Le manifestazioni per covid-19

Tensioni sociali e manifestazioni violente, il punto del ministro Lamorgese

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Ricorderete che il ministro Lamorgese aveva a suo tempo lanciato un segnale di preoccupazione per le possibili, anzi probabili tensioni sociali derivanti dal disagio nel quale molti strati della popolazione si sarebbero trovati, molti ridotti quasi al limite della povertà.

In effetti ci sono state molte manifestazioni in molte città, alcune delle quali hanno assunto toni e gesti violenti, diretti soprattutto contro arredi urbani e contro le Forze dell’ordine (queste ultime soprattutto ad opera di estremisti di sinistra). Particolari devastazioni e scontri ci sono stati a Torino e Roma, incidenti a Firenze il 30 ottobre u.s. amplificati oltre misura, anche se inaccettabili. In quest’ultimo caso ricorderete che il sindaco Nardella e le sinistre avevano agitato il pericolo delle provocazioni e delle violenze di gruppi dell’estrema destra, salvo poi constatare che le violenze ci sono state, ma gli unici identificati per questi atti appartenevano, guarda caso, come sempre accade a Firenze, all’area degli antagonisti e dei centri sociali. Anche se il Presidente Rossi in passato ha sempre indicato alla pubblica opinione la necessità di lottare solo contro il pericolo fascioleghista. Per fortuna l’eccellente azione di prevenzione del Prefetto Lega, il buon senso delle categorie che avevano indetto la protesta e l’ottima organizzazione delle Forze dell’ordine hanno scongiurato il peggio.

Il bilancio tracciato dalla ministra indica finora 650 manifestazioni. Evidentemente Infiltrazioni criminali ed eversive a parte, il malcontento sociale per la crisi economica, indotta dall’emergenza Coronavirus continua ad agitare diversi gruppi sociali del Paese.

Dal 24 ottobre al 16 novembre, dati alla mano, «in Italia ci sono state circa 650 manifestazioni», ha fatto sapere ieri il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, intervenendo all’assemblea annuale dell’Anci. «E importante che le risorse stanziate arrivino immediatamente. I cittadini vogliono avere certezza di avere le risorse per poter dare da mangiare ai propri figli». Perciò, «è importante che ci sia una presenza incisiva da parte dello Stato, che non deve lasciare indietro nessuno». Altrimenti, avverte il ministro, «potrebbe esserci l’inserimento delle mafie, dell’usura».

Rispetto ai timori di nuove proteste violente, dopo quelle dei giorni scorsi a Napoli, Roma, Torino e altre città, il ministro comunica che «il Dipartimento di pubblica sicurezza e le prefetture stanno monitorando tutte le dinamiche dei contesti sociali, soprattutto quelle di alta urbanizzazione. L’attenzione è rivolta a scongiurare pericolose saldature tra un diffuso malcontento, comprensibile e generato da sacrifici dolorosi, e il tentativo di frange estreme e di gruppi criminali di mettere a rischio la tenuta dell’ordine pubblico».

In quest’ottica, la titolare del Viminale lancia un appello all’unità e assicura «un impegno da parte del ministero dell’Interno e mio personale, perché si possa fare ciò che è stato richiesto da più sindaci, poter utilizzare le risorse per procedere all’assunzione di personale nella polizia locale». Giusto, signora ministra, a patto che però poi le polizia locali non siano sguinzagliate in controlli di comportamenti di cittadini che magari sbagliano nell’interpretare le norme confuse e pasticciate diramate dal duo Speranza – Conte e si concentrino sulla verifica di quelle situazioni che veramente possono dar luogo a pericoli per la sicurezza, la salute e l’ordine pubblico. Occorre perciò che siano controllati assiduamente  assembramenti in luoghi specifici (i vigili urbani li conoscono perfettamente) e siano programmati più spesso interventi, in appoggio delle Forze dell’ordine, quando i Questori lo ritengono necessario e opportuno, nei confronti di quegli ospiti poco graditi che circolano e si assembrano nei nostri territori senza le precauzioni dovute o addirittura compiendo atti di patente illegalità, come lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione. Non è un mistero per nessuno che queste attività lucrose sono ormai nelle mani della criminalità organizzata africana, oltre che di quella nostrana, sempre più in minoranza, soprattutto in alcune zone del Paese.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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