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Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: indagini concentrate nella cerchia familiare. Ipotesi ricina fatta in casa

Le vittime Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita

CAMPOBASSO – Si stanno concentrando all’interno della cerchia familiare le indagini degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura di Larino, sul duplice omicidio di Pietracatella. In queste ore le verifiche riguardano i rapporti più stretti di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, con almeno cinque persone che avrebbero avuto contatti diretti nei giorni precedenti alla morte.

Gli investigatori privilegiano al momento l’ipotesi che la ricina che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, sia stata prodotta artigianalmente attraverso la lavorazione dei semi di ricino. La pianta del ricino, utilizzata anche a scopo ornamentale, è diffusa anche in Molise ed è reperibile in vivai, orti e giardini privati. Secondo gli investigatori, la sostanza potrebbe essere stata ricavata da qualcuno con conoscenze specifiche sul veleno e sulle modalità di estrazione della tossina. In passato derivati del ricino sarebbero stati utilizzati anche in ambito agricolo per allontanare animali infestanti come topi e talpe dalle coltivazioni.

Le analisi tossicologiche del Centro antiveleni Maugeri di Pavia hanno confermato la presenza della ricina nei campioni biologici delle due vittime. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono a fine dicembre 2025 dopo tre accessi al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove inizialmente il quadro clinico era stato interpretato come una sospetta tossinfezione alimentare. L’inchiesta della Procura di Larino procede su un doppio binario: duplice omicidio volontario contro ignoti e omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli.


Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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