I magistrati vogliono conservare i loro privilegi

Giustizia, 2380 persone in carcere, poi assolte nel 2018. 27.000 innocenti risarciti, ma paga lo Stato

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica


FOTO FRANCO SILVI/ANSA

Ci avviciniamo allo stanco rito delle cerimonie d’apertura dell’anno giudiziario, nelle quali verranno ancora una volta stilati dai Presidenti delle Corti d’Appello gli elenchi delle disfunzioni della giustizia, che non sono mai colpa dei magistrati, ma del sistema o della politica. Speriamo che anche quest’anno ci venga risparmiata (speriamo) la sceneggiata che in passato fu messa in atto (Milano docet) contro i governi Berlusconi, il presunto attacco alla democrazia e l’ostensione della Costituzione, della quale sinistra e Benigni sono, a loro dire, i più strenui difensori. Qualcuno potrebbe essere tentato di riproporlo adesso, stile Sardine, contro il pericolo costituito da Salvini e dal risorgente fascismo, segnalato a gran voce dalle sinistre.

Recentemente abbiamo assistito a sentenze singolari, scarcerazioni per dimenticanze procedurali o per interpretazioni singolari delle norme (come noto le norme si possono applicare, ma anche interpretare, quando conviene).

Ma non è che tutto fili liscio per la giustizia e per la magistratura, anche se quest’ultima difende ad oltranza e contro ogni evidenza prerogative (io li chianerei privilegi) assicurate alla categoria nel corso degli anni. Neppure lo scandalo che ha investito le correnti dell’Anm e il Consiglio Superiore della Magistratura ha portato a qualche correzione di tiro. Ma sempre più spesso ormai vengono fuori le disfunzioni più evidenti dovute in parte al sistema, ma in buona parte agli attori principali della giustizia.

Nel corso di una recente trasmissione, 8 e 1/2 su La 7, il ministro Bonafede ha parlato del tema del giorno, la prescrizione, ma la giornalista Annalisa Cuzzocrea lo ha richiamato all’ordine e alla dura realtà, chiedendo al ministro perché non pensasse piuttosto agli innocenti che finiscono in carcere. Alla meraviglia del politico, che mostrava di non conoscrere i dati di tale fenomeno,  la giornalista ha spiattellato a Bonafede le cifre impressionanti dei casi di persone innocenti incarcerate erroneamente negli ultimi anni: «Dal 1992 al 2018 27mila persone sono state risarcite dallo Stato perché sono finite in carcere da innocenti».

Questo numero risulta dai dati riportati alcuni mesi fa dal sito errorigiudiziari.com, archivio online dei casi di ingiusta detenzione. Il tutto per una spesa che sfiora i 740 milioni di euro in indennizzi, per una media di 27,4 milioni di euro l’anno. Pagati ovviamente dallo Stato, vale a dire dalla collettività, e non dai responsabili degli errori. Nonostante il referendum popolare, la responsabilità civile dei magistrati ha ancora da venire, paghiamo tutti noi per loro.

Ma anche secondo i dati ufficiali i numeri non sono pochi, soltanto nel 2018, 1.355 persone sono state poste in custodia cautelare in carcere e altre 1.025 agli arresti domiciliari per poi, pochi mesi dopo, essere assolte. E i magistrati, in particolare le loro associazioni, si vantano di essere i migliori e i più efficienti del mondo.

A tutto questo la politica dovrebbe porre rimedio, ma è impotente di fronte all’azione di conservazione della magistratura. La riforma dovrebbe essere elaborata in collaborazione con la categoria, che si è sempre opposta a nterventi radicali, reclamando sempre la difesa della sua autonomia e indipendenza. Ricorderete come queste ragioni furono addotte dalle associazioni dei magistrati a difesa perfino del lunghissimo periodo di ferie di cui godono, unici in questo Paese, quando Renzi voleva riportarle a livello (30 giorni) di quelle dei comuni mortali. Successe il finimondo e tutto si bloccò. Purtroppo continueremo ad essere un Paese ad autonomia limitata, soggetto alla superiore volontà di una categoria (lo hanno detto più volte i giudici di Mani Pulite, ma non solo) che ritiene suo preciso dovere imporre e insegnare la morale all’intero paese. Anche se il suo compito sarebbe soltanto quello di applicare e, talvolta, anche d’interpretare la legge a tutela dei cittadini, non delle proprie idee.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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