Olimpiadi Tokyo: Italia, bene le medaglie, ma ci sono anche i flop

Sfila l’Italia con la portabandiera Arianna Fontana

TOKYO – La scherma è sempre stata una disciplina che ha dato all’Italia una messe di medaglie olimpiche. Il fioretto femminile, in particolare, con la Vezzali, la D’Errico, la Trillini, in passato ha visto le azzurre sempre e più volte sul podio. Finora senza medaglie, speriamo nella specialità a squadre

Nel fioretto femminile Alice Volpi, toscana, senese classe 1992,,  alla sua prima Olimpiade, non è riuscita a evitare la stoccata finale della russa Korobeynikova: «Ho avuto un vuoto che mi è costato l’assalto, non dovevo arrivare a concederle il 14esimo punto. Mi dispiace avere deluso l’Italia e le persone che si erano svegliate presto per seguirmi, soprattutto per mio papà».  L’azzurra nei quarti aveva battuto nel derby tutto italiano Arianna Errigo.

Un dato fa riflettere: per la prima volta dall’edizione di Seul 1988, l’Italia non vince una medaglia nel fioretto femminile individuale.  «Potevano arrivare delle medaglie ma lo sport è anche questo e da qui si riparte abbiamo abituato troppo bene noi del fioretto femminile, a dimostrazione che vincere ed essere al vertice non è mai una cosa scontata e quello che l’Italia del fioretto femminile ha fatto in tutti questi anni è stato il frutto di un grandissimo lavoro e di una grandissima squadra». Così la sottosegretaria con delega allo Sport, Valentina Vezzali, commenta da Tokyo il quarto posto di Alice Volpi.  «Non è finita qui, tra qualche giorno ci sarà una gara a squadre, un titolo olimpico per il fioretto femminile da difendere e anche la spada maschile dovrà dire la sua», conclude Vezzali.

Anche l’umbro Andrea Santarelli, quarto nella spada maschile,  mastica amaro dopo uno scontro punto su punto contro l’ucraino Reizlin: «Il mio avversario è uno molto arcigno, diverse volte quando subiva la parata ho incontrato la sua maschera». Lo slavo era un top, parliamo di una sconfitta comunque onorevole ma Santarelli non cerca alibi: «Se si vuole vincere una medaglia si devono battere i primissimi del ranking come lui, e oggi non ci sono riuscito». Resta la consapevolezza di aver duellato bene: «Non mi sento di aver tirato male, né di esser salito col rammarico della semifinale. Chiaramente mi fa male pensare a quel podio senza di me, ma ne devo prendere atto». È il momento di voltare pagina: «Ora si ricomincia dal torneo a squadre , — conclude Santarelli, —lì conta la coesione».

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Paulo Soares

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