calcio, ripresa attività: Milan, Inter, Napoli e Roma contro il ritiro, contestato il protocollo del Cts

ROMA – Il ministro Spadafora, prodigo di annunci e anticipazioni, non ne ha azzeccata una, così come gli esperti governativi che hanno buttato giù il protocollo per la ripresa delle attività sportive, contestato dal mondo del calcio, che lo ritiene inapplicabile. Giocatori e allenatori contro il ritiro, i club contro l’organizzazione del suddetto ritiro, i medici contro la responsabilità civile e penale che cadrebbe su di loro in caso di positività al coronavirus.

Nel mirino il protocollo del Comitato tecnico scientifico, considerato troppo stringente. «Speriamo ci siano margini per modificarlo», la voce comune. Venerdì alle 12 Dal Pino e De Siervo, presidente e ad della Lega, parleranno con Gravina e Brunelli della Figc, in una riunione allargata a Casasco in qualità di consigliere indipendente di via Rosellini e al dottor Nanni del Bologna. «L’obiettivo è trovare soluzioni praticabili nell’applicazione delle istruzioni ricevute e individuare insieme ai ministri della Salute (Speranza), dello Sport (Spadafora) e al Cts un protocollo condiviso», fa sapere la Lega.

I club a larga maggioranza vogliono evitare il ritiro ma per motivi logistici, legati prima di tutto alla difficoltà di poter reperire in fretta un albergo a uso esclusivo, sanificato ogni giorno. Milan, Inter, Napoli e Roma hanno già fatto sapere che lunedì non cominceranno con i collettivi. Anche Torino, Verona, Brescia e le due genovesi sarebbero sulla stessa posizione. La Juve è pronta ma in posizione di attesa, così come Fiorentina e Atalanta che vogliono capire cosa succede. La Lega, inoltre, rivendica una centralità nella trattativa perché è chiaro che il protocollo, gestito dalla Figc con il Cts, sia passato sopra le loro teste. E sopra quelle dei medici. Che protestano sia per la responsabilità civile e penale in caso di nuove positività, sia per la difficoltà di reperire i tamponi,

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