Donna uccisa a San Godenzo: altri due omicidi contestati all’ex chef. L’accusa: sempre per intascare la polizza

FIRENZE – A Emiliano Milza, l’ex chef di 50 anni in carcere da gennaio con l’accusa di omicidio in concorso della compagna Franka Ludwig, la 52enne tedesca trovata senza vita il 2 luglio dell’anno scorso lungo il sentiero che porta alla Fonte del Borbotto, a Castagno d’Andrea, nel comune di San Godenzo (Firenze), la Procura di Firenze adesso contesta altri due omicidi: quello del padre e quello della badante della madre.
Ne dà notizia oggi il quotidiano La Nazione, ricordando che per l’omicidio di Franka Ludwig, che sarebbe stata uccisa per intascare il premio di una polizza sulla vita che la 52enne tedesca sarebbe stata convinta a stipulare, è in carcere anche la presunta complice di Milza, la 59enne Simona Hirsch. Il corpo del genitore verrà riesumato nelle prossime settimane: nei prossimi giorni è previsto in Procura il conferimento dell’incarico ai consulenti che dovranno eseguire autopsia e accertamenti tecnici irripetibili sul corpo dell’uomo, una volta riesumato.
Per la badante 40enne, spiega La Nazione, è in fase di definizione la rogatoria con il Perù (paese di origine della defunta, dove è stata sepolta). Gli approfondimenti sul decesso del padre, avvenuto ad agosto 2022, sono scattati a seguito dell’esposto depositato in procura dalla sorella dell’uomo, che nei mesi precedenti alla sua morte aveva confessato di avere il sospetto che il figlio gli desse delle sostanze nel vino.
Secondo l’accusa, al fine di “impadronirsi del patrimonio di famiglia”, l’ex chef avrebbe provocato la morte del genitore “indebolendone progressivamente l’equilibrio psico fisico mediante sistematica somministrazione occulta, diluite nel vino e nelle pietanze da lui stesse preparategli in occasione dei pasti”, di dosi crescenti e massive di “ipnotici (benzodiazepine) fino a sfibrarne il fisico e a indurgli crisi respiratorie”.
Per la badante, invece, sempre secondo l’accusa, mesi prima di morire sarebbe stata convinta da Milza – che avrebbe agito con “premeditazione e con crudeltà” ostentando “affetto e vicinanza” – ad aprire un’assicurazione sulla vita: lo chef l’avrebbe persuasa dicendole che in caso di decesso avrebbe riscosso l’indennizzo “curandosi di recapitare la somma” ai figli in Perù.
Anche in questo caso, la morte sarebbe avvenuta tramite “l’occulta somministrazione” di dosi massive ipnotici in bevande e pietanze. Le accuse per il 50enne – difeso dagli avvocati Vittorio Sgromo e Cristiano Calussi – sono di omicidio volontario aggravato e frode assicurativa per aver tentato di riscuotere l’indennizzo della polizza sulla morte della badante, denunciata come decesso dovuto a un malore.
