Le posizioni sono distanti fra i vari Stati

Negoziato bilancio Ue: l’Italia potrebbe porre il veto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Un confronto che si preannuncia tutto in salita con un negoziato difficile che potrebbe durare anche diversi giorni. A partire dalla 15 di oggi a Bruxelles, nel corso del vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, i Ventisette cercheranno di trovare un accordo sul cosiddetto quadro finanziario pluriennale (Qfp), ovvero le nuove risorse di bilancio per il periodo 2021-2027. Per riuscirci potrebbero dover restare a Bruxelles ben oltre la notte e forse addirittura fino a domenica. Ogni Stato membro può, infatti, bloccare la trattativa grazie al diritto di veto e il Qfp deve essere approvato dal Consiglio europeo all’unanimità.

Al centro della difficile trattativa, che il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è intenzionato a portare avanti a oltranza, vi è la necessità di compensare il “gap” dovuto alla Brexit e la distanza fra le posizioni dei diversi Stati membri. L’uscita del Regno Unito dall’Ue ha, infatti, creato un “buco” di 10-12 miliardi l’anno, oltre 70 miliardi di euro in meno in bilancio per i sette anni che deve essere compensato con tagli e aumento dei contributi nazionali. In questo contesto al termine della prima sessione plenaria del vertice, prenderanno il via gli incontri bilaterali fra Michel e ciascun capo di Stato o di governo e i colloqui con gruppi di paesi con posizioni comuni con l’obiettivo di avvicinare le posizioni e trovare la quadra nelle riunioni successive.

Sul tavolo c’è la bozza presentata la settimana scorsa da Michel che stanzia in totale circa 1.095 miliardi di euro a prezzi del 2018, una somma corrispondente all’1,074% del Rnl (reddito nazionale lordo) complessivo dell’Ue. Una proposta che riduce sensibilmente le risorse previste a maggio 2018 della Commissione europea (quasi 1.135 miliardi di euro, pari all’1,11% del Rnl). Più consistente la proposta del Parlamento europeo: quasi 1.325 miliardi, pari all’1,30% del Rnl. Nella bozza di Michel appaiono grossi tagli alla politica agricola comune (Pac) e ai fondi di coesione che perdono rispettivamente oltre 54 e quasi 35 miliardi euro, (il 14 e il 13% in meno) rispetto al quadro finanziario in corso. Ciò significherebbe che i Paesi cosiddetti “contributori netti”, che contribuiscono al bilancio Ue più di quanto ricevano indietro con i fondi di coesione, la Pac e i vari programmi comunitari, dovranno pagare di più mentre i “beneficiari netti” si troveranno a ricevere di meno. Polonia e Ungheria, ad esempio, rischiano di perdere oltre il 20% dei fondi di coesione che avevano ottenuto con il quadro di bilancio attualmente in corso. Altra questione importante, in particolare per l’Italia e per il Parlamento europeo, è quella delle “risorse proprie”. Oggi il bilancio Ue è finanziato all’80% dai contributi dei paesi membri e al 20% da alcune risorse proprie, (in particolare una piccola percentuale dell’Iva, il 75% dei dazi pagati dalle merci in entrata nel mercato Ue e delle quote sullo zucchero). Il Parlamento europeo vorrebbe introdurre nuove risorse proprie, raddoppiandone il peso in modo che arrivino a coprire il 40% del bilancio. La Commissione europea aveva proposto diverse opzioni, e Michel ne ha lasciate due nella sua bozza: una tassa sulla plastica usa e getta e un prelievo sulle quote di emissione di CO2 del sistema europeo Ets (la “borsa delle emissioni”).

GLI SCHIERAMENTI – Finanziare la Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione per le regioni più povere, lanciando al contempo nuovi progetti ambiziosi come l’European Green Deal, la trasformazione Digitale dell’economia e la politica di Difesa europea. Questa la sfida che 4 schieramenti in campo si trovano a dover fronteggiare. I “Quattro Frugali” – Olanda, Austria, Danimarca e Svezia con la Germania che li sostiene – chiedono un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil e puntano a ridurre le risorse per Agricoltura e Coesione e vantaggio dei finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. Esigono, inoltre, una riforma del “rebate” – meccanismo finanziario introdotto negli anni ’80 su richiesta del Regno Unito che consente un rimborso sulla partecipazione al bilancio degli Stati contributori netti che ricevono meno fondi europei – dal momento che il loro contributo nazionale aumenta in modo sproporzionato a causa della Brexit. Vi sono, poi, gli “Amici della Coesione” –Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Malta, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria – che mirano a preservare il livello attuale di fondi per l’Agricoltura e la Coesione e vogliano cancellare il “rebate” per i paesi più ricchi. I “Quattro di Visegrad” – Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia – sono contro la condizionalità sullo Stato di diritto, che potrebbero privare Polonia e Ungheria di una parte dei fondi Ue. I Tre Baltici – Estonia, Lettonia, Lituania – chiedono garanzie sul finanziamento del progetto ferroviario Rail Baltic.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA – “Non funziona il fatto che il bilancio europeo resta di dimensioni molto modeste, pari all’1% dei bilanci dei singoli paesi. Chiediamo all’Europa di dare un contributo fondamentale e discutiamo di un bilancio molto limitato. Macron ha chiesto un bilancio più ambizioso, ma c’è stata una resistenza di molti paesi” ha commentato, in mattinata, il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni. Quando ormai mancano poche ore dal Vertice Gentiloni ha avvertito sul “rischio di una contraddizione enorme nel fatto che l’Europa indichi grandi obiettivi, come quelli ambientali, ma se non ci sono investimenti pubblici non si andrà lontanissimo”, ha affermato. “Purtroppo – ha aggiunto – in Europa ci sono due mondi, mi auguro di riuscire a costruire quel minimo di equilibrio per rivedere le regole e dare più spazio agli investimenti. La Commissione vorrebbe che venissero date più risorse alla transizione ambientale, agli investimenti sul digitale, alla difesa. C’è anche qui discordia, probabilmente il vertice di oggi non porterà a un accordo conclusivo”. Delusione per la proposta di Michel è stata espressa, ieri, anche dal presidente del Parlamento Ue David Sassoli. “È una proposta in cui si taglia su tutto ed è difficile intravedere crescita, sviluppo, protezione dei posti di lavoro, trasformazione delle nostre aziende, competitività. È tutto molto difficile perché i tagli sono pesanti, e credo che questo non aiuti l’Ue nella sua capacità. Abbiamo bisogno di più risorse”, ha affermato. Nella bozza di Michel – ha aggiunto Sassoli – “mancano 230 miliardi, e anche tenendo conto dei 70 miliardi in meno dovuti alla Brexit, ne mancherebbero comunque 160”. Sassoli ha, inoltre, ricordato che il Parlamento europeo ha “una posizione unanime” contraria alla proposta Michel, giudicata del tutto insufficiente ad affrontare le nuove sfide che l’Ue ha davanti e le priorità politiche che si è posta la nuova Commissione europea.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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