Santa Sofia moschea, vicario Anatolia: «Condivido dolore del Papa. Erdogan faccia aprire nuove cappelle cristiane»

Santa Sofia a Istanbul (Foto ANSA)

ROMA – Rimbalzano nel mondo, gli echi della scelta della Turchia di far tornare moschea l’antica cattedrale cristiano ortodossa Santa Sofia, a Istanbul. Soprattutto dopo il dolore manifestato da Papa Francesco. «Dolore condiviso» con quello del Papa edegli altri leader cristiani, come il patriarca ecumenico Bartolomeo, e di altre istituzioni che in questi giorni si sono espresse in modo chiaro sulla riconversione della Basilica di Santa Sofia a Istanbul in moschea. Lo sottolinea monsignor Paolo Bizzeti, vicario apostolico dell’Anatolia.

«Circa il 70% della popolazione turca, secondo gli ultimi sondaggi – dice monsignor Bizzeti – ha approvato questa decisione del presidente Erdogan, un dato di cui bisogna tenere conto. Non è stato un colpo di testa del presidente. Nel suo discorso, Erdogan ha ribadito che il luogo sarà aperto a tutti e non si pagherà più il biglietto d’ingresso. Sarà da vedere come verrà allestito e se è previsto uno spazio dinanzi ai mosaici dell’antica cattedrale bizantina».

I riferimenti alla fede e alla preghiera fatti da Erdogan nel suo discorso, aggiunge il vicario dell’Anatolia, «mi fanno sperare che possa venire concessa la possibilità di pregare ai profughi cristiani, permettendo anche di aprire cappelle nel territorio turco. Da uomo di fede e di religione qual è, il presidente potrebbe concedere questa possibilità ai cristiani che non abitano a Istanbul, dove invece ci sono molte chiese. In altri luoghi non c’è nemmeno una piccola cappella dove radunarsi e pregare».

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Ernesto Giusti


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