Brescia, malagiustizia: imprenditore fermato per errore di persona, liberato dopo qualche giorno

Ma spesso sbaglia mira

BRESCIA – Il Giornale racconta la drammatica esperienza vissuta da un imprenditore bresciano di 69 anni, fermato con le accuse di evasione fiscale, riciclaggio e indebite compensazioni, spedito in galera per 5 giorni per un errore macroscopico degli inquirenti, che non si sono curati di verificare con precisione i dati anagrafici. L’imprenditore è stato quindi incarcerato al posto di un suo omonimo. Questa è la nostra magistratura, che si autoproclama la più brava del mondo.

L’indagine riguardava un giro d’affari illecito di 270 milioni di euro. L’omonimo dell’imprenditore avrebbe sottoscritto un conto in Croazia dando poi delega ad altre teste di legno di prelevare, in contanti, cifre consistenti che, secondo l’accusa, deriverebbero da altrettanti proventi illeciti.  Per errore i dati anagrafici dell’imprenditore sono stati confusi con quelli della persona titolare del conto, suo omonimo. Tra i due  infatti, combaciavano la residenza ed il giorno di nascita ma non l’anno. E così il gip, che aveva firmato l’ordine di carcerazione, preso atto dell’errore, ha revocato la misura.

Un altro dei tanti errori giudiziari, dovuti a colpa grave degli inquirenti (come si può definire altrimenti il mancato controllo delle esatte generalità prima di decidere la carcerazione di un innocente incensurato?), che poteva sconvolgere la vita di un innocente e quella dei suoi familiari. La riprova del fatto che comunque finire negli ingranaggi perversi della giustizia si rivela spesso una micidiale minaccia anche per chi non ha commesso alcun illecito. Come si ripete da decenni e come ci chiede anche l’Unione Europea, la riforma della magistratura (e della responsabilità dei magistrati) è uno dei problemi più gravi da risolvere per la nostra democrazia. Che resta tuttora limitata dallo strapotere di questo potere incontrollato e incontrollabile.

 

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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