Il comunicato del Consiglio dei ministri

Covid-19: nuovo DL emergenza prorogata al 30 aprile. Le varie misure, c’è anche l’area bianca

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica, Salute e benessere

Il ministro Roberto Speranza

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto legge con le misure per il contrasto al Covid. Il decreto proroga anche lo stato d’emergenza fino al 30 aprile, come anticipato dal ministro Roberto Speranza al Parlamento.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del Covid-19.

Si legge nella nota di palazzo Chigi al termine della riunione del Consiglio dei ministri. Il testo proroga, al 30 aprile 2021, il termine entro il quale potranno essere adottate o reiterate le misure finalizzate alla prevenzione del contagio ai sensi dei decreti-legge n. 19 e 33 del 2020. Il decreto conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Inoltre, dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:

Un nuovo decreto legge è stato approvato da parte del Consiglio dei Ministri, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, per far fronte all’emergenza Coronavirus in Italia. Tra le misure di contenimento del contagio, il divieto degli spostamenti e l’introduzione della cosiddetta “zona bianca”. Di seguito le regole già vigenti e le nuove restrizioni approvate.

Spostamenti tra regioni, quando sono consentiti

Il decreto legge del 14 gennaio, che ha introdotto ulteriori “disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19”, conferma fino al 15 febbraio 2021 il divieto degli spostamenti tra Regioni o Province autonome diverse, fatta eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.

Alla scadenza del Dpcm di dicembre e del decreto Natale, dunque, le restrizioni relative agli spostamenti sono state confermate e prorogare per un altro mese. Come accaduto nelle ultime settimane, tuttavia, sarà consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Spostamenti tra comuni e nei comuni: nuove restrizioni dal 16 gennaio al 5 marzo

Con il nuovo decreto Covid il Governo è intervenuto anche sugli spostamenti tra e nei Comuni. Nello specifico, dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale è consentito:

  • in zona gialla spostarsi all’interno della stessa Regione una volta al giorno verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5.00 e le ore 22.00, fino un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono;
  • in zona arancione e rossa spostarsi ma solo all’interno dello stesso Comune una volta al giorno verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5.00 e le ore 22.00, fino un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Fatto salvo per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti che rimangono consentiti.

Riguardo la mobilità limitata all’ambito territoriale comunale, va ricordato infatti che sono comunque consentiti (anche in zona arancione e rossa) gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.

Zona bianca fino al 5 marzo

Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2021 il Governo ha istituto con il nuovo decreto legge anche la cosiddetta “zona bianca“. Come accade per le zone rosse, arancioni e gialle, una regione per essere definita zona bianca deve presentare un determinato scenario di rischio. Nello specifico, in questa area si collocano le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, corrispondente ad un livello di rischio “basso” e una incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti.

In area “bianca” non si applicano le misure restrittive previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Nelle medesime aree possono comunque essere adottate, con DPCM, specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico.

Protocolli zona bianca: cosa si potrà fare e cosa no

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha subito precisato che, essendo la zona bianca un’area dove il livello di rischio epidemiologico è basso, è difficile che una o più Regioni italiane – considerato il numero dei contagi – possano rientrare in questo gruppo nel breve periodo.

protocolli, difatti, non sono stati ancora definiti dalle autorità, ma ciò che è certo è che alcuni obblighi rimarranno validi sempre, come l’uso delle mascherine all’aperto e nei luoghi chiusi e il distanziamento sociale. Si sta valutando, inoltre, il possibile allentamento di alcune restrizioni relative alle attività commerciali. Bar, ristoranti e luoghi di ristoro fino ad ora rimasti chiusi (con la possibilità del servizio a domicilio e/o asporto) potrebbero riaprire se la Regione diventa zona bianca. Ma non solo, lo stesso potrebbe valere per palestre, piscine e saloni di estetisti, anche questi rimasti chiusi nelle ultime settimane.

Novità importanti anche per quanto riguarda il coprifuoco. Nello specifico, il ministero della Salute starebbe valutando l’idea di far riaprire bar e ristoranti anche la sera in zona bianca. Ovviamente, riaprirebbero anche le scuole e la didattica in presenza andrebbe a sostituire (per tutte le classi e i gradi di istruzione) la dad.

Bar e ristoranti in zona gialla e arancione

Il nuovo decreto gennaio per le Regioni in zona gialla e arancione ha confermato invece le restrizioni relative a bar, ristoranti, pub, pasticcerie, gelaterie, tavole calde, enoteche, birrerie e servizi di ristoro in generale. Questi, infatti, continueranno ad essere chiusi al pubblico, mentre resta ferma la possibilità di asporto (ma sempre entro le ore 18.00) e quella del servizio a domicilio senza limiti di tempo.

Per i negozi, invece, la vendita al dettaglio è consentita se rientrano tra le attività di servizi essenziali e indispensabili (supermercati, farmacie, edicole etc.), ma sempre nel rispetto delle regole anti-contagio. Rimangono chiusi tutti gli altri.

Nuovo decreto gennaio, le palestre e le piscine continuano a rimanere chiuse in zona gialla e arancione

In zona arancione e gialla le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali rimangono sospese, fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza per le attività riabilitative o terapeutiche e per gli allenamenti degli atleti, professionisti e non professionisti, che devono partecipare a competizioni ed eventi riconosciuti di rilevanza nazionale.

È consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, dell’area gialla, per svolgere esclusivamente all’aperto l’attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate.

Lo stesso è consentito in zona arancione ma all’interno del proprio Comune. In assenza di tali strutture all’interno del proprio Comune di residenza rimane comunque consentito recarsi in quelli limitrofi per svolgere esclusivamente all’aperto l’attività sportiva di base, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida anti-Covid.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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