Le giustificazioni non molto fondate del ministro

Covid-19: Speranza spiega la sua politica sull’accogliente palcoscenico di Fazio

Il ministro Roberto Speranza (Fioto ANSA)

ROMA – Sul palcoscenico offerto da Fabio Fazio esplode lo Speranza -pensiero. Il contestato ministro di Leu, il ministro delle chiusure e dell’emergenza sanitaria ancora irrisolta dopo un anno, esterna e cerca di spiegare le sue decisioni e i suoi (a suo dire) successi.

Partendo ovviamente dall’ultimo cavallo di battaglia: i vaccini. «Ci sono 13 milioni di somministrazioni di vaccino che sono state fatte, da 3 settimane vediamo una curva che finalmente, grazie alle misure adottate a marzo, ha iniziato a dare un primo segno di piegatura».

Secondo successo, riapertura delle scuole. «Sulla riapertura di domani delle scuole siamo consapevoli che in queste riaperture c’e’ un elemento di rischio; e’ evidente che la riapertura delle scuole in presenza comporta un aumento dei movimenti; il Governo ha fatto una scelta che io difendo con forza e rivendichiamo nella nostra collegialita’, perche’ scelta in Consiglio dei Ministri tutti insieme. Grazie alle misure di marzo e nelle prime 2 settimane di aprile abbiamo accumulato un piccolissimo tesoretto, possiamo permetterci di dare un segnale a una leva essenziale della nostra societa’; abbiamo scelto di investire questo tesoretto sulla scuola, che ha pagato un prezzo altissimo in questi mesi. Mancano solo 2 mesi alla fine della scuola per la pausa estiva, e’ una scelta per provare ad avere 2 mesi in presenza e consentire ai nostri ragazzi il piacere di riassaporare il piacere di ricominciare ad andare a scuola in presenza, credo sia una causa giusta e una scelta giusta. Noi vogliamo fare tutto il possibile perche’ la ripartenza ci accompagni fino al mese di giugno e poi ripartire a settembre, ci auguriamo, con una situazione completamente diversa da quella di oggi grazie alla campagna d ivaccinazione. Abbiamo dato come input una priorita’ assoluta alle aziende sanitaria per la politica di testing nelle scuole, c’e’ una relazione in campo molto piu’ stretta tra scuola e servizio sanitario nazionale, abbiamo fatto un lavoro nei mesi scorsi grazie ai Prefetti per ridurre i momenti di picco, soprattutto quando si entra e quando si esce da scuola; tutti i dati che abbiamo ci dicono che dentro le aule non ci sono problematicita’ emergenziali, il punto e’ la quantita’ di movimenti che si sviluppa attorno alla scuola».

Terzo successo, i test salivari: «Sui test, salivari abbiamo raggiunto la cifra di circa 400.000 test al giorno,  un numero assolutamente significativo, li facciamo anche nelle scuole, abbiamo costruito un protocollo con le Regioni che indica una priorita’, cioe’ di fronte a una richiesta di test le Regioni e le Aziende Sanitarie sanno che bisogna dare priorita’ alle scuole. Se si interviene immediatamente si fa una cosa giusta. Utilizziamo i test disponibili e validati dalle autorita’ sanitarie, facciamo un uso molto significativo di test antigenici e molecolari, sui test salivari ci sono ancora sperimentazioni incorso, abbiamo bisogno ancora di ulteriori elementi per renderli golden standard».

Ma i successi finiscono qui e subito si passa ai problemi (tanti) irrisolti.

In primis le riaperture osteggiate da Speranza. «Negli ultimi mesi sono stato molto accusato di essere quello che ha sempre chiuso tutto, di essere ultrarigorista, io credo di esser stato sempre realista; l’Italia ha fatto una scelta, dopo il primo lockdown, di darsi un modello che prova a leggere lo stato epidemiologico di ciascun territorio e ponderare su questo le misure. L’Italia e’ stata quasi tutta rossa nella seconda meta’ di marzo e all’inizio di aprile, grazie a questo oggi ci sono le condizioni perche’ una parte significativa delle Regioni passi in arancione, e’ un modello che adegua le misure alla situazione epidemiologica. Nel mese di marzo e aprile abbiamo scelto di non avere fasce gialle, perche’ la variante inglese ha una maggiore capacita’ di diffusione; ora ci sono due effetti su cui puntiamo per la seconda meta’ della primavera: da un lato le misure che hanno piegato la curva, sono 3 settimane che l’RT ha un segno meno; poi c’e’ la leva della vaccinazione, la vera chiave pe rprovare a uscirne. Abbiamo bisogno di molta gradualita’, di molta attenzione, di non bruciare le tappe e vanificare il buon lavoro ei sacrifici fatti. Ogni chiusura comporta sacrifici sul piano personale, sono consapevole delle difficolta’ di tante attivita’ commerciali ed economiche, possiamo provare ora a capire come gestire questa fase e programmare settimane con meno limitazioni .Con grande prudenza e cautela, la vicenda della Sardegna dimostra questo».

Vaccinazioni, mancano le dosi:  «La ragione di fondo e’ che l’Europa non ha una produzione propria, autonoma e autosufficiente. I contratti fatti dall’UE oggi ci consentono questa accelerazione. Stiamo accelerando in maniera significativa. Sono fiducioso che gli ultimi numeri raggiunti, 300.000 somministrazioni al giorno negli ultimi 3giorni, sono solo l’inizio di una fase piu’ robusta che ci metta in condizioni di produrre risultati piu’ significativi. Non credo sia una questione di risparmio dell’UE; noi avremmo auspicato tempi molto piu’ rapidi e veloci. Rispetto a un certo racconto che tende a dire che abbiamo sbagliato a comprarli a livello europeo, io mi sento di affermare il contrario con grande forza, non credo che la soluzione sarebbe stata farci la guerra l’un contro l’altro. Forse i contratti potevano essere costruiti con maggior accortezza, forse in questo percorso la Commissione Europea poteva essere piu’ veloce. Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele sono stati oggettivamente piu’ veloci di tutti i Paesi dell’Unione Europea, questa e’ una verita’ con cui fare i conti e che deve spronarci a fare meglio, ma fare meglio non significare fare da soli. Nelle prossime settimane ci saranno ulteriori gare, continueremo a comprare insieme, dobbiamo far tesoro degli errori». E qui Speranza ammette sinceramente le defaillances del sistema, europeo e nazionale.

AstraZeneca. «Sicuramente e’ un vaccino efficace e sicuro, il Presidente del Consiglio Draghi, il Commissario Figliuolo, il Capo della Protezione Civile Curcio si sono vaccinati con AstraZeneca. E’ chiaro che con AstraZeneca c’e’ stato un problema di comunicazione, di cambio di linea, pero’ sono convinto che sia ancora un’arma importante di cui disponiamo; ora i principali Paesi europei hanno deciso di utilizzarlo con raccomandazione per persone sopra i 60 anni, a seguito di alcuni eventi rarissimi su persone, in modo particolare donne sotto i 60 anni, ma e’ un vaccino che funziona, che salva la vita, lo dimostra l’esempio della Gran Bretagna. Mi auguro che dopo tutte queste vicende che hanno attraversato anche l’opinione pubblica si possa dare maggior certezza e proseguire velocemente. E’ la vera arma per uscirne». Forse i parenti di coloro che sono morti dopo la vaccinazione non saranno proprio d’accordo con il fiducioso (una volta tanto) ministro.

Sulla differenza fra le Regioni nel vaccinare. «Anche questo tema merita massima attenzione, un tema che riguarda tutte le patologie, la qualita’ del nostro Servizio Sanitario Nazionale, una qualita’ che non e’ la stessa in ogni parte d’Italia. Le risorse del Recovery dovremo metterle anche su questo. In queste ore noi siamo al lavoro per supportare le Regioni a 360 gradi, il Commissario Straordinario Figliuolo sta facendo un giro in tutte le Regioni italiane. Quando parti dagl anziani, non sono nella stessa misura in tutte le Regioni, questo e’ un elemento di differenza che va compreso e capito. Oggi dobbiamo lavorare dentro questa emergenza per ridurre le disuguaglianze e consentire a tutti, nel piu’ breve tempo possibile, l’accesso al vaccino; poi credo occorrera’ ragionare sul rapporto Stato Regioni e di come si costruisce un Servizio Sanitario Nazionale che in tutto il Paese sia piu’ capace di dare le risposte che i cittadini aspettano». Peccato che il ritardo nella programmazione sia dovuto in gran parte alla coppia Speranza – Arcuri,

Sui viaggi all’estero nel periodo pasquale. «Abbiamo sempre mantenuto un livello di reciprocita’ con gli altri Paesi, ci siamo impegnati, specie a livello europeo, a non troncare le relazioni internazionali; abbiamo sempre stabilito che ci fosse una forma di quarantena, anche se breve, come elemento di deterrenza. Purtroppo in questa fase il nostro messaggio ai cittadini del nostro Paese e’ di evitare viaggi all’estero ed evitare il piu’ possibile gli spostamenti. Stiamo lavorando al green pass, una specie di certificato verde che consentira’ ai Paesi Europei una piu’ facile mobilita’; sto lavorando anche in sede di G7 con altri Ministri della Salute per provare a estendere questa iniziativa anche agli altri Paesi piu’ importanti al mondo».

Ascoltiamo le giustificazioni poco fondate di Speranza, anche perché la reciprocità da lui vantata con gli altri Paesi non esiste. In Francia si entra esibendo un tampone, ma non si deve fare una quarantena e un altro tampone, come ha imposto il ministro di Leu, forse pensando, a torto, di rendere più difficoltosa la trasferta ai ricchi. Si mettono solo in difficoltà quei cittadini che debbono recarsi forzatamente all’estero per impegni che non sono compresi fra quelli, molto ristretti, previsti dalla sua ordinanza e dettata anche da motivi politici. L’Europa spesso fa comodo solo per sostenere alcune finalità particolari, che spesso hanno poco da spartire con il bene comune.

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Ezzelino da Montepulico


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