Reddito cittadinanza: quasi ovunque funziona, tranne che in Italia. Le regole negli altri Paesi

I grillini, Di Maio in testa, esultano per approvazione reddito cittadinanza (youtube)

Contestato in Italia il reddito di cittadinanza, con le regole maldestre e gli scarsi controlli conseguenti all’iniziativa grillina, funziona però quasi ovunque all’estero. Segno che qualcosa non va nel nostro regime, onore e vanto di Di Maio e compagni.

Nel nostro Paese il Reddito di cittadinanza, dopo proposte di cancellazione arrivata da più parti, si avvia ad una riforma quasi certa, ma i suoi equivalenti in giro per l’Europa funzionano e sono al centro del sistemi di welfare nazionali. Ecco quali sono le principali differenze rispetto agli altri Paesi.

Le misure di welfare negli altri Paesi
Il 2030 per la Commissione Ue è l’orizzonte massimo entro il quale far riscattare dal rischio di condizioni di disagio sociale 15 milioni di persone, tra cui 5 milioni di bambini, in un quadro aggravato dalla pandemia da Covid-19 che registra ad oggi circa 91 milioni di cittadini europei in condizioni di povertà, uno su cinque degli abitanti dei Paesi membri. L’obiettivo fissato da Bruxelles sarebbe dunque in generale raggiungere almeno quota 76 milioni con una riduzione di circa il 16% di persone in situazione di indigenza e accrescere un tasso di occupazione di minimo il 78%.

In questo contesto l’Italia è arrivata penultima tra i Paesi europei, precedendo solo la Grecia, a prevedere uno sussidio a sostegno delle fasce della popolazione più povere.

Reddito di cittadinanza negli altri Paesi
Uno degli esempi più virtuosi Germania il programma Arbeitslosengeld II (Alg II), è stato introdotto dal governo Schroeder nel 2003 e aggiornato con la pandemia. Si tratta del programma di aiuti statali più ricco di tutto il continente: vale l’1,5% del Pil, a fronte di una media europea tra lo 0,3 o lo 0,5%, per un ammontare di 15 miliardi di euro. Un contributo di 432 euro al mese per i single e di 389 euro a testa per le persone conviventi, minore rispetto all’Italia ma destinato a una platea più ampia in quanto per poterne fare richiesta basta dichiarare di non avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia, essere abili al lavoro, anche se non disoccupati A chi rifiuta di prendere parte a un corso di formazione o di accettare un lavoro, viene decurtata la somma del 30% per tre mesi, del 60% al secondo no, completamente cancellata al terzo diniego per altri tre mesi.

In Danimarca l’assistenza sociale è un nodo centrale dello Stato e per questo vi è una lunga tradizione di assistenza alla popolazione in difficoltà. Esiste anche qui una forma analoga al reddito di cittadinanza molto generosa: 1.325 euro per un singolo, spese di affitto a parte. Con i figli si arriva fino a 1.760 euro. Requisito per avere il sussidio è dimostrare di essere alla ricerca di un lavoro, pena la sospensione dell’assegno.

In Francia esiste il Revenu de Solidarité Active, introdotto nel 2009, a cui hanno diritto i residenti in Francia da almeno 5 anni. Possono farne domande uomini e donne al di sopra dei 25 anni, single o con famiglia, o le persone più giovani in caso di prole a carico. Una persona da sola può arrivare a percepire poco meno di 500 euro mentre una coppia quasi 1.000 euro. I controlli sui beneficiari sono molto rigidi tanto che il sussidio vale 3 mesi e poi deve essere rinnovato, previa domanda e controllo dei requisiti. Non si escludono altre forme di sostegno del reddito in futuro, o il rafforzamento di quelle già esistenti, come annunciato in più occasioni dal Presidente Macron.

Il Belgio è piuttosto generoso riguardo alle politiche di sostegno sociale ed economico dei cittadini. Ad oggi un single in difficoltà e senza lavoro può avere dallo Stato fino a 725 euro, importo che aumenta nel caso in cui abbia figli a carico. La misura è garantita a chi non ha lavoro, ma non si perde se il beneficiario rifiuta una offerta non congrua al proprio livello di istruzione.

Nei Paesi Bassi esiste una forma di reddito di cittadinanza per single e famiglie che non raggiungono il salario minimo: oltre 600 euro per i single e 1.200 per coppie, sposate e non. Il governo ha inoltre studiato una misura di sostegno dedicata agli artisti – il Wik – per chi cerca di affermarsi nel mondo delle arti.

In Irlanda esiste il Supplementary Welfare Allowance che ammonta a 800 euro per i single, 1.300 euro per le coppie senza figli e aumenta progressivamente in base al numero della prole a carico. Oltre ai cittadini irlandesi, possono accedervi anche apolidi e rifugiati. Questa indennità economica è incompatibile con altre garantire dallo Stato (ad esempio la pensione sociale o l’assegno di disoccupazione.)

Come si vede un panorama molto variegato, con regole e cifre molto diverse nei vari Stati, nei quali non risultano però irregolarità e incongruenza registrate in Italia.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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