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Qatargate: Eva Kaili resta in carcere. E una sua ex collaboratrice la attacca

Eva Kaili (EPA/JALAL MORCHIDI)

BRUXELLES – Eva Kaili resterà in carcere. L’ex vicepresidente del Parlamento Europeo, detenuta dal 9 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, dovrà restare agli arresti per almeno un mese. Kaili, secondo quanto riferito in una nota diffusa dalla procura federale belga, può ora fare appello contro la decisione presa dai giudici della Camera di consiglio entro 24 ore.

In tal caso, dovrà comparire davanti alla Camera d’accusa presso la Corte d’appello di Bruxelles entro 15 giorni. La procura indica inoltre che, nell’interesse delle indagini, per il momento non verranno fornite ulteriori informazioni

“Non è mai stata corrotta e spero che la liberino presto” aveva detto in mattinata Mihalis Dimitrakopoulos, avvocato della Kaili, arrivando al tribunale di Bruxelles Ma Sulla politica greca arrivano intanto le accuse di una ex collaboratrice, Sofia Mandilara, che ha lavorato per lei dal 2013 al 2014, la quale ha detto: “Eva Kaili è andata negli Stati Uniti per due volte con i soldi del Centro di Uguaglianza di Genere di Atene, finanziato dall’Eurocamera, solo per scopi personali”.

L’ex assistente ha raccontato alle telecamere di Mediaset inoltre di “non essere rimasta sorpresa del fatto che la sorella di Eva Kaili sia stata chiamata in causa. Infatti già nel 2013, pur non essendo autorizzata ad assumere sua sorella o parenti, la nominò direttore delle Relazioni Internazionali del Centro”.

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