Pensioni: 75.000 pensionati morti da Covid, beneficio per il bilancio dell’Inps. La relazione di Tridico

Pasquale Tridico, presidente dell’Inps

ROMA – Chi sosteneva che l’estendersi della pandemia Covid nel primo periodo, non frenata dalla politica sanitaria dell’allora governo Conte2, costituiva un beneficio per la spesa pensionistica, visto che la maggior parte dei decessi era di persone anziane, non aveva poi tutti i torti. lo ha confermato lo stesso Presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Pensioni eliminate per decesso e calo delle entrate contributive. Questo, come ha spiegato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, l’impatto del Covid-19 sull’Istituto che nel 2020 ha registrato un rosso da oltre 25 miliardi. Una pressione sul bilancio dell’Inps che dovrebbe cominciare a ridursi già quest’anno scendendo, secondo le previsioni , a -21,2 miliardi per poi scendere a -15,7 miliardi nel 2022 e a -7,5 miliardi nel 2026.

Pensioni eliminate per decesso
Presentando un grafico inusuale Tridico ha illustrato lo stretto legame tra le ondate di pandemia e il numero di pensioni IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti) eliminate per decesso. Il picco più alto si è avuto a marzo, aprile e maggio 2020 con quasi 100mila assegni in meno da erogare; oltre 90mila le pensioni cancellate tra ottobre, novembre e dicembre dello scorso anno; e 75mila nel marzo del 2021.

Ore autorizzate di cassa integrazione
Anche se – ha precisato Tridico – il numero di ore effettivamente utilizzate a seguito dell’autorizzazione è inferiore (il “tiraggio” è storicamente circa del 60%) il grafico sull’andamento della cassa integrazione rappresenta un indicatore idoneo a fotografare in tempo reale la reazione delle aziende a situazioni di crisi. Balza all’occhio come una linea piatta si trasformi in un picco da oltre 700 milioni di ore di cig ordinaria autorizzate tra marzo e giugno 2020. Altro picco, ma di entità nettamente inferiore, con il vertice al di sotto dei 300 milioni di ore, si rileva tra febbraio e aprile 2021. Per affrontare l’emergenza sanitaria – ha rimarcato il presidente dell’Inps – è stato consentito alle imprese il più ampio e semplificato ricorso alla Cig introducendo la causale trasversale “Covid-19” e riattivando la possibilità di ricorre alla Cig in deroga. L’assoluta straordinarietà del 2020 a confronto con il 2019 è espressa dai alcuni dati relativi a tutti i provvedimenti di cassa integrazione: i beneficiari sono passati da 620 mila a 6,7 milioni; la spesa (inclusi gli oneri figurativi) è aumentata da 1,4 miliardi a 18,7 miliardi di euro; la quota di aziende con almeno un dipendente in Cig ha raggiunto il massimo ad aprile 2020 (54%) e il minimo durante i mesi estivi (11%). Altro dato importante sottolineato da Tridico è che sul periodo di dodici mesi che va da marzo 2020 a febbraio 2021, il numero di aziende attive in almeno uno di questi mesi è stato pari a 1,7 milioni di cui più di 800mila (quasi il 50%) non ha mai fatto ricorso alla Cig, neanche per un solo lavoratore in un solo mese.

Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi tre mesi del 2021 – ha fatto sapere Tridico – sono state 1.274.000, con una contrazione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-18%) in parte dovuta per i mesi di gennaio e febbraio agli effetti dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, mentre a marzo 2021 si registra un recupero (+16%) rispetto allo stesso mese del 2020. Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, identifica la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, e ha risentito per larga parte del 2020 delle conseguenze dell’emergenza sanitaria registrando: andamento negativo fino a settembre; lieve recupero nei mesi di ottobre e novembre; nuovamente negativo fino a febbraio 2021 (-37mila). A marzo 2021 presenta invece una crescita pari a +191mila, frutto di un saldo positivo dei contratti a tempo indeterminato (+208mila) e in somministrazione (+64mila), mentre restano ancora tutti negativi i saldi dei restanti contratti.

Indennità lavoro autonomo
Nel 2020 le indennità da 600 e 1000 euro per il lavoro autonomo e altre categorie hanno raggiunto gli 8,8 milioni di pagamenti con un importo complessivo erogato di quasi 6 miliardi di euro. Le erogazioni per autonomi e stagionali – sottolinea Tridico – superano il 70% del totale. Il numero di beneficiari è pari a 4,2 milioni: ciascuno ha ricevuto in media circa 1.400 euro.

Congedo parentale Covid e bonus baby sitting
Il bonus monetario con cui pagare i servizi di assistenza e sorveglianza dei minori previsto dal decreto Cura Italia a decorrere dal 5 marzo 2020, in conseguenza dei provvedimenti di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, è stato di gran lunga più utilizzato del congedo parentale Covid-19. Stando ai dati presentati dal presidente dell’Inps in Parlamento, non considerando le domande respinte, annullate, seguite da rinuncia, il numero di richiedenti il bonus baby-sitting è stato superiore a 720mila, per un importo complessivo richiesto di 815
milioni di euro. I primi dati per l’anno 2021 della nuova misura introdotta dal DL 30 mostrano numerosità molto più contenute (60mila richiedenti) in ragione dei differenti requisiti (figli in quarantena/DAD, genitori non in smart working).

Misure di contrasto alla povertà
Nel mese di maggio 2021 i nuclei percettori di Reddito/Pensione di cittadinanza (RdC/PdC) sono stati 1,3 milioni, l’importo medio mensile della prestazione è stato di circa 550 euro. Sul totale dei nuclei familiari, il numero di persone coinvolte, ovvero la platea che attualmente è raggiunta dalla misura, è di 2,9 milioni. Riguardo al Reddito di emergenza (REm), espressamente introdotto per fronteggiare gli effetti della pandemia, nel 2020 ha interessato 425mila nuclei con un importo medio mensile di 550 euro, mentre a maggio 2021 i nuclei coinvolti sono stati 480mila con un importo medio mensile di 550 euro.

Blocco licenziamenti economici
I nuovi beneficiari mensili di Naspi – ha evidenziato Tridico – sono aumentati nei mesi di marzo e aprile 2020 per effetto della crescita dei nuovi ingressi in disoccupazione provenienti da rapporti a termine. Questo movimento è stato quantitativamente più rilevante del movimento in direzione opposta, e cioè – ha spiegato il presidente dell’Inps – la contrazione dei provenienti da tempo indeterminato, di rilievo a partire da aprile. Il tasso di entrata dei “nuovi ingressi” in disoccupazione cala a maggio e poi ancora a giugno per effetto del blocco dei licenziamenti e dell’esaurimento degli ingressi da tempo determinato (il calo delle assunzioni da marzo implica successivamente calo delle cessazioni e quindi degli ingressi in Naspi).  A causa delle proroghe dello strumento e della carenza di occasioni di rientro al lavoro, lo stock si accumula fino al massimo di luglio 2020 (1,4 milioni di beneficiari) per poi diminuire costantemente fino alla fine dell’anno.

Entrate contributive Inps
Nel 2020 le entrate contributive dell’ente previdenziale, pari a poco più di 221 miliardi, hanno registrato un calo di 15 miliardi rispetto al 2019. A questo va aggiunto il fatto che durante la pandemia l’Inps ha erogato prestazioni a 15,1 milioni di soggetti per un costo stimati in 44,5 miliardi. Sul fronte dei lavoratori dipendenti le entrate nel 2020 si sono fermate a quota 139,7 miliardi con una riduzione di circa 10,5 miliardi rispetto all’anno precedente. Gli autonomi hanno versato 19,8 miliardi (20,2 miliardi nel 2019). In leggero calo anche le contribuzioni di parasubordinati e liberi professioni (quasi 8 miliardi contro gli 8,3 del 2019), mentre quelle dei dipendenti pubblici sono risultate in crescita passando dai 57,4 miliardi del 2019 ai 57,6 miliardi del 2020.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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