Gentiloni: Economia dei Paesi Ue in ripresa. 650 miliardi dall’Europa per svolta green

Paolo Gentiloni

BRUXELLES – «L’economia europea si sta riprendendo fortemente dallo shock della pandemia. E dovremmo essere chiari che questo non era scontato: non era inevitabile. No, questa ripresa della crescita sta avvenendo grazie a due fattori chiave: la forza della risposta politica, fiscale e monetaria, nazionale ed europea, che ha evitato danni economici e sociali ben peggiori durante la pandemia; e il successo della campagna di vaccinazione dell’Ue che ha permesso alle nostre economie di riaprire ampiamente dalla primavera».

Così il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, nel suo intervento nella conferenza stampa sulla revisione della governance economica. «Ma come ho detto molte volte, non possiamo accontentarci solo di un rimbalzo delle nostre economie. Dobbiamo puntare a una crescita che sia allo stesso tempo sostenuta e sostenibile, ed è con questo imperativo in mente che rilanciamo questa revisione della nostra governance economica. Sono necessarie modifiche. Nessuno dei problemi che abbiamo messo sul tavolo quando abbiamo lanciato per la prima volta questa revisione venti mesi fa è diventato irrilevante. Ma alcune delle questioni evidenziate sono diventate ancora più urgenti. E le nuove sfide sono ancora più impegnative. Vorrei evidenziare quattro punti: investimenti, debito, squilibri macroeconomici e Semestre europeo”, ha aggiunto Gentiloni. Riduzione del debito sia realistica e sostenibile “La riduzione dell’elevato debito pubblico era ovviamente già una sfida negli anni prima della pandemia, dato il contesto di crescita debole e inflazione molto bassa, come avevamo evidenziato nel febbraio dello scorso anno. Oggi, il forte sostegno fiscale anticiclico che ho citato – stimato a quasi il 19% del Pil tra il 2020 e il 2022 – è stato essenziale per sostenere i nostri sistemi sanitari e mantenere occupati i nostri lavoratori. Era la cosa giusta da fare. Ma ha anche portato a livelli di indebitamento più elevati, in media del 100% nell’area dell’euro. Quindi un’altra questione chiave su cui dobbiamo riflettere collettivamente è come le nostre regole di bilancio possano garantire una graduale riduzione del rapporto debito/Pil. Finanze pubbliche sane sono un ingrediente essenziale per l’economia europea, ma la riduzione del debito deve essere realistica e compatibile con una strategia di crescita sostenibile. Stimiamo che il fabbisogno aggiuntivo di investimenti pubblici e privati legati alle transizioni verde e digitale sarà di quasi 650 miliardi di euro all’anno fino al 2030. La sola transizione verde rappresenta 520 miliardi di euro all’anno.  I settori dell’energia e dei trasporti richiederanno una stima di 390 miliardi all’anno, il 50% in più rispetto al passato. Il Piano per la ripresa e la resilienza contribuirà sicuramente a soddisfare queste esigenze, fornendo 338 miliardi di euro in sovvenzioni e fino a 386 miliardi di euro in prestiti fino al 2026. Gran parte degli investimenti di trasformazione di cui abbiamo bisogno devono provenire dal settore privato, ma anche i governi nazionali avranno un ruolo chiave da svolgere. Ed è per questo che una domanda chiave che deve essere considerata nei prossimi mesi è come il nostro quadro può facilitare in modo più efficace questi investimenti», ha detto il Commissario

Nel biennio 2021/2022 investimenti pari al 3,5% del Pil, ma dopo? «La discussione di ora è diversa rispetto a quella del febbraio 2020, e questo non soltanto per la pandemia ma perché abbiamo accelerato la transizione climatica. Nel 2021 e 2022 avremo un buon livello di investimenti, il 3,5% del pil, ma cosa succederà dopo? Questo è ciò che dovremo affrontare in questo dibattito. E disponiamo di alcuni strumenti che potrebbero aiutarci, come la tassonomia verdi. Io credo che si tratti di trovare un equilibrio alla base della quale c’è la scommessa sul mantenimento di livelli significativi di crescita senza cui il rientro dal debito è difficile. L’altro aspetto del problema è in che misura si può discutere del ritmo della riduzione del debito, ma il fatto che si possa intervenire su questo non significa che il tema di appesantire in modo permanente la finanza pubblica possa essere dimenticato serve conservare la crescita ed evitare un appesantimento della spesa pubblica. I meccanismi che influiscono sul ritmo di riduzione del debito, stabilito da diversi strumenti regolatori europei, faranno parte della discussione dei prossimi mesi. La crisi del Covid-19 ha aggravato le disuguaglianze e aggravato alcune debolezze esistenti. Oltre al debito pubblico, è aumentato anche il debito privato. I prezzi delle case hanno continuato a crescere rapidamente e il debito ipotecario è aumentato in modo significativo. I disavanzi delle partite correnti si sono ampliati nei Paesi dipendenti dal turismo e la correzione degli avanzi delle partite correnti si è arrestata. Quindi dobbiamo anche riflettere su come possiamo affrontare al meglio queste sfide. Ecco perché anche la procedura per gli squilibri macroeconomici è sottoposta a revisione», ha aggiunto.

Semestre europeo «Una parola anche sul semestre europeo, che resterà il nostro quadro di riferimento per il coordinamento delle politiche economiche nell’Ue. Sebbene il semestre non faccia formalmente parte del processo di revisione, sta subendo cambiamenti significativi grazie all’introduzione del Recovery and Resilience Facility. Il prossimo mese illustreremo questi cambiamenti in dettaglio.  Sull’energia incoraggiamo che si adottino provvedimenti per mitigare l’impatto di questi rincari, il tutto però all’interno dei nostri quadri, abbiamo già dei tassi minimi dell’Iva che per l’elettricità è del 5% e dovremmo tenerne conto. Dobbiamo tenere conto anche della natura temporanea di queste misure che non possono essere universali ma mirate.  La gestione delle risorse europee del Recovery Fund “è una grande sfida e confido che il governo italiano con la guida di del premier Draghi possa portare questa sfida nella direzione giusta. La crescita” economica in Ue continua ed è forte, ma l’impostazione della politica economica del prossimo anno sarà di una certa importanza, bisognerà cercare di rendere il sostegno all’economia più selettivo senza aggravare troppo la finanza pubblica. Credo che il documento di programmazione economica dell’Italia atteso a Bruxelles arriverà in questi giorni e trovo normale che possano esserci dei brevissimi ritardi e siamo fiduciosi, dai continui contatti che abbiamo col Governo italiano, che le valutazioni saranno positive.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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