88° Maggio Musicale: si comincia con «The death of Klinghoffer». Regia di Luca Guadagnino

FIRENZE – Domenica 19 aprile 2026 alle 17, nella Sala Grande del Teatro, prende il via l’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino con The Death of Klinghoffer, opera di John Adams mai rappresentata a Firenze e ispirata al sequestro della nave da crociera “Achille Lauro”, avvenuto nell’ottobre del 1985. Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, c’è Lawrence Renes, un vero specialista, esecutore e profondo conoscitore delle composizioni di Adams. Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; Laurent Naouri nella parte di Leon Klinghoffer; Susan Bullock in quella di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato è sia la Swiss Grandmother sia l’Austrian Woman; Joshua Bloom è Rambo, il leader dei terroristi; Andreas Mattersberger è The first Officer; Roy Cornelius Smith è Molqi; Levent Bakirci è Mamoud; Janetka Hoșco è la British dancing girl e Marvic Monreal è Yazmir. La regia e le scene sono di Luca Guadagnino, alla prima regia di uno spettacolo al Teatro del Maggio; maestro del Coro Lorenzo Fratini, coreografia di Ella Rothschild. I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer. Artisti danzatori: Micah Best, Zachary Buri, Jenna Davis, Matilde Di Ciolo, Flavio Ferruzzi, Ria Girard, Shaked Heller,Emilia Martinez, Skye Notary, Riley O’Flynn, Reika Shirasa; figuranti speciali: Elena Barini, Roberta Benvenuti, Sabina Casaroni, Luciano Colzani, Maria Caterina Frani, Federica Garavaglia, Alma Sophie Golinski, Edoardo Groppler, Sandro Mabellini, Stefano Mascalchi, Guido Mazzoni, Francesco Pacelli, Irene Petris, Carlo Pucci, Federico Raffaelli, Roberta Raimondi, Hortencia Teran, acrobati: Leonardo Paoli, Laura Pistolesi, Leila Ghiabbi, Giada Inserra, Simone Ticci.
Luca Guadagnino e di Lawrence Renes debuttano al Maggio con una storia contemporanea che, a distanza di oltre quarant’anni, lascia il segno per i risvolti umani, storici e politici che ancora riesce ad evocare. Un’opera contraddittoria e di rarissima esecuzione, anche per le polemiche che suscita ogni volta che qualcuno la propone (anche Guadagnino, che ne avrebbe voluto curare la regia anche prima, vi è visto opporre più di un rifiuto); in realtà né John Adams né la librettista Alice Goodman si schierano; illustrano, ma non giudicano: hanno come unico obiettivo quello di dare voce a tutti i protagonisti della truce vicenda in modo vero e di mettere indirettamente in scena una delle grandi tragedie dei nostri tempi, ovvero la convivenza forzata in un piccolo spazio di due popoli che si odiano.
Il pubblico del Maggio, finora, se ha avuto la voglia di ascoltare composizioni di John Adams (e non solo questa sorta di oratorio, che è anche un’opera di teatro danza) ha dovuto andare altrove o contentarsi delle registrazioni. Spiega il sovrintendente Fuortes, che la selezionò due anni fa (quando non erano immaginabili gli sviluppi della tragedia di Gaza): “Si tratta di un’opera straordinariamente ricca, complessa e profonda, su libretto di Alice Goodman, che considero tra i testi più intensi, duri e poetici del secondo dopoguerra. È una scrittura densa di richiami, di citazioni al sacro, che nel tempo non sempre è stata accolta e interpretata nella sua piena natura di opera d’arte, né valutata nella sua interezza. Un teatro d’opera non deve limitarsi a intrattenere, ma ha anche il compito di confrontarsi con i grandi temi del nostro tempo, sempre attraverso un linguaggio artistico. Quando, due anni fa, con Guadagnino abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, non era prevedibile l’attualità che oggi circonda quest’opera. E tuttavia la sua lettura scenica rifugge ogni forma di speculazione o di riferimento diretto al presente. Proprio per questo, la scelta di inaugurare il Festival con questo titolo incarna pienamente la nostra idea di teatro d’opera: un teatro che sappia parlare all’oggi, alle questioni che riguardano tutti noi, senza trasformarsi in un trattato di geopolitica, ma elevando il discorso attraverso la forza del linguaggio artistico. In questo senso, l’opera di Adams si distingue per uno straordinario equilibrio, dando voce a tutte le parti coinvolte – ebrei, palestinesi, e tutti i protagonisti della vicenda – con una misura e una profondità davvero rare. Non siamo di fronte a un racconto di cronaca, ma a una trasfigurazione che si avvicina alla solennità dell’oratorio. La stessa Goodman ne ha sottolineato questa natura, una visione condivisa da Guadagnino e Renes, che mi sento di accostare, per ampiezza e respiro, a una vera e propria “Passione” di matrice bachiana. The Death of Klinghoffer è, a mio avviso, un’opera che stimola il pensiero e invita alla riflessione senza imporre risposte. Lascia aperti gli interrogativi, come è proprio delle grandi opere d’arte. È questo lo spazio che il teatro deve saper offrire oggi, e mi auguro che il pubblico possa accoglierla nella sua straordinaria profondità.”

Il direttore Lawrence Renes commenta: “Affrontare The Death of Klinghoffer significa confrontarsi con una delle partiture più complesse e profonde del nostro tempo. La musica di John Adams che è un compositore che ammiro e del quale posso dirmi amico, possiede una bellezza straordinaria, ma richiede anche uno sforzo enorme da parte di tutti: orchestra, coro, cantanti e direttore. È, per certi versi, un Everest musicale, una sfida che mette alla prova ogni livello dell’esecuzione. Non ho già avuto occasione di dirigerla, questo per me è un debutto, e perciò sono particolarmente felice di essere coinvolto in questa produzione fiorentina anche perché ho l’occasione di lavorare con Luca Guadagnino del quale conosco l’amore verso la musica di Adams e che portato sempre con sé nel proprio cinema. In quest’opera, parola e musica sono indissolubilmente legate. Ogni scelta ritmica, ogni inflessione melodica nasce direttamente dal testo di Alice Goodman: non esistono forme tradizionali come aria o recitativo, ma un flusso continuo in cui la musica si modella sulla lingua, sul ritmo e sul significato delle parole. È una scrittura che chiede precisione assoluta, ma che allo stesso tempo riesce a raggiungere momenti di intensa emozione e persino di trascendenza. Anche dal punto di vista sonoro, Klinghoffer è un’opera profondamente contemporanea: l’uso dell’elettronica, dei sintetizzatori e dell’amplificazione non ha lo scopo di aumentare il volume, ma di dialogare con il nostro modo attuale di ascoltare, creando un’esperienza immersiva e diretta. Ma al di là degli aspetti tecnici, ciò che rende quest’opera davvero necessaria è la sua dimensione umana. Klinghoffer ci invita a entrare nella complessità delle vite e delle esperienze dei personaggi, senza semplificazioni, senza giudizi immediati. Ci chiede di ascoltare, di comprendere, di accogliere punti di vista diversi, anche quando risultano difficili o scomodi. È un’opera che parla al nostro presente con una forza sorprendente e che, proprio per questo, richiede da parte di chi ascolta un’apertura profonda, libera da pregiudizi.”
L’Achille Lauro, nave da crociera italiana, fu dirottata nel primo pomeriggio del 7 ottobre del 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente della ben più nota OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel corso delle concitate e frenetiche ore che seguirono il sequestro, che portò all’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio, gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’.
The Death of Klinghoffer si struttura in un prologo e due atti e si basa sul libretto scritto dalla poetessa Alice Goodman; è andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991. In Italia è stata rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena.
Solo due repliche: mercoledì 22 aprile alle 20 e domenica 26 aprile alle 15.30. Durata complessiva: 2 ore e 35 minuti circa, intervallo incluso.
Visibilità limitata: 15€ – Galleria: 35€ – Palchi: 45€ – Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€ per la prima e 110 per le repliche; biglietti anche direttamente sul sito del Maggio

