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Dossier, inchiesta di Perugia: per Cantone il fenomeno ha numeri “mostruosi”. Tutelare l’Antimafia

Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone

ROMA – “I numeri che oggi do – sui fenomeni di dossieraggio (ndr) – sono davvero preoccupanti, sono mostruosi. Ma il mio compito è quello di individuare le responsabilità penali”. Lo ha affermato Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, in audizione oggi presso la Commissione parlamentare antimafia.

E ancora: “Credo ci sia l’esigenza di ripristinare la verità sui fatti che sono stati detti in questa fase, alcuni riportati in modo generico non avendo conosciuto gli atti, e per intervenire a tutela di un’istituzione sacra come la procura nazionale. Non mi occupo di bolle di sapone. E chi parla di bolle di sapone ne risponderà nelle sedi giuste. Esiste un limite a tutto, se non si conoscono gli atti non si può esprime giudizio”.

Seecondo Cantone “c’è l’esigenza di una serie di strumenti come delle infrastrutture telematiche giudiziarie e vorrei ricordarlo in un momento nel quale con grandissima fatica ci stiamo avviando al processo telematico”.

“Il mercato delle Segnalazioni di operazioni sospette (Sos) – ha proseguito Cantone – non si è affatto fermato. Abbiamo una prova clamorosa: durante la prima fuga di notizie è uscito un riferimento ad una Sos riguardo a un imprenditore che avrebbe avuto a che fare col ministro della Difesa, quella Sos non era stata vista da Striano. C’era qualcuno che continuava a vendere sotto banco le Sos. Questa indagine è stata trasmessa alla procura di Roma”.

AGGIORNAMENTO DELLE 15,45

“Il fatto che la stampa abbia commissionato le attività di informazione a un ufficiale di polizia giudiziaria è un’ipotesi investigativa su cui auspichiamo di essere smentiti. Ci sono stati casi in cui ritenevamo evidente che c’era stata una commissione per accedere alle banche dati”, ha detto ancora Cantone. “Abbiamo analizzato i nominativi e i soggetti mediaticamente esposti, in quel lungo elenco di nomi, 165 accessi complessivi riguardavano soggetti vip e sono oggetti del capo di imputazione”.

Questa è la seconda fuga di notizie in questa inchiesta. Però ancora non abbiamo capito chi e come questa notizia l’ha fatta uscire, danneggiando l’indagine”, ha proseguito Cantone. Il procuratore ha inoltre spiegato di aver “sentito per due volte il ministro della Difesa, che credo vada ringraziato”. “La funzione del pm è individuare l’esistenza dei reati, dei fenomeni non se ne occupano. Esistono fatti di rilevante gravità di cui se ne occupa ognuno per le sue competenze”, ha aggiunto.

GRAVINA – In merito alla vicenda delle operazioni pre investigative di Striano e Laudati su Gravina “ci sono stati una serie di contatti con soggetti della Lazio, ma finché non si trova la prova non ci sono responsabilità. Abbiamo ascoltato a Perugia Claudio Lotito come persona informata sui fatti, poi abbiamo ritenuto di trasmettere gli atti alla procura di Roma”. Così il procuratore di Perugia Raffaele Cantone in commissione parlamentare antimafia, ascoltato in merito all’inchiesta sui presunti dossieraggi.

LEGA – “Un dossier sui finanziamenti della Lega finito nei cassetti della Dna – che pure non aveva competenza – e non è stato trasmesso ad alcuna procura distrettuale. Perché erano state raccolte e custodite quelle informazioni? Nel bel mezzo dello scandalo spioni, il giallo di questo dossier è l’ennesima notizia inquietante, su cui il parlamentare Gianluca Cantalamessa ha chiesto spiegazioni in Commissione Antimafia a Giovanni Melillo (ieri) e a Raffaele Cantone (oggi)”. Così la Lega in un comunicato. “Da anni la Lega subisce una campagna diffamatoria che poi viene smontata in tribunale dopo anni di fango e di vite rovinate: lo scandalo spioni conferma che si tratta di un vero e proprio attacco alla democrazia. Faremo di tutto per andare fino in fondo”.

BORGHI (LEGA) – “Oggi al Copasir, di cui io sono membro, ci saranno due audizioni importanti, del procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, e del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo”. Lo afferma ad Affaritaliani.it il senatore della Lega e membro del Copasir Claudio Borghi.

“Nel cercare di scoprire il malaffare – sottolinea Borghi – intanto venivano costruiti dossier falsi su operazioni sospette che non sono assolutamente un reato. I miei dati da quanto ho saputo sono stati spiati nell’agosto del 2022 quindi esattamente prima delle elezioni politiche. La domanda che tutti si fanno, chi c’è dietro? Il faro di queste operazioni ossessive è su personaggi in particolare del Centrodestra o Renzi e renziani, quindi usciti dal Partito Demmocratico. E se pensiamo che il giornale che sembra essere il veicolo di questi dossier, Il Domani, è di proprietà di De Benedetti tutto fa pensare che dietro ci sia una regia politica intorno all’area del Pd. Non mi aspetto un coinvolgimento diretto del partito, sarebbe ancora più grave, ma è un fatto che queste operazioni sembrano mirate a colpire gli avversari politici del Pd. D’altronde non dimentichiamoci che De Benedetti è noto come la tessera numero uno del Partito Democratico”.

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