Coronavirus, ministro Boccia: «Ancora tutti a casa. Eppoi riaprire per fasce d’età»

Controlli della Polizia a Firenze

ROMA – Il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, intervistato da Maria Latella su La7, prima spara a zero sulle Regioni, affermando che da sole sarebbero crollate tutte (e prendendosi una secca e motivata risposta dall’assessore al bilancio della Lombardia, Davide Caparini, il quale ha invece accusato il governo d’incapacità e di esclusiva voglia di protagonismo a buon mercato), poi ha affermato che le misure anti-coronavirus in scadenza il 3 aprile saranno prorogate. Tempi lunghi, secondo lui, per la ripresa delle attività. E non basta: secondo l’esponente del governo sarebbe allo studio una riapertura per fasce d’età, cioè con gli anziani ancora tappati in casa. Su questo punto può innescarsi una forte polemica. Perchè il provvedimento, ancorchè fatto forse per tutelare i più deboli, sarebbe palesemente incostituzionale. Ci sono anziani e anziani. Così come, purtoppo, ci sono giovani più fragili. Fare di tutt’erba un fascio sarebbe pericoloso, oltre che costituzionalmente inaccettabile.

Ed ecco le parole di Boccia: «Le misure in scadenza il 3 aprile inevitabilmente saranno allungate. I tempi li deciderà, come è
sempre accaduto, il Consiglio dei Ministri sulla base di un’istruttoria che fa la comunita’ scientifica. Penso che in  questo momento parlare di riapertura sia inopportuno  irresponsabile. Tutti noi vogliamo tornare alla normalità, ma prima dobbiamo riaccendere un interruttore per volta. Voglio dirlo a chi dice di aver fretta (attacco a Matteo Renzi? ndr), prima mettiamo in sicurezza la sanità
e le terapie intensive triplicandole, poi lentamente, ripartendo da alcune attivita’ produttive, riaccendiamo un interruttore per
volta. Poi tocchera’ anche alla popolazione e non escludo che gli scaglioni anagrafici possano essere un metodo».

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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