Grandi manovre a Palazzo Chigi

Governo: ipotesi rimpasto (con Renzi e Zingaretti vicepremier). Cabina di regìa sul Recovery Plan

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Salute e benessere

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

ROMA – Giuseppe Conte scuote la testa, ma ormai nel governo si parla di rimpasto pilotato. Un cambio di squadra che dia slancio al governo ma non precipiti tutti in una crisi dagli esiti insondabili. Con un passo avanti, cioè un coinvolgimento più diretto, dei leader dei partiti di maggioranza. Ecco il progetto accarezzato da mesi da Matteo Renzi, con una parte maggioritaria del Pd e un pezzo di M5s. Potrebbe concretizzarsi entro l’Epifania, secondo i desiderata di Iv, o dopo l’emergenza, teorizza dal Pd Goffredo Bettini indicando un orizzonte che potrebbe essere quello della distribuzione del vaccino. Intanto prende corpo la cabina di regìa per il Recovery Plan. L’ipotesi è di affidarla a Palazzo Chigi, Mef e Sviluppo economico.

Ma partiamo dal rimpasto. Il premier Conte quella parola non ha mai voluto pronunciarla e si oppone a ipotesi come quella di farsi affiancare da due vicepremier (appunto Nicola Zingaretti e Matteo Renzi), come nella stagione M5s-Lega. Ma è chiaro che lo spettro di un cambio di squadra agita i suoi ministri. Le smentite, perciò, fioccano. Ma l’ipotesi esiste: se ne parlerà, nel governo, a valle del lavoro sul programma di legislatura e soprattutto sul Recovery plan.

Dal M5s, a difesa dei ministri, si erge Vito Crimi che parla di ipotesi fuori dalla realtà, ma tra le fila pentastellate c’è chi un rimpasto non lo esclude. Nel Pd Nicola Zingaretti nega di voler entrare nel governo e si mostra concentrato sull’emergenza Covid. Ma Bettini caldeggia una ripartenza del governo con la regia di Conte.

Conte preferisce concentrarsi sulla governance dei piani legati al Recovery e, dopo le tensioni legate a un’ipotesi di cabina di regia a Palazzo Chigi, propone una testa politica a tre: Conte-Gualtieri-Patuanelli, affiancati dal comitato interministeriale Ciae, e da sei manager che vigilerebbero sui sei cluster di progetti del Recovery, col potere di sostituirsi ai soggetti attuatori. Ad Enzo Amendola andrebbe il raccordo con l’Ue. Ma questa ipotesi è destinata a far discutere chi, nella maggioranza, vorrebbe limitare il ruolo di manager esterni.

Vertice in serata del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza e i ministri Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola sul Recovery plan. Nella riunione, presente il sottosegretario Riccardo Fraccaro, si è discussa la struttura di governance del Piano di rilancio e resilienza ma il dibattito, viene spiegato, è stato interlocutorio e il confronto è ancora aperto, a partire dal ruolo ipotizzato per i sei manager che dovrebbero gestire i sei “cluster” in cui si divide il piano. Una decisione dovrà essere presa nei prossimi giorni, per poi tradurre la norma che regolerà la struttura di governance in un emendamento alla manovra. Ma è destinato a proseguire il dibattito in maggioranza sulla cabina di regia e sul ruolo delle figure tecniche chiamate a verificare l’esecuzione del piano.

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Ernesto Giusti

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