Polemiche e tanti aspetti da chiarire

Silvia Romano: «Rispettate questo momento». Ipotesi di una guerra di spie sulla sua liberazione

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

Silvia Romano a casa, a Milano (Foto ANSA)

MILANO – Silvia Romano, la cooperante milanese di 24 anni rapita in Kenya nel 2018 e liberata due giorni fa, è arrivata a casa sua in via Casoretto a Milano. Con lei ci sono la mamma e la sorella. «Rispettate questo momento»: sono le uniche parole pronunciate da Silvia Romano al suo rientro a casa a Milano dopo 18 mesi di prigionia, rispondendo a chi le domandava se tornerà in Kenya. Le polemiche sulla sua liberazione sono molte: per esempio anche il fatto che il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, non avrebbe avvisato in tempo il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, e che entrambi siano andati a Ciampino per rubarsi la scena, quando invece il governo avrebbe fatto sicuramente migliore figura tenendo un profilo basso, soprattutto dopo la notizi del riscatto pagato. Cheha provocato anche un esposto del Codacons alla Corte dei Conti.

GIUBBOTTO TURCO – Ci potrebbe essere una guerra sotterranea di spie nella liberazione di Silvia Romano? Il giubbotto antiproiettile con impressa la Mezzaluna e la stella, simboli della bandiera turca, che indossa la ragazza nella foto scattata subito dopo la sua liberazione, è una fake? La foto è stata taroccata? E chi, e perché, avrebbe contraffatto l’immagine della cooperante italiana appena liberata? Per cercare di venire a capo del rompicapo d’intelligence occorre partire dall’immagine che sta facendo il giro del mondo e dei social e che mostra la ragazza a bordo di un veicolo del Mit, l’intelligence turca: lo scatto è stato diffuso dall’Agenzia di stampa turca Anadolu. Si tratta, dunque, di un documento diffuso ufficialmente da Ankara, come se la Turchia volesse dimostrare che il successo per la liberazione fosse solo suo e non come ha subito riconosciuto il Servizio italiano all’Adnkronos nei momenti caldissimi della liberazione, frutto della collaborazione a tre, Aise, spie turche e spie somale.

INTELLIGENCE ITALIANA – Non a caso, in queste ore i media turchi sono pieni di servizi sulla liberazione di Silvia Romano, dunque anche in questo caso l’intenzione evidente è che Ankara vuole far passare l’idea che il ruolo dei suoi servizi segreti sia stato decisivo nel successo della missione. L’intelligence italiana, in risposta a questa guerra mediatica ha fatto trapelare che Silvia Romano è stata recuperata dai servizi segreti italiani con quello stesso giubbetto, e che si tratta di dotazione militare assolutamente italiana. Ma perché creare un fake e mostrarlo in mondovisione? Si tratta di una banale burla da social, oppure dietro al falso si cela una guerra più sottile di cui in queste ore si cominciano a vedere le prime scintille? Secondo alcuni esperti il fatto che la Turchia tiri molto le fila sia in Libia che in Somalia, non è da escludere, dunque, che il favore fatto dai turchi all’Italia nella liberazione della ragazza (se è vero che la loro collaborazione è stata determinante) possa aver già portato i turchi stessi a chiedere indietro ciò che considerano il prezzo da pagare. L’immagine di Silvia Romano con il giubbotto taroccato, secondo queste tesi tutta da dimostrare, perciò potrebbe essere un chiaro segnale all’Italia, una richiesta, come scrivono alcuni giornali, di un via libera per Ankara nella sua difesa di Tripoli e del premier
al Sarraj. Potrebbe essere quello il teatro in cui si intrecceranno le conseguenze, imprevedibili, degli ”accordi” fra l’Italia ed Erdogan
per la liberazione della ragazza.

BERTOLASO – E’ polemica anche su chi ha inviato Silvia Romano in Africa senza adeguata protezione. «I cooperanti italiani devono andare con organizzazioni serie e strutturate, che mai manderebbero ragazzi allo sbaraglio. Facciamo un’analisi seria su quelle organizzazioni che mandano questi ragazzi in situazioni a rischio». Lo ha detto Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, intervenendo a Quarta Repubblica.

PROCURA – La Procura di Roma, che indaga sul rapimento della volontaria Silvia Romano, che ha confermato di essersi convertita all’Islam e di chiamarsi Aisha, è in attesa di una risposta dalle autorità somale alle quali è stata inviata una rogatoria per sollecitare la collaborazione nelle indagini. La rogatoria servirà a fare luce sulla prigionia della Romano, durata 18 mesi, e che ha visto la ragazza spostata in quattro covi, tutti in villaggi e raggiunti a piedi.

DIARIO – E’ rimasto nelle mani dei rapitori il diario su cui Silvia Romano descriveva i giorni della sua prigionia in Somalia. In base agli elementi forniti dalla giovane nel corso del colloquio con gli inquirenti, durato oltre 4 ore, la ragazza e’ stata tenuta in ostaggio sempre dallo stesso gruppo terroristico islamista Al Shabaab dopo essere stata ceduta dal commando armato formato da otto persone che l’aveva prelevata in un centro commerciale in Kenia nel novembre del 2018.

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Ernesto Giusti

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