Il dilemma fra libertà e sicurezza

Cancelli, ringhiere, chiusure di vie, piazze e sagrati. A Firenze polemiche infinite su sicurezza e libertà

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Piazza Santo Spirito a Firenze

Piazza Santo Spirito a Firenze

In ogni epoca, anche negli ultimi tempi, prima che il coronavirus occupasse quasi completamente le cronache quotidiane, il dilemma fra libertà e sicurezza è sempre stato uno fra i più dibattuti. Sul tema scottante i progressisti puntano sul mantenimento e il privilegio delle libertà in ogni caso, mentre il centrodestra difende gli interventi securitari, pur se a scapito di una diminuzione delle libertà.

In questi ultimi giorni la polemica è divampata, ancora una volta, per le dichiarazioni e le proposte di Padre Giuseppe Pagano, priore di Santo spirito, che giustamente vorrebbe una maggiore tutela del sagrato, in contrasto con il Comune di Firenze, per bocca di alcuni Assessori, appoggiati dal parere del loro ex collega Sergio Givone, che si oppongono al progetto di costruire una cancellata davanti alla Basilica, progetto che crea qualche perplessità anche nel soprintendente Andrea Pessina.
In attesa della conclusione di questa vicenda, qualche ricordo personale da prefetto che ha girato otto province e cinque regioni, e che in materia di sicurezza ne ha viste di cotte e di crude.
L’idea dei cancelli non è certo originale, la lanciò per primo, nel 1997, il sindaco di San Genesio, provincia di Pavia, leghista della prima ora, che per evitare i furti notturni fece deliberare al suo comune la costruzione di cancelli padani nelle quattro strade di accesso alla città. Il sindaco fu poi convinto dal prefetto a risparmiare la cifra preventivata, visto che i carabinieri controllavano molto spesso la zona, ed erano più efficaci dei cancelli. Un salto di dieci anni, nel 2006 a Padova c’era una strada, via Anelli, nella quale si concentrava lo spaccio, con le proteste degli abitanti. In quell’occasione le Forze dell’ordine fecero 26 operazioni in due mesi per sgomberare la presenza dei pusher, e il sindaco Zanonato aderì alla richiesta degli abitanti di condomini contermini, che chiesero e ottennero la costruzione di un muro in metallo (l’allora famoso muro di Via Anelli, paragonato quasi al muro di Berlino), che contribuì a limitare lo spaccio, anche se l’intervento più efficace era stato ovviamente quello delle Forze di polizia.
Ma si potrebbero illustrare molti altri casi analoghi a Milano, Torino, in molte città dove si discute del rapporto controverso fra sicurezza e libertà.
Firenze non fa certo eccezione, e il caso di Santo Spirito ha riportato i fari sul problema, tanto che il giornale La Nazione si è esercitato nell’enumerare i casi nei quali i cittadini hanno chiesto e talvolta ottenuto simili protezioni, con polemiche infinite. L’ultimo in  via dell’Ortone, terza via di Firenze ad essere dotata, e chiusa, da un cancello. Le altre sono vicolo del Panico, alle spalle del Palagio di Parte Guelfa, e piazza de’ Pazzi, una piccola traversa di Borgo Albizi.
Ma anche in altre zone che ben conosco, sia da ex prefetto di Firenze che da attuale presidente dell’Opera Medicea Laurenziana, si avanzano domande simili a Comune e prefetto. In via del Gomitolo dell’Oro, in San Lorenzo, i condomini di uno degli edifici espressero l’ipotesi di chiudere perlomeno la corte utilizzata la notte per drogarsi, svuotare i portafogli appena rubati e tanto altro. Non fu raggiunto l’accordo e il progetto fu abbandonato.
Recentemente, come detto, è stato il priore di Santo Spirito, Padre Giuseppe Pagano, a proporre la costruzione di una cancellata per chiudere il sagrato e le scale di fronte alla Basilica, esasperato da rifiuti, sporcizia e persone che urinano sui muri. «Il Comune? Finora non si è mostrato molto interessato alla vicenda», esclama sconsolato e arrabbiato il religioso nei confronti di Palazzo Vecchio. Comune che, tramite l’assessore alla sicurezza Andrea Vannucci, ha fatto sapere di avere a cuore la vicenda, ma di essere contrario alla chiusura’ tramite cancellata, chiusure che sono state escluse comunque dall’assessore Sacchi. Anche il prof. Sergio Givone, filosofo, ex assessore segue questa linea:  «Le case sono diventate fortezze, luoghi in cui ci si barrica dentro e non si partecipa alla vita comune. E’ vero, ci sono buone ragioni per chiudere la strada, una strada pericolosa, dove si vende droga. Ma chiudendo si spera forse che la droga non venga venduta? Figuriamoci. Lo spaccio si sposta altrove. E come conseguenza la città sarà sempre più chiusa. L’individualismo, coltivato nel proprio orticello, porta violenza, conflitto, mentre stare insieme, nella piazza, porta alla solidarietà e perlomeno a sopportarci».
Mentre il soprintendente Andrea Pessina si dice contrario all’ipotesi cancellata per Santo Spirito: «Noi ci esprimiamo sui progetti, ad oggi padre Pagano non è ancora venuto nel mio ufficio, ho dato la mia disponibilità ad incontrarlo. È evidente a tutti che il sagrato della chiesa di Santo Spirito è uno spazio estremamente ampio, sono curioso di vedere cosa ci verrà sottoposto. Mi auguro che non sia una cosa troppo invasiva perché noi siamo contrari a chiudere dietro una cancellata la chiesa».
Anche per San Lorenzo da tempo abbiamo chiesto l’istituzione di misure che evitino bivacchi e sedute sotto la facciata laterale della Basilica, proponendo il posizionamento di offendicoli, ovviamente non pericolosi, che impediscano alla gente di sedersi sul rilievo della parete laterale o il posizionamento di ringhiere che evitino di avvicinarsi alla stessa parete. Questo anche per la sicurezza degli stessi passanti, ricordando quanto successo a Santa Croce.
Finalmente abbiamo raggiunto un accordo con la Soprintendenza per il posizionamento di strumenti che non siano in contrasto con la sacralità, l’estetica e la storicità dei luoghi e nel contempo servano a dissuadere le tante persone indisciplinate che popolano le nostre piazze. In attesa che il sindaco e i suoi assessori si ricordino anche di San Lorenzo e includano la nostra Piazza nell’ordinanza che pone opportuni divieti nella zona Unesco. Non vogliamo cancellate, ma divieti e sanzioni appropriate contro i cialtroni e i maleducati. Con il buon senso e la collaborazione fra istituzioni si arriva, magari dopo un certo lasso di tempo, spesso troppo lungo, a superare ostacoli e a risolvere situazioni anche delicate. Con l’auspicio che non si tratti di una speranza vana, come avvenuto troppo spesso per il passato.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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