Il disastro delle politiche giallorosse

Il lavoro e l’economia in grave pericolo a causa del Covid, il Governo non ha saputo porre rimedio

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

ANSA/ALEKSANDAR PLAVEVSKI

La crisi sanitaria da Covid-19 in Italia si è tradotta in più di 500mila posti di lavoro persi e un boom di domande di disoccupazione nel primo semestre dell’anno, +12% rispetto ai numeri registrati nel 2019. Sono alcuni dei numeri contenuti nel rapporto annuale Inps presentato questa mattina alla Camera dal presidente dell’Istituto Pasquale Tridico. Che confermano l’incapacità sua e del governo di porre rimedio a una situazione devastante, che sta provocando rivolte e proteste in tutt’Italia. Nel silenzio di chi dovrebbe intervenire dall’alto del Colle per tutelare la popolazione e la democrazia. Ma ci sta riflettendo.

Secondo la relazione Inps, tra febbraio e giugno a causa della pandemia il Paese ha perso più 400mila occupati dipendenti e quasi 100 indipendenti. Una flessione che ha riguardato soprattutto i rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre più contenuta è stata quella degli indeterminati alla luce degli effetti dei provvedimenti normativi adottati come il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione. Nel complesso la variazione tendenziale tra giugno 2019 e giugno 2020 è stata di 815 mila rapporti di lavoro in meno.

Numeri che si sono riversati nelle domande di disoccupazione giunte all’Inps: a partire da marzo 2020 l’Istituto di previdenza ha registrato infatti un forte incremento dei beneficiari di Naspi – a giugno hanno superato il livello di 1,5 milioni – mentre complessivamente nel primo semestre di quest’anno sono state presentate poco più di 864 mila domande.

Numeri record anche per la cassa integrazione a partire da marzo. In totale i lavoratori coperti sono stati 6,5 milioni. Secondo i dati del Rapporto annuale dell’Inps, da marzo ad agosto 2020, le ore autorizzate con causale specifica Covid-19 sono state 2,8 miliardi, di cui 1,4 miliardi per cassa integrazione ordinaria, 887 milioni per assegni ordinari dei fondi di solidarietà e 548 milioni per la cassa in deroga, con un tiraggio per i mesi di marzo e aprile intorno al 60%. Traducendo le ore in lavoratori equivalenti a tempo pieno, nel momento del picco di aprile si possono stimare 5,5 milioni di lavoratori “mancanti”, che scendono a 2,4 nel mese di giugno. Nel periodo da marzo a giugno quasi 800 mila imprese hanno fatto ricorso a trattamenti di integrazione salariale. Dal punto di vista dei lavoratori, la perdita stipendiale è stata di circa il 22,5% nel primo bimestre e 17% nel secondo.

Nel rapporto Inps anche i numeri del Reddito di emergenza. Ad inizio settembre all’ente sono giunte 600 mila domande, di cui risultano accolte 285.234, con un tasso di accoglimento medio del 48,7%. Il 44% dei beneficiari del Rem è costituito da giovani con meno di 30 anni, il 18% da cittadini extracomunitari. Una larga parte dei percettori del Rem, ha rilevato la relazione annuale, sono nuclei familiari che avevano già presentato la domanda di reddito di cittadinanza, ma che avevano visto la domanda respinta per ragione di reddito.

Il reddito di cittadinanza invece, il cavallo di battaglia dei grillini, che ha premiato molti che non ne avevano diritto o  non lo meritavano, è stato chiesto da oltre 2 milioni di nuclei familiari: 1.153.926 le domande accolte, con un tasso di accettazione pari al 56,5%. Ovviamente più della metà dei nuclei richiedenti si trovano nel Mezzogiorno, bacino di voti del M5S nelle ultime elezioni e da sempre abituato all’assistenzialismo, con oltre un milione e 300mila domande e un tasso di accoglimento superiore di oltre il 10% rispetto alle regioni settentrionali. Considerando reddito e pensione di cittadinanza il totale dei nuclei beneficiari è invece di 1.327.888 per più di 3,1 milioni di persone coinvolte e un importo medio di 526 euro.

Il rapporto calcola che al 31 dicembre 2019 in Italia c’erano poco più di 16 milioni di pensionati (quasi 15,5 milioni pensionati Inps) che percepiscono in media un assegno mensile di 1.563,79 euro. Più di un terzo però ha redditi da pensione inferiore ai mille euro. In 229 mila hanno fatto domanda di pensione con quota 100. Al 31 dicembre 2019 sono pervenute all’Inps, infatti, circa 75mila domande relative al settore pubblico e 154mila al settore privato. Il 66% delle richieste, pari 150.253 sono state accolte – età media 63,8 anni – mentre il 23% è ancora in lavorazione e l’11% respinte.

«All’impegno che ordinariamente raggiunge circa 43 milioni di individui/utenti, si è aggiunto l’impegno straordinario per fronteggiare l’emergenza sanitaria, che ha dato servizi in pochi mesi a oltre 14 milioni di soggetti per una spesa, ad oggi, di 26,2 miliardi di euro», ha dichiarato il presidente Pasquale Tridico. L’impegno dell’Istituto nell’erogazione dei diversi strumenti di sostegno all’economia «è stato enorme e oltre le aspettative. Questo, dato anche il contesto emergenziale cui nessuno era preparato, non ha potuto impedire che si verificassero criticità», ha aggiunto il presidente dell’Inps, in una rara confessione dell’ inefficienza dell’azione dell’Istituto, che ha portato alla disperazione molti nuclei familiari, sostenuti solo dall’intervento di parenti e amici o dal sostegno dei datori di lavoro, che in gran parte hanno anticipato la Cassa integrazione, sopperendo alle inefficienze pubbliche.

Un quadro dunque tutt’altro che roseo, che ci dimostra come l’emergenza economica, messa in secondo piano da Conte e dai suoi 1.000 esperti, sia ancora lungi dall’essere superata e anzi potrebbe determinare ancora guasti rilevantissimi, speriamo non irreparabili, alla nostra società. Nel silenzio e nell’assenza d’intervento di chi dovrebbe provvedere.

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