Coronavirus, l’Anaao: «Diffusione per via aerea? Noi lo sapevamo». La beffa delle mascherine

ROMA – L’Associazione dei medici dirigenti, Anaao, fa sapere di essere stata a conoscenza che la diffusione del coronavirus può avvenire per via aerea. Il presidente, Costantino Troise, ai microfoni di Radio Cusano Campus, dichiara: «Noi sapevamo già che il coronavirus si diffonde anche per via aerea. In tutte le manovre nella sale di rianimazione in cui si produce aerosol, il contagio avviene anche per via aerea. Però la diffusione più frequente è quella attraverso le goccioline. La verità è che noi non sappiamo ancora tutto su questo virus».

Sui contagi, Troise spiega: «Abbiamo circa 10mila operatori sanitari contagiati e il numero delle morti tra i soldi medici ormai si avvicinano a 70. Credo che sia il record nel mondo. Mancavano le mascherine, mancavano i tamponi, il personale è stato obbligato a continuare a lavorare, anche se contagiato, solo perché ancora non aveva sintomi. Il numero di morti tra i medici ci dice che, soprattutto nelle prime fasi, sono stati mandati a curare i malati senza alcuna protezione, ma addirittura si è preteso per legge di abbassare le tutele, considerando le mascherine chirurgiche come presidi idonei per i medici, quando invece non lo sono».

«La situazione se sta migliorando, sta migliorando molto lentamente. La Protezione civile dice che ha distribuito 7 milioni di mascherine ffp2, ma molti ospedali denunciano ancora carenza di mascherine, guanti e altri dispositivi. In questa narrazione bellica l’ultima cosa a cui si pensa è tutelare la salute di chi sta al fronte. Se non si mettono a riparo gli operatori della sanità e tutti coloro che lavorano nel pubblico non riusciremo ad uscire da questa situazione».

La politica si interroga sulla sanità allo Stato?«Meglio tardi che mai. La politica è arrivata per ultima ad aprire la riflessione su questo. La domanda è se in questo Paese abbiamo troppo regionalismo, se i diritti fondamentali come quello della salute possano essere declinati in 21 modi diversi, se un cittadino siciliano abbia diritto alle stesse tutele di un cittadino del nord Italia. Le disuguaglianze sul piano della salute sono talmente grandi da mettere in discussione l’unità del Paese. Credo che questo episodio tragico della pandemia possa essere un’occasione per ridiscutere il modo in cui il diritto alla salute debba essere tutelato. Bisognerebbe ragionare se lo Stato debba riassumere ed esercitare i poteri di sanità oggi attribuito alle regioni». Infine, la questione dei giovani medici. “Il problema non è il numero di coloro che entrano negli studi di medicina che è abbastanza alto, il problema è il passaggio dalla laurea alla specializzazione che ha una strettoia micidiale che nessun governo vuole forzare. Abbiamo bisogno di più specialisti perché molti medici andranno in pensione. Chiediamo al governo di pensare al futuro del sistema assicurando un ricambio generazionale urgente e necessario, altrimenti ci ritroveremo tra qualche anno con molti posti letto e pochi specialisti» .

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Ernesto Giusti


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