Sparito dalla casa di Orgosolo

Graziano Mesina condannato in Cassazione. Ma è di nuovo in fuga: anche a 78 anni

di Sandro Bennucci - - Approfondimento, Cronaca, Politica, Primo piano

L’arresto di Graziano Mesina, nel 1968. A catturarlo furono gli agenti della Polizia stradale

CAGLIARI – Si è nascosto sulle montagne? E’ arrivata la nuova condanna, in Cassazione, per Graziano Mesina, 78 anni, ex primula rossa del banditismo sardo. I giudici hanno confermato i 30 anni di carcere per l’Orgolese, imputato di traffico di droga, ma quando i carabinieri, ieri sera 2 luglio, sono andati a notificare la decisione e accompagnare Mesina in carcere, non lo hanno trovato nella sua casa di Orgosolo. Naturalmente non mi meraviglio. Grazianeddu è stato un personaggio, un bandito vero. Perfino una sorta si simbolo sardo, ovviamente in negativo. Nella stagione sportiva 1969-70, quando il Cagliari di Gigi Riva vinse lo scudetto, ogni settimana compariva una sia vignetta sul Guerin Sportivo del grande Gianni Brera. I disegnatori lo ritraevano  con lo stesso bonmber, Giggirriva detto Rombo di tuono, con l’allora allenatore del Cagliari, Manlio Scopigno, con il presidente cagliaritano Andrea Arrica. Nel 2004, quando il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli concesse la grazia insieme al ministro della giustizia del periodo, il leghista Castelli, tutta l’Italia pensò a Mesina come a un ex bandito, uno che poteva addirittura fare da guida ai turisti nei sentieri di quelle montagne che avevano visto le sue gesta di bandito. Invece, qualche tempo dopo, venne indagato per droga. Ossia il reato per il quale ha preso 30 anni dalla Cassazione. Morale? Lui è di nuovo latitrante. A 78 anni. E’ considerato a capo di una banda dedita al traffico internazionale di droga, si sarebbe reso irreperibile già prima che arrivasse ieri sera la conferma del rigetto, da parte della Cassazione, del ricorso dei suoi avvocati contro la condanna a 30 anni. Mesina avrebbe lasciato la sua casa di Orgosolo ore prima che la Cassazione si pronunciasse e ora è ufficialmente ricercato.

Graziano Mesina

LE FUGHE – Mesina è considerato un maestro della fuga. Nella sua vita criminale, infatti, di evasioni, alcune rocambolesche, ne ha totalizzate ben ventidue, dieci delle quali andate a buon fine. La prima volta Grazianeddu, nato nel 1942, finì in carcere ad appena 14 anni con l’accusa di porto abusivo di armi, ma dietro le sbarre non rimase molto. Riuscì, infatti, ad evadere poco dopo forzando la camera di sicurezza per poi dileguarsi sulle montagne di Orgosolo. Nel 1962 ancora una fuga, stavolta mentre veniva trasferito dal penitenziario di Sassari. Mesina riuscì a liberarsi delle manette e, nel momento in cui il treno su cui viaggiava giunse nei pressi della stazione di Macomer, si lanciò per poi tentare di far perdere le sue tracce, ma venne preso immediatamente. La terza fuga si verificò lo stesso anno. In quel caso Grazianeddu era ricoverato nel carcere di Nuoro, quando all’improvviso riuscì a scavalcare il davanzale di una finestra per poi calarsi attraverso un grosso tubo dell’acqua all’interno del quale rimase nascosto per tre giorni prima di sparire. Poco tempo dopo, ancora un arresto e ancora un’evasione. Mesina, detenuto nel carcere San Sebastiano di Sassari, riuscì a calarsi dal muro di cinta della sua cella per poi dileguarsi, riuscendo a rimanere un uomo libero fino al 1968. Nove anni più tardi nuova fuga. Mesina era rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Lecce, quando riuscì misteriosamente a fuggire senza lasciare tracce per un anno. Arrestato nuovamente e imprigionato nel carcere di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, ancora una volta riuscì nell’impresa di darsi alla fuga.

LA GRAZIA – Nel 1984, poi, dopo essere stato di nuovo arrestato, ottenne un permesso di tre giorni per andare a far visita alla madre a Orgosolo, ma ne approfittò per fuggire a Milano e poi a Vigevano, dopo venne braccato dai carabinieri. Dopo molte altre fughe, soprattutto tentate,  l’ex primula rossa del banditismo sardo venne arrestato definitivamente nel 1993, e stavolta dietro le sbarre rimase fino al 2004, anno in cui ottenne la grazia. Nel 2013, poi, il nuovo arresto per traffico di droga. «Mesina? La mia più grande delusione». E’ la reazione immediata dell’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, alla notizia della ennesima condanna e fuga di Graziano Mesina, il bandito sardo che beneficiò del provvedimento di grazia, firmato dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e controfirmato dal guardasigilli nel 2004, uscendo dopo 40 anni dal carcere di Voghera in cui doveva scontare l’ergastolo e tornando nella sua Orgosolo. Oggi condannato definitivamente a 30 anni di reclusione per droga dalla Corte di Cassazione, figurando di nuovo nell’elenco del latitanti. «Davvero, se ripercorro tutta la mia attività al ministero della
Giustizia, posso affermare che oggi questa notizia è la mia più grande delusione – ribadisce Castelli, storico esponente della Lega Nord, guardasigilli dal 2001 al 2006 nel governo guidato da Silvio Berlusconi – Sembrava che la sua storia criminale fosse definitivamente chiusa, sembrava che si fosse messo sulla retta via. Ricordo anche che gli parlai direttamente e gli dissi, mi raccomando, ora non deludermi e non tradire la fiducia del Presidente della
Repubblica. E lui mi rispose: tranquillo!’…».

DORI GHEZZI – «Mesina si è dato alla fuga? Dimostra di avere una certa abilità, se riesce ogni volta a farlo tanto di
cappello. Non è mio compito dare un giudizio, non voglio arrivare a dire che a questo punto sia anche ammirevole, però ecco, vuol dire che qualche qualità ce l’ha. Peccato che nella vita, a volte, queste qualità vengono utilizzate male, si sprecano, mentre potrebbero decisamente essere usate in maniera migliore». Ad affermarlo all’Adnkronos è Dori
Ghezzi, commentando la notizia della fuga del bandito sardo Graziano Mesina, irreperibile dal momento in cui la sentenza di condanna è divenuta definitiva. Ricordando il sequestro di cui fu vittima con il compagno Fabrizio De
André, la Ghezzi aggiunge: «Ormai sono lontanissima da quel ricordo, e anche in questo caso non è mio compito dare un giudizio sulla vicenda. Quello che posso dire è che Mesina non so dove sia, non vi posso aiutare»

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Sandro Bennucci

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