Riforma delle pensioni: il tempo stringe, le proposte all’esame della camera dei deputati

Riforma pensioni, il tempo stringe. Con la fine della sperimentazione triennale su Quota 100, che andrà in soffitta a fine anno, c’è da mettere mano al sistema previdenziale con un occhio di riguardo al cosiddetto ‘scalone’, la prima grana da evitare. E c’è ovviamente timore anche per un possibile ritorno alla Fornero.

Nell’immobilità e nella difficoltà di contatti e contrattazioni fra governo e sindacati, ancora molto lontani dall’avviare un progetto concorde e una decisione definitiva, si muove la politica, e in particolare la Camera dei deputati.

Una prima strategia per anticipare la pensione in vista della fine di Quota 100 è stato applicato con la revisione dell’elenco delle professioni usuranti grazie all’intervento della commissione sui lavori gravosi in previsione dell’allargamento dell’Ape sociale.

L’istruttoria prodotta dagli esperti sotto la guida dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ha prodotto una lista più dettagliata dei mestieri più pesanti, suddivisi da 15 a 57 gruppi e da 65 a 203 mansioni o sottogruppi, che avranno così la possibilità di ricevere un’indennità, come anticipo della pensione, a 63 anni con 36 di contributi, a patto di aver svolto quella mansione per sei anni negli ultimi sette o sette anni negli ultimi dieci.

Il governo, come detto, punta ad inserire la questione nella prossima legge di Bilancio, ed il Parlamento sta provando  a recuperare la propria centralità tramite la commissione Lavoro. L’obiettivo è quello di trovare una sintesi fra le posizioni dei diversi soggetti, per poter poi influire sulla Manovra stessa soprattutto riguardo nuove forme di flessibilità in uscita.

Le proposte in discussione in Commissione Lavoro alla Camera per introdurre nuovi meccanismi di flessibilità in uscita dal gennaio 2022:

Riforma Quota 100: estensione della platea dei gravosi ammessi oppure riduzione a 35 anni del requisito contributivo (un anno in più per gli autonomi, ossia Quota 101) .
Quota 41, ossia la possibilità di ritirarsi con 41 anni di contributi, senza requisito anagrafico.
Super APE Sociale: prorogata ed estesa, per particolari categorie di lavoratori (disoccupati, caregiver, lavoratori con handicap, addetti a mansioni usuranti, comprese le nuove categorie allo studio), con 30 o 36 anni di contributi.
Opzione Donna strutturale: con il requisito dei 35 anni di contributi e l’età anagrafica aggiornata ogni anno (nel 2021 è pari a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome).
Quota 102: un innalzamento del requisito per la quota 100, che richiederebbe dal 2022 64 anni di età e 38 di contributi.
Opzione per il contributivo: ricalcolo della pensione interamente con il sistema contributivo, anche se ci sono versamenti precedenti al 1996, con 64 anni di età e 36 anni di contributi (con un meccanismo simile a quello dell’Opzione Donna).

Vedremo se almeno questo pacchetto, anche se limitato, potrà essere avviato e approvato, ma le divisioni politiche sono ancora forti all’interno del Governo e Salvini promette le barricate per conservare Quota 100 e abolire definitivamente l’aborrita Legge Fornero. Sarà difficile, lo ripetiamo ancora una volta, che Draghi, pur con tutta la buona volontà, riesca a trovare la quadra in tempo utile. Uno scoglio pesante sulla via del governo.

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