Europa green, Ecofin lancia il programma europeo e blocca il patto di stabilità fino al 2023

EPA/Jessica Gow 

Va avanti il piano per l’Europa Green sulle linee indicate anche per l’applicazione del Recovery fund. Ci saranno le tasse per le produzioni inquinanti. I ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno dato  a Lisbona un primo preliminare sostegno a un’ampia revisione della tassazione sull’energia, necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello comunitario, in ossequio alle tesi propugnate da Greta e Papa Francesco, scopertosi improvvisamente green e sostenitore della protezione dell’ambiente. Si prevede  una imposta sui prodotti ad alta intensità di carbonio importati in Europa

La Commissione  ha confermato che la sospensione del Patto di Stabilità rimarrà in vigore per tutto il 2022.

Saranno introdotte nuove imposte alla frontiera della Ue su alcuni prodotti, quali acciaio, elettricità, cemento e forse fertilizzanti. Sarà varata anche una riforma del mercato di scambio delle quote di emissione (noto con l’acronimo inglese ETS); una revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia; e infine l’adozione di una tassa alla frontiera per i prodotti la cui produzione è stata particolarmente inquinante (nota in inglese con l’espressione Carbon Border Adjustment Mechanism – Cbam).

«C’è un ampio sostegno per una revisione della nostra direttiva sulla tassazione dell’energia e un riconoscimento che dovremo considerare l’inclusione di settori come l’aviazione e il marittimo», ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis alla fine della riunione di due giorni nella capitale portoghese. La direttiva europea in questo campo risale al 2003.

Tema controverso è quello della tassa alla frontiera Anche su questo fronte, il vicepresidente Dombrovskis si è detto ottimista: «Siamo fiduciosi di poter ottenere un consenso su una proposta mirata che sia graduale nel tempo e conforme alle regole della Organizzazione mondiale del Commercio».

Molti ministri avrebbero insistito perché vi siano rigorose valutazioni d’impatto, anche per paese, pur di evitare che la tassa penalizzi la competitività dell’economia europea. Alcuni hanno chiesto che specifiche situazioni nazionali vengano tenute in conto. L’obiettivo dell’imposta è di incentivare politiche attente al clima e di fermare la tendenza a delocalizzare per eludere le norme sulle emissioni nocive.

Le nuove proposte sulla tassazione dell’energia giungono dopo che Parlamento europeo e Consiglio Ue si sono accordati per ridurre del 55% le emissioni nocive da qui al 2030, rispetto ai livelli del 1990. Consapevole della necessità di avere il sostegno unanime dei Ventisette in tema fiscale, Valdis Dombrovskis ha ammesso che la strada «non sarà facile». In questo modo Bruxelles cerca di realizzare un problematico equilibrio tra il sostegno all’economia e il timore che l’elevatissimo debito diventi un peso sulla ripresa della congiuntura. L’avvio sembra positivo, quasi tutti i Paesi sono d’accordo su determinate misure restrittive, ma vedremo gli effetti che le nuove tasse alla frontiera della Ue avranno sui commerci internazionali, in particolare nei confronti con la Cina e gli Usa. Cher, come noto, hanno introdotto spesso specifici  dazi e tasse all’importazione per prodotti particolari, per proteggere il mercato interno.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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