Mes dimenticato causa Covid. Ue torna alla carica, ma Italia e Germania nicchiano

 

In Europa torna d’attualità la discussione sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che tanto fece discutere in Italia e che adesso è scomparso (o quasi) invece dalle discussioni politiche o sui talk – show, surclassato da covid e vaccini. A suo tempo Renzi è stato uno dei più convinti sostenitori di questo strumento, contestato dalle destre, poi il lockdown ha travolto tutto e tutti e il Mes è diventato un fantasma. Ma adesso i ministri europei vogliono ritornare sull’argomento e Daniele Franco, il ministro delfino di Draghi, è atteso al varco dai colleghi europei, e deve chiarire la posizione ufficiale dell’Italia sul MES.

Il ministro dell’Economia dovrà spiegare ai partner le ragioni di un processo di ratifica del trattato sul fondo salva-Stati ESM ancora in alto mare. L’Eurogruppo di lunedì prossimo (17 gennaio), il primo del nuovo anno, dovrà tra le altre cose fare il punto della situazione sul Meccanismo europeo di stabilità. Ci sono solo due Paesi dove il processo di adozione del nuovo trattato è fermo: Germania – per via di un ricorso alla Corte costituzionale – e Italia – per ragioni politiche di cui ora si chiede conto. Anche Francia e Portogallo non hanno ancora approvato, ma in quei Paesi non ci dovrebbero essere problemi.

Nl gruppo dei Paesi con la moneta unica c’è del malumore, altrimenti non si avvertirebbe la necessità di ottenere rassicurazioni dal ministro italiano. Bruxelles diventa il luogo in cui si condensano dubbi circa affidabilità dell’Italia e la capacità della sua classe dirigente a tenere fede agli impegni presi. A Berlino la questione costituzionale è fuori dal controllo della cancelleria federale, a Roma è il Parlamento, che ancora non decide e lascia tutto in sospeso. In Francia e Portogallo l’iter di ratifica è a uno stato molto avanzato tanto che potrebbero essere fornite assicurazioni probanti sulla sua approvazione  essere concluso già per la riunione dell’Eurogruppo di lunedì.

In occasione del dibattito, chi si occupa del dossier confida che il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, ricordi l’importanza di avere un common backstop. Il fondo salva-Stati, come ridisegnato dai Paesi dell’eurozona, dovrebbe fornire sostegno comune al sistema finanziario (il backstop, appunto). Dovrebbe mettere i fondi nel fondo di risoluzione delle crisi bancarie. A patto che tutti gli Stati ratifichino un accordo che si voleva in vigore dal 1° gennaio di quest’anno. Ecco perché c’è voglia di avere risposte e garanzie. L’Italia deve chiarire cosa succede. Va ricordato che durante il governo Conte 2 Italia viva e una parte del centrodestra avevano spinto per la richiesta di un prestito per sostenere spese sanitarie legate alla pandemia. Con l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi l’urgenza di chiedere quei soldi è improvvisamente scomparsa dall’orizzonte del governo, ma adesso dovrò tornarci, e anche in fretta,

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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