Le differenti ipotesi sul tavolo

La riforma Irpef sbatte contro il problema delle risorse necessarie, che non ci sono

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ANSA/ANGELO CARCONI

Il Governo giallorosso, come quello gialloverde, si arrovella nel dilemma  del modo migliore e più indolore di abbassare le tasse a chi ne paga già in abbondanza, ma resta sempre il problema del reperimento delle risorse, visto che non si riesce a stroncare l’evasione fiscale.

Le cifre attorno alle quali si ragionerebbe sarebbero tra 10 e i 15 miliardi di euro, magari non da reperire tutti subito, ma da spalmare su più anni, in diversi moduli, in modo da non pesare eccessivamente sui conti pubblici. Ma il cammino è arduo, anche perché, quest’anno, Conte si è vantato di aver trovato altri 20 miliardi di curo per disinnescare l’aumento automatico dell’Iva che scatterebbe altrimenti nel 2021, e quindi non ci sarebbero margini ulteriori d’intervento.

Nel governo c’è chi spinge per una soluzione quasi definitiva, introducendo qualche misura in grado di cancellare permanentemente dai conti pubblici almeno 15 miliardi dell’aumento. Sul tavolo resterebbe la rimodulazione delle aliquote Iva, anche se Gualtieri lo ha fermamente negato, fatto che ci propende a credere che invece un pensierino il governo ce lo faccia.

Il piano del ministero dell’Economia sarebbe quello di far salire alcuni beni oggi tassati al 10% verso lo scaglione superiore del 22% e far scendere alcuni beni tassati al 22% nella parte inferiore. Tecnicamente non è complicato, ma politicamente è difficile.

Anche il seconda ipotesi, quella di ridurre le detrazioni fiscali che abbattono l’Irpef, non è facilmente percorribile. Il punto è che senza toccare gli sconti fiscali sulle spese sanitarie (che il governo giura di non voler Intaccare), di soldi se ne fanno pochi. Un taglio del 20% di tutte le detrazioni al 19% e al 26% comporterebbe un maggior gettito per lo Stato dl un solo miliardo.

Il terzo capitolo al quale si guarda per finanziare la riforma è quello del recupero dell’evasione fiscale. Qui il problema deriva soprattutto dal fatto che il gettito della lotta all’evasione lo si conosce soltanto quando l’evasione è stata recuperata, non prima. Per poter cifrare in anticipo il gettito, è necessario introdurre delle misure che incidono immediatamente, come per esempio la riduzione delle compensazioni di imposta. Ma si tratta, generalmente, di provvedimenti difficili da far digerire soprattutto alle imprese.

Nelle prime tabelle dell’ultima manovra di finanza pubblica, il gettito dalla lotta all’evasione era stato indicato in 7 miliardi di euro per il 2020. Per coprire quella cifra, difficile da giustificare come mero recupero dall’attività di controllo, erano poi emerse le varie tasse sulle auto aziendali e sulla plastica. Senza risorse certe, insomma, il tavolo per la riforma fiscale parte decisamente in salita e non si vedono facili sbocchi per il percorso della navicella del governo.

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