Pensioni, il futuro dopo quota 100. L’Inps svela le sue proposte

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico ANSA / ETTORE FERRARI

Mentre Sindacati e Governo continuano il loro dibattito su come superare quota 100 ( con la quota 102, o una quota 100 con tagli sull’assegno) l’INPS scende in campo spiegando quali sono i quattro fronti fondamentali, come spiega nel rapporto annuale INPS sul Welfare degli Italiani:  «La parte del Rapporto dedicata alle pensioni affronta l’argomento in chiave storica, per prospettare possibili scenari futuri che consentano di superare alcune distorsioni del sistema attuale, come l’esistenza dello sbarramento per chi non raggiunge l’importo soglia, la penalizzazione a livello pensionistico dei lavoratori che hanno carriere discontinue, l’incidenza negativa dell’aumento della speranza di vita sul requisito di accesso al pensionamento non dipendente dall’età».

L’INPS continua fotografando il paese e spiega:  «La fotografia al 31/12/2109 mostra che i pensionati Inps erano a fine anno scorso 16.035.165. L’importo medio mensile delle pensioni era di 1.563 euro (1.864 per gli uomini e 1.336 per le donne), più alto in media al nord, 1.711 euro, rispetto al sud, 1.410 euro. Quasi il 34% dei pensionati aveva redditi pensionistici inferiori a 1.000 euro mensili; oltre il 21% percepiva redditi pensionistici mensili tra i 1.000 e i 1.500 euro, mentre il restante 45% aveva redditi pensionistici oltre i 1.500 euro mensili (con un 8% che superava i 3.000 euro)».

Sulla base di questi dati  l’INPS conclude che «si ravvisa la necessità di implementare maggiore flessibilità in uscita, e per farlo trova quattro pilastri principali a beneficio soprattutto di lavoratori usuranti e gravosi, accompagnata da una pensione di garanzia che vada a proteggere soprattutto chi ha carriere discontinue, rediti bassi, soprattutto di giovani che hanno iniziato le loro carriere lavorative nel sistema contributivo dal 1996».

Per i lavori usuranti e gravosi la soluzione potrebbe esser ancora una volta Ape Social, resa strutturale e un’uscita più generosa per i lavoratori precoci. Poi resta valida l’idea di una pensione di garanzia minima per coloro che non avranno contributi necessari per assegni decenti una volta in pensione (soprattutto giovani, ma anche chi ha avuto carriere discontinue). Infine resta attuale il tema delle Pensioni complementari da stimolare, anche attraverso l’offerta di strumenti di previdenza complementare da parte di soggetti pubblici, per allargare la base contributiva della previdenza complementare, oggi scelta principalmente da lavoratori con salari medio-alti e stabili.

Ancora una volta i futuri pensionati, i lavoratori che vorrebbero lasciare lavori pesanti e faticosi e lasciare il posto ai giovani, si trovano a dover esaminare progetti che cambiano ogni piè sospinto e che non offrono loro la certezza di poter programmare un futuro certo e tranquillo per godersi la vecchiaia, garantendo nel contempo il ricambio generazionale. ma da tempo i governi rossi, azzurri, giallorossi, gialloverdi sembrano aver come obiettivo la vessazione dei pensionati, taglieggiati dei loro assegni, o i lavoratori che aspirano alla pensione.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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