Pensioni: si può andare ancora a riposo con pochi anni di contributi, i regimi speciali

Pasquale Tridico, presidente dell’Inps ANSA

Mentre si susseguono le riunioni e le discussioni sindacato – imprenditori .governo circa la riforma delle pensioni, per stabilire come tutelare meglio categorie già abbastanza protette, anche se tartassate dai vari governi, riteniamo utile riassumere i differenti regimi che esistono, che per ora non sembra vengano modificati con la riforma, per alcuni tipi di pensioni speciali di categorie molto spesso ignorate da sindacati, imprenditori e governi. Si tratta di pensionati che possono acquisire l’assegno anticipato con pochi anni di contributi o inseriti non nel calderone Inps, ma nel regime di Casse speciali. Riprendiamo perciò un preciso elenco pubblicato dal sito PMI.it.

Pensione con pochi anni di contributi
Andare in pensione con 10 anni di contributi o anche meno è possibile? Sì. Esistono nell’attuale panorama previdenziale italiano alcune opzioni che consentono di andare pensione con 5, 10 o 15 anni di contributi.

Di seguito analizziamo in dettaglio le seguenti opzioni di pensione con un’anzianità contributiva minima:

Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi;
assegno ordinario d’invalidità;
pensione d’inabilità al lavoro;
pensione di vecchiaia non vedenti;
pensione di invalidità delle casse professionali;
pensione contributiva delle casse professionali;
pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi.

Pensione con 5 anni di contributi
Può accedere alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi chi è iscritto presso una Gestione INPS e ha iniziato a lavorare, o meglio chi ha iniziato ad accreditare contributi, dal 1996 in poi.

Si tratta in particolare dei lavoratori che cadono nel sistema contributivo puro, ecco perché questa opzione viene comunemente denominata pensione anticipata contributiva. Chi non ha un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, può quindi andare in pensione di vecchiaia con soli 5 anni di versamenti effettivi. Attenzione però, perchè il requisito contributivo non è l’unico richiesto: bisogna anche aver compiuto almeno 71 anni (requisito previsto fino al 31 dicembre 2022, poi scatteranno gli adeguamenti alle speranze di vita, pari a 3 mesi ogni biennio).

Assegno ordinario d’invalidità
Coloro che sono iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS, o ad alcuni fondi sostitutivi la cui capacità lavorativa risulti ridotta possono ottenere, su richiesta, l’assegno ordinario d’invalidità con soli 5 anni di contributi. Hanno diritto all’assegno di invalidità i lavoratori che, oltre alla riduzione permanente di due terzi della capacità lavorativa, risultino:

assicurati presso l’INPS da almeno 5 anni;
con un’anzianità contributiva pari ad almeno 5 anni (260 contributi settimanali), dei quali almeno tre anni (156 contributi settimanali) versati negli ultimi cinque anni.

L’assegno ordinario d’invalidità è cumulabile con i redditi derivanti dall’attività lavorativa, ma può essere ridotto in base al reddito percepito. I periodi coperti dall’assegno, in assenza di contributi da lavoro vengono considerati utili per il raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia, nella quale l’assegno viene automaticamente convertito al raggiungimento dell’età pensionabile se il beneficiario è in possesso dei requisiti contributivi previsti dalla vigente normativa.

Pensione d’inabilità
Simile all’assegno ordinario di inabilità è la pensione d’inabilità al lavoro. I requisiti contributivi sono gli stessi, almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio, ma viene richiesta l’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa. La pensione di inabilità è infatti incompatibile con qualsiasi attività da lavoro e con l’iscrizione presso albi, elenchi e ruoli.

Il trattamento è calcolato come la futura pensione incrementando virtualmente la contribuzione versata, nel limite massimo 40 anni di contributi, dal numero di settimane che intercorrono tra la decorrenza della pensione di inabilità e il compimento dei 60 anni di età.

Pensione ai non vedenti
Come per gli inabili, anche per i non vedenti sono previste specifiche agevolazioni in termini di accesso alla pensione di vecchiaia. In particolare, i lavoratori con cecità assoluta o residuo visivo inferiore a 1/10 prima dell’inizio del rapporto lavorativo, o che hanno almeno 10 anni di contributi versati dopo l’insorgere della cecità, hanno diritto alla pensione di vecchiaia con:

51 anni di età se donne;
56 anni di età se uomini dipendenti o donne lavoratrici autonome;
61 anni se uomini lavoratori autonomi;
10 anni di contributi.
In pratica ai lavoratori autonomi, o con contribuzione mista da lavoro subordinato e autonomo, vengono richiesti 5 anni di età in più, ma sempre 10 anni di contributi, e la finestra mobile passa a 18 mesi (contro i 12 mesi dei dipendenti).

Cinque anni in più di contributi e di età, vengono invece chiesti a tutti i lavoratori non vedenti che si trovano in condizioni differenti. Quindi chi ha meno di 10 anni di contributi versati dall’insorgere dello stato di cecità può accedere alla pensione di vecchiaia non vedenti con:

61 anni di età per gli uomini dipendenti e 66 anni se lavoratori autonomi;
56 anni di età per le donne, 61 anni se lavoratrici autonome;
almeno 15 anni di contributi.

Per i lavoratori non vedenti è prevista una maggiorazione dei contributi (art. 9, comma 2, della legge 113/1985 e dall’art. 2 della legge 120/1991) che consente di velocizzare l’accesso alla pensione. Si tratta infatti di un aumento figurativo dei versamenti utile ai fini del diritto e della misura della pensione, nonché dell’anzianità assicurativa, pari a quattro mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio effettivamente svolto in concomitanza con il possesso del requisito sanitario richiesto, presso pubbliche amministrazioni o presso aziende private.

Pensione contributiva professionisti
Agli iscritti alle casse professionali vengono concesse diverse opzioni di pensione contributiva  con meno di 10 anni di contributi. Le casse professionali che consentono ai propri iscritti di andare in pensione con un’anzianità contributiva inferiore ai 10 anni sono:

CNPADC, la cassa dei dottori commercialisti, a patto di essere privi di contribuzione antecedente al 2004, almeno 62 anni di età e 5 anni di anzianità contributiva;
la Cassa forense, con 70 anni di età e almeno 5 anni di contributi. Qui viene anche previsto un massimo di 34 anni di contribuzione;
EPAP e Cassa degli psicologi, con un minimo di 5 anni di versamenti e 65 anni di età.

Pensione invalidità professionisti
Esiste anche una pensione di invalidità delle casse professionali che consente di ritirarsi dal lavoro con 10 anni di contributi. È il caso delle seguenti casse dei professionisti:

Inarcassa, la cassa degli ingegneri concede la pensione di invalidità in caso di riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa con almeno 5 anni di contributi anche non continuativi. Tale requisito contributivo viene meno in caso di infortunio; la pensione di inabilità, in caso di perdita totale e permanente della capacità all’esercizio della professione, con almeno 2 anni di contributi anche non continuativi. Requisito non previsto in caso di infortunio;

CNPADC : pensione d’invalidità per capacità all’esercizio della professione ridotta a meno di un terzo, con almeno 10 anni di contributi, oppure 5 anni in caso di infortunio, o meno in caso di contribuzione continuativa dal 36° anno di età; pensione di inabilità in caso di perdita totale dalla capacità lavorativa, con 10 anni di contributi, o meno se l’iscrizione è in atto continuativamente da data anteriore al 36° anno di età e nessun requisito contributivo in caso d’infortunio;

CIPAG, la cassa geometri: pensione d’invalidità, per capacità all’esercizio della professione ridotta a meno di un terzo, con almeno 10 anni di contributi, o 5 in caso di infortunio; pensione d’inabilità, con gli stessi requisiti contributivi e totale perdita della capacità all’esercizio della professione

ENPACL, la cassa dei consulenti del lavoro: pensione di invalidità con 10 anni di contributi; pensione di inabilità con 5 anni di contributi;

CNPR, la cassa dei ragionieri, consente ai propri iscritti di accedere con 10 anni di contributi alle pensioni di inabilità e invalidità;

Cassa Forense, che consente agli avvocati di andare in pensione di inabilità o invalidità con 5 anni di contributi.

Pensione  «Quindicenni»
Possono accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi (invece degli ordinari 20 anni) i lavoratori che hanno raggiunto l’età prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria, attualmente 67 anni, destinatari di una delle cosiddette deroghe Amato. Si tratta dei cosiddetti quindicenni, lavoratori e lavoratrici iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO) e alle forme sostitutive ed esclusive in possesso di contribuzione prima del 1996 che:

hanno perfezionato 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992. Sono utili tutti i contributi a qualsiasi titolo versati.

I contributi figurativi, da riscatto e da ricongiunzione riferiti a periodi che si collocano entro il 31 dicembre 1992 possono essere valutati anche se riconosciuti a seguito di domanda successiva a tale data;
sono stati autorizzati al versamento dei contributi volontari entro il 31 dicembre 1992, anche se poi non hanno versato i contributi volontari;
sono lavoratori dipendenti con un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni e che risultano occupati per almeno 10 anni (anche non consecutivi) per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell’anno solare (lavoratori stagionali o con attività lavorative discontinue), maturati anche successivamente al 31 dicembre 1992, considerando però solo la contribuzione obbligatoria;
lavoratori che al 31/12/1992 hanno maturato un’anzianità contributiva tale che, pur se incrementata dei periodi intercorrenti tra il 1° gennaio 1993 e la fine del mese di compimento dell’età pensionabile, non raggiungerebbero il requisito contributivo richiesto in quel momento.
La deroga Amato non si applica ai lavoratori del comparto Ferrovie dello Stato e gli iscritti alla Gestione Separata.

Come si vede un guazzabuglio nel quale è difficile orientarsi e si capisce bene quale sia la difficoltà degli attori istituzionali di mettere ordine nella materia.

favore, pensione, regimi

Firenze Post è una testata on line edita da Toscana Comunicazione srl
Registro Operatori della Comunicazione n° 23080