Morte di Luana D’Orazio: due indagati nell’inchiesta della procura. «Era bella e solare», ricorda la mamma

Luana D’Orazio (foto dal suo profilo social)

PRATO – Due persone sarebbero state iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta, aperta dalla procura di Prato, per la morte di Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni, madre di un bambino di 5 anni e mezzo, morta nel macchinario, un orditoio, dell’azienda tessile di Oste di Montemurlo. E proprio sul macchinario dove si è consumata la tragedia della giovane donna, è concentrata l’attenzione degli inquirenti. Che farebbero riferimenti ad accertamenti tecnici irripetibili in questa fase delle indagini e quindi le iscrizioni (a quanto pare dei responsabili dell’azienda anche nella manutenzione dell’impianto) sarebbero una sorta di atto dovuto. In ditta c’erano due orditoi, che sono stati sequestrati. Su quello fatale a Luana gli inquirenti valuteranno se hanno funzionato i sistemi di sicurezza. Il magistrato aspetta anche il risultato dell’autopsia. I colleghi sono già stati ascoltati. Pare che nessuno abbia sentito niente: hanno trovato Luana morta.

La giustizia farà il suo corso. Resta il grande dolore, a Prato e in tutt’Italia, per la fine di una ragazza solare, bella e umile, come l’ha ricordata la mamma, Emma Marrazzo, parlando con i giornalisti: «Mia figlia – ha detto – era contenta del lavoro che svolgeva, anche se poi tutti i lavori possono pesare, anche i più leggeri, ma le piaceva lavorare. Era bella, solare, amava la vita, non litigava. Aveva tanta voglia di lavorare per costruirsi un futuro, era fidanzata da due anni, erano innamorati». E ancora: «Aveva studiato all’Einaudi, che è un istituto professionale di Pistoia – dove ha vissuto – poi al terzo anno ha interrotto, è nato il bimbo. Luana era ragazza-madre. Uno stipendio in più serve sempre in famiglia».

Nonostante crisi e pandemia, il distretto tessile che ruota su Prato, di lavoro ne offre ancora tanto. Luana così ha visto il suo spazio in un’azienda ed ha scelto di fare l’operaia. Sono ditte medio-piccole, dove i proprietari lavorano a fianco dei dipendenti. Emma Marrazzo è straziata dal dolore, ma ci tiene a dire: «La tragedia è grande non solo per me, ma anche per i datori di lavoro. La titolare della ditta mi ha chiamato, è distrutta. La ditta peraltro porta il nome della proprietaria che si chiama come mia figlia. E’ tanto dispiaciuta, ha detto che non sa come possa essere successo. Anche lei lavora alle macchine, non è una che sta a spasso, si dà da fare, non si capacita. Proprio lunedì avevano assunto un ragazzino per stare vicino a mia figlia, per darle una mano, lo avevano assunto da dipendente».

Luana lascia il figlio di cinque anni e mezzo. E nonna Emma parla anche di lui: «E’ il nostro primo pensiero. Non gli faremo mancare nulla, anche se gli mancherà l’essenziale, l’amore della sua mamma. Una ragazza, lo voglio sottolineare, che lavorava duro ma sapeva anche sognare. Un sogno, se si vuole, lo aveva  realizzato: l’apparizione nel film di Leonardo Pieraccioni. Luana – dice sempre mamma Emma – era contentissima di aver fatto la comparsa. Era stata contattata attraverso una nostra amica, aveva fatto il casting ed era stata scritturata. Le sarebbe piaciuto diventare famosa. Ma certamente non così…».

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Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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