Magistratura: autonomia, indipendenza e ferie, il periodo cuscinetto le raddoppierebbe

ROMA – Il quotidiano Libero ci informa di un’ulteriore clamorosa e controproducente iniziativa di alcuni magistrati, che certo contribuirà alla disistima della categoria, già in crollo di affezioni d parte dei cittadini. Sono lontani i tempi di mani pulite, quando i giudici sembravano i salvatori della Patria, ed invece è stato l’inizio di un’epoca che certo non ha prodotto una politica migliore, anzi.

Un magistrato del Tribunale di Varese avrebbe deciso di farsi, in pratica, tre mesi di ferie, proprio mentre infuria la polemica sulla riforma Cartabia – e avrebbe già smesso di timbrare il cartellino e tornerà a lavorare a settembre. Prendendosi quello che i magistrati chiamano il «periodo cuscinetto».

Si tratta di una questione già dibattuta fra magistratura e politica, il famoso «periodo cuscinetto» prima e dopo le ferie che va alla grande tra i magistrati, che possono in tal modo raddoppiarsi le ferie già lunghe.
Nel 2019 servì ad allungare le loro vacanze di due settimane in più di ferie autostabilite (ma sotto un’altra dicitura), e ripristinò le ferie dei magistrati già tagliate dell’allora premier Matteo Renzi nel 2014 – da 45 a 30 giorni-. L’Anm, furiosa, a quei tempi, si spinse a dichiarare che il taglio delle ferie condannava il lavoro del magistrato alla burocratizzazione: «Con il rischio di una transizione dal modello lavorativo professionale, che valorizza come si lavora, a quello impiegatizio, che valorizza quanto si lavora».

Piercamillo Davigo allora in Cassazione aggiunse: «Perché il nostro datore di lavoro deve tagliarci le ferie senza neppure consultarci? E perché far credere che il disastro della giustizia dipenda dalle nostre ferie, quando siamo i giudici che lavorano di più in Europa?». Davigo diede anche una sua interpretazione della norma renziana: «Hanno introdotto un articolo 8bis per cui le ferie sono di 30 giorni ma non hanno abrogato l’articolo 8 per cui le ferie sono di 45 giorni. Contando le due settimane necessarie per scrivere le sentenze e le altre due per studiare il nuovo processo, i giorni di ferie diventano 75».

Lapidario, ma ineccepibile il commento di Sgarbi sul periodo cuscinetto dei magistrati: «In realtà questa svogliatezza dei giudici è auspicabile, perché così fanno meno danni. La loro difficoltà di arrivare al fondo di un procedimento deriva dal fatto che hanno una grande quantità di processi inutili, di cui non sanno come sbarazzarsi».

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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