Strage del Mottarone, Tadini: «Ho messo il forchettone. Ma non sono un delinquente. Se avessi saputo…»

Olimpia Bossi, procuratore della Repubblica, arriva nel carcere per gli interrogatori
2021 ANSA/TINO ROMANO

VERBANIA – Durante l’interrogatorio davanti al gil Donatella Banci Buonamici, Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia del Mottarone, ha ammesso di aver messo il ceppo blocca freno, e di averlo fatto altre volte. Difeso dall’avvocato Marcello Perillo, l’uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall’impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse», ha detto ancora Tadini, secondo quanto riferito dal suo difensore.

La difesa di Gabriele Tadini ha chiesto al gip, al termine dell’interrogatorio, la misura degli arresti domiciliari, non la libertà. Il suo legale ha chiarito di non aver chiesto al giudice che non venga applicata una misura cautelare. Per contenere le esigenze cautelari, per la difesa, bastano i domiciliari.

Il procuratore Olimpia Bossi e il pm Laura Carrara (presenti agli interrogatori) hanno chiesto per tutti la convalida del fermo e di custodia in carcere. Poi, sarà il gip Donatella Banci Buonamici a dover decidere sulla convalida e sull’eventuale misura cautelare. Per la Procura ci sono tutte le esigenze cautelari: pericolo di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

 

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Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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