Le parole forti di Papa Francesco

Fratelli Tutti: Papa Francesco, la proprietà è un diritto secondario

Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli Tutti, firmata ad Assisi,  definisce il diritto di proprietà come un diritto secondario, sul quale prevalgono altri diritti primari, quali ad esempio – si potrebbe intendere, interpretando in modo estensivo il pensiero di Francesco – anche quello di acquisire con la forza immobili dove abitare, sottraendoli ai legittimi proprietari.

Questo il testo dell’enciclica papale, già contestata da molti ambienti cattolici tradizionalisti:

120 «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale», è un diritto naturale, originario e prioritario. Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, «non devono quindi intralciare, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione», come affermava San Paolo VI. Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società. Accade però frequentemente che i diritti secondari si pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza pratica.

121. Nessuno dunque può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità. I confini e le frontiere degli Stati non possono impedire che questo si realizzi. Così come è inaccettabile che una persona abbia meno diritti per il fatto di essere donna, è altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza già di per sé determini minori opportunità di vita degna e di sviluppo.

E’ quanto scrive Papa Francesco nella sua Enciclica “Fratelli tutti”, invitando chi è molto ricco a condividere le proprie ricchezze perché la “proprietà privata si può considerare come un diritto secondario”. Il ragionamento del Papa si pone a livello elevato. Il Pontefice ragiona, come naturale, su un piano mondiale e ideale, sulla scia di quanto predicato dal poverello di Assisi, ma ciò non toglie che un’analisi dei principi del diritto e della giurisprudenza in Italia non  conforti pienamente queste posibili interpretazioni del dettato papale.

COSTITUZIONE – Partiamo dalla Costituzione, che afferma senza dubbio il principio della funzione sociale della proprietà privata, ma pone severi limiti alla sua limitazione, possibile solo nei casi previsti dalla legge.

ART. 42 Costituzione – La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale.

Questo articolo, dedicato alla proprietà, dopo aver riconosciuto l’esistenza di due tipologie di proprietà, quella pubblica e quella privata, concentra l’attenzione su quest’ultima. La proprietà privata è “riconosciuta e garantita dalla legge”, ma l’interesse privato è subordinato all’interesse della collettività: lo Stato può infatti decidere la destinazione a uso pubblico di un bene privato attraverso l’espropriazione, alla quale corrisponde un indennizzo, cioè il versamento di una somma di denaro che compensa il proprietario della perdita del bene.

CASSAZIONE – La Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi sulla questione di un’occupazione abusiva troppo prolungata, che riguardava proprio la città di Firenze. In tale occasione la Suprema Corte così argomenta: «La politica di welfare per garantire il diritto ad una casa non può compiersi a spese dei privati cittadini, i quali già sostengono un non lieve carico tributario, specie sugli immobili, per alimentare, attraverso la fiscalità generale, la spesa per lo stato sociale». La sentenza 24198 depositata, guarda caso, il 4 ottobre 2018, si riferisce all’occupazione abusiva di 50 appartamenti, 32 in un lotto a Firenze in Via del Romito, e 18 in un lotto a Sesto Fiorentino in Via Primo Maggio. Tra il dicembre 1993 e il maggio 1994, i due stabili vennero occupati da attivisti del Movimento per la casa. Nonostante la Procura fiorentina in breve avesse dato l’ordine di sgombero, il Prefetto e il Questore dell’epoca rinviarono per sei anni l’intervento «per evitare disordini e tutelare l’ordine pubblico».

INTERNO – Il Ministero dell’Interno è intervenuto quindi con una circolare, datata 1 settembre 2018, per far sì che gli sgomberi di edifici occupati abusivamente non fossero procrastinati all’infinito, seguendo la pronuncia della Cassazione citata. Nella direttiva viene affermato  come il diritto di proprietà “receda limitatamente ed esclusivamente a fronte di quelle situazioni che possono pregiudicare l’esercizio da parte degli occupanti degli impellenti e irrinunciabili bisogni primari per la loro esistenza, collegati a una particolare condizione di vulnerabilità”. Successivamente agli sgomberi, sarà compito degli Enti preposti individuare le soluzioni che permettano percorsi di inclusione sociale, anche in condivisione con le Regioni.

Nel novero dei molteplici interessi in gioco, dunque, il Viminale comprende la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, così come richiamato dalle pronunce di condanna dello stesso Ministero, come ostativa alla tolleranza di occupazioni abusive che, nel lungo periodo, possono determinare situazioni di pericolo.

L’enciclica papale rischia però d’interferire con questi principi e potrebbe essere intesa, sicuramente a torto, dai centri sociali, antagonisti, gruppi di persone non in grado di provvedere a sé stesse, come legittimazione ad occupare abusivamente gli immobili, senza attendere che lo Stato, le Regioni e i Comuni, ai quali spetta il compito d’intervenire,  forniscano alloggi sociali a chi ne ha diritto (e non a chi si arroga il diritto di agire con la forza).

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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