Vista la maggioranza chiara e unita

Nuovo governo, fonti Quirinale: “L’indicazione è chiara, presto l’incarico a Giorgia Meloni”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con Giorgia Meloni in una foto d’archivio (Foto ANSA)

ROMA – “Strada lineare per il nuovo governo”, fanno sapere fonti del Quirinale. Significa che il presidente Mattarella prevede tempi tecnici non lunghi per affidare l’incarico alla futura presidente. Il voto del 25 settembre, del resto, disegna una maggioranza ampia e, almeno finora, coesa sul nome del premier, quindi l’esito è tracciato. E i comportamenti saranno lineari rispetto al risultato elettorale e alla costituzione. Se l’indicazione sarà chiara, come appare oggi, è probabile un incarico diretto a Giorgia Meloni che poi si ripresenterà al Quirinale con la lista dei ministri.

ROSATELLUM – Con questo dato acquisito, il Colle sta già elaborando i risultati delle elezioni politiche. Sembrano lontani anni luce gli interrogativi della primavera 2018 quando i risultati delle urne non diedero numeri chiari costringendo il Quirinale ad un uso compulsivo del pallottoliere e a consultazioni che di fatto durarono quasi tre mesi. Per poi arrivare alla coalizione gialloverde, tra la Lega e M5s, che nessuno aveva neanche ipotizzato durante la campagna elettorale di 4 anni fa. Oggi è tutto più semplice e il temibile Rosatellun ha dato una maggioranza incredibilmente omogenea anche al Senato, tallone d’Achille di ogni esecutivo.

MATTARELLA – Per questo Sergio Mattarella, naturalmente silente durante la campagna elettorale, ora si prepara ad entrare in scena in un palcoscenico dove ogni cosa sembra in ordine: i numeri di maggioranza; la convinzione che la coalizione di centrodestra non gli indicherà come premier nessun altro se non Giorgia Meloni; e, last but not least, l’eredità del passato già consegnata alle forze politiche del modo di pensare ed agire del presidente Mattarella. In primis i paletti inderogabili di atlantismo ed europeismo. Non ci sarà bisogno, questa volta – o almeno c’è una ragionevole convinzione che non accadrà – di dover segnalare l’inopportunità di inserire nella lista dei ministri qualche nome inappropriato rispetto alle scelte fondamentali di politica estera ed economica dell’Italia.

MINISTRI – Come successe, ad esempio, proprio in quelle settimane concitate di fine primavera del 2018 quando i Cinque Stelle proposero Paolo Savona all’Economia – considerato troppo anti-europeista – aprendo un braccio di ferro istituzionale con il presidente della Repubblica. Che ha voce in capitolo nella formalizzazione dei ministri come spiega con chiarezza l’articolo 92 della Costituzione: “il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Si tratta quindi del necessario incontro di due volontà e poteri, nella cornice Costituzionale.

CONSULTAZIONI – Non c’è dubbio che questa regola vale anche per il futuro esecutivo, almeno per i ministeri che il presidente considera di garanzia, cioè al minimo Esteri, Difesa ed Economia. La tempistica porta a cerchiare in rosso le giornate di fine ottobre come inizio delle consultazioni. Il presidente come di consueto sentirà i gruppi parlamentari che si saranno appena formati, e i nuovi presidenti delle Camere. Per poi procedere con l’incarico a Giorgia Meloni.

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Ernesto Giusti


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