Si teme un buco nell'acqua

Immigrazione: Commissione Ue presenta la sua proposta, freno agli arrivi, controllo dei confini, solidarietà fra gli Stati membri

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

ANSA/GIUSEPPE LAMI

BRUXELLES – Arriva finalmente il giorno della presentazione del progetto Ue in tema di politiche migratorie. Ma temiamo che le grandi aspettative del governo giallorosso per un aiuto concreto dell’Europa siano destinate a naufragare. L’esecutivo comunitario proporrà un assetto a tre pilastri.

II primo riguarda la dimensione esterna. Più di prima, l’Europa vuole frenare l’emigrazione verso l’Unione europea, collaborando con i paesi di partenza. II secondo si basa su un rafforzamento del controllo dei confini, dopo che una riforma di Frontex permette già ora all’agenzia di assumere propri doganieri. II terzo pilastro riguarda la solidarietà tra i paesi in modo da superare, almeno nella pratica, il principio secondo cui il paese di primo sbarco è responsabile di dare asilo al rifugiato. È l’aspetto più delicato, quello che ha creato profonde divisioni nel 2015 quando il Consiglio approvò alla maggioranza l’idea del ricollocamento obbligatorio, provocando le proteste di alcuni paesi dell’Est.

Secondo la proposta, un qualsiasi paese membro potrà attivare una richiesta di maggiore solidarietà. Tre le fattispecie: una crisi migratoria, simile a quella del 20152016 provocata dalla guerra civile in Siria; una emergenza nei salvataggi in mare; e difficoltà nel gestire i flussi migratori.

Tutti gli Stati Ue dovranno mostrare solidarietà verso i Paesi sotto pressione: potranno farlo o con i ricollocamenti, o con i rimpatri sponsorizzati. Sono queste le due componenti fondamentali del meccanismo di solidarietà obbligatorio, hanno sottolineato i commissari. Con «i rimpatri sponsorizzati gli Stati dovranno rimpatriare – entro otto mesi – una quota di migranti dal Paese di primo ingresso. Se entro otto mesi non saranno effettuati tutti i rimpatri, lo Stato partner accoglierà sul suo territorio quanti restano da allontanare. Il meccanismo permette contributi anche col rafforzamento delle capacità, come ad esempio la costruzione di centri di accoglienza».

Ma una versione meno ottimistica viene offerta dal vicepresidente della Commissione: «Tutti gli Stati Ue non accetteranno mai i ricollocamenti obbligatori, questo lo sappiamo. La sponsorship per i rimpatri è un’alternativa valida al ricollocamento, per assicurare che lo Stato membro sotto pressione venga alleggerito dello stesso numero di persone che verrebbero ricollocate», dice il vicepresidente della Commissione Europea Margaritis Schinas, in conferenza stampa a Bruxelles. Infatti il piano non prevede condizioni per obbligare all’accoglienza lo Stato recalcitrante.

Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte, hanno proseguito. Inoltre, non ci saranno più soluzioni ad hoc ad ogni sbarco, perché ci saranno indicazioni precise e prefissate, sulla base della valutazione della Commissione europea.

Per il migrante che entra illegalmente nell’Ue ci saranno due strade: un iter standard per la richiesta di asilo, o una ‘procedura di frontiera’, veloce, ha precisato Johansson. La “procedura di frontiera” salvaguarda il diritto alla richiesta di asilo, ma in caso di risposta negativa accelera i tempi di rimpatrio, perché la decisione dovrà essere accompagnata da quella sul rimpatrio. Il Paese avrà 12 settimane per attuare la procedura veloce. Se non rispetterà i tempi, il caso seguirà l’iter standard. Saranno sottoposti alla ‘procedura di frontiera’ i migranti con nazionalità che hanno livelli bassi di concessione dell’asilo, come ad esempio marocchini o tunisini.

“Attualmente – ha aggiunto la commissaria svedese – l’Ue ha accordi di riammissione con 24 Paesi, alcuni funzionano, altri meno. Rafforzeremo i negoziati su questo, ma intendo anche usare per la prima volta la normativa entrata in vigore a febbraio sui visti: saranno preparate relazioni annuali per i Paesi terzi in cui sarà valutato il livello di cooperazione sulle riammissioni. E questo potrà avere un effetto positivo o negativo sulla politica dei visti dell’Unione europea verso quei Paesi”. Per rendere più efficace la politica dei rimpatri nominerà un “coordinatore dei rimpatri” che lavorerà col “network degli esperti sui rimpatri degli Stati membri”.

Ottime intenzioni, ma dubitiamo che l’Europa, che finora non è riuscita a definire una politica utile ed efficace nei confronti del fenomeno epocale dell’immigrazione, faccia passi concreti che consentano all’Italia e alla Grecia di essere sgravate dal peso economico, politico e sociale di un’immigrazione incontrollata, dall’arrivo di centinaia di migliaia di clandestini, migranti economici, che non hanno diritto di ottenere la protezione internazionale, e perciò dovrebbero essere rispediti al mittente. Anche l’illuminato sistema dei rimpatri obbligatori sponsorizzati significa soltanto che il Paese d’origine del migrante irregolare dovrà riprenderselo dietro pagamento di un generoso contributo da parte della ue. Ma siamo sicuri che dopo qualche giorno i migranti rimpatriati torneranno, a bordo delle navi Ong, nei porti italiani o greci e la storia si ripeterà all’infinito. Noi italiani abbiamo concreta esperienza in proposito, molti comuni davano un contributo ai rom per tornare in patria. Incassato il contributo questi soggetti facevano una visita ai parenti nel Paese d’origine e poi tornavano in Italia. Come si dice becchi e bastonati, e con i migranti succederà sicuramente lo stesso. L’unica azione utile sarebbe il controllo alle frontiere esterne dell’Unione, possibile forse alle frontiere terrestri, ma quasi impossibile per la frontiera del Mediterraneo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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