 dicembre, per la prima volt, sono stati salvati 33 profughi, tutti libici.

Il Viminale monitora la situazione, i numeri non sono allarmanti. Ma alla ripresa delle partenze si legherebbe anche la minaccia terroristica. Pericolo valutato probabilmente dall’intelligence, ma che Lamorgese vorrebbe sottacere per non dare l’esca alle sfuriate di Salvini.

Finora, approfittando del caos, tremila persone sono fuggite dai centri di detenzione, mentre il centro del jihadismo si sarebbe progressivamente spostato così verso il Sahara, avvicinandosi pericolosamente alle sponde del Mediterraneo, attraverso la Libia. Migliaia di foreign fighters, arrivati a dalla Siria e dall’Iraq, stanno alimentando le fila del califfato e proprio dalla Libia potrebbero partire per raggiungere l’Europa attraverso le nostre coste.

C’è poi la questione energetica con il controllo dei pozzi di petrolio. La Petroleum facilities guard, è costituita da miliziani che, con occupazioni e incursioni, controllano la produzione. Alla guida Ibrahim Jadhran, che ha dato vita al governo autonomo della Cirenaica, capace di condizionare le major petrolifere che operano in Libia: dalla francese Total all’italiana Eni. Jadrhan che in passato aveva bloccato la produzione di alcuni porti, chiede che Tripoli accetti il riconoscimento dell’indipendenza della Cirenaica, “derubata” in questi anni da Tripoli.

Le conseguenze in uno scenario di crescente instabilità potrebbero essere devastanti, anche per l’Italia che dipende dalle forniture libiche. Le ricadutee il rischio di pesanti conseguenze sono più volte state denunciate da Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli «La paura dell’Italia oggi è proprio quella che, in mancanza di aiuti alla Libia dall’Europa, altri Paesi come Turchia, Russia ed Egitto possano inserirsi, in maniera determinante, sul proseguo di business libici sia petroliferi che di ricostruzione post-guerra».

Non è uno scenario tranquillizzante per l’Europa, ma soprattutto pr l’Italia, che è a un tiro di schioppo dalla Libia. E Mattarella tace, partecipa a manifestazioni celebrative e non interviene sul governo, per paura di offrire una sponda alle opposizioni e al detestato Salvini. Ma fino a quando il siculo presiente, intronato da Renzi, potrà rimandare il ricorso alle elezioni con un governo che traballa un giorno sì e un giorno no e che è unito solo dalla volontà ferrea di conservare le poltrone e le clientele e di combattere Salvini?

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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