Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: sotto torchio l’infermiere che somministrò flebo a casa

CAMPOBASSO – Si stringe il cerchio intorno all’inchiesta sul giallo di Pietracatella. Nel pomeriggio di oggi, 18 maggio 2026, è stato riascoltato anche l’infermiere che il giorno di Santo Stefano somministrò le terapie endovenose alle vittime Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
L’uomo, amico di famiglia, dipendente di una struttura sanitaria di Campobasso, era già stato sentito dagli investigatori nelle settimane passate. L’audizione in Questura, estremamente delicata per le sorti dell’inchiesta, è durata circa un’ora. Al termine dell’incontro con gli inquirenti, l’operatore sanitario si è trovato di fronte al prevedibile assedio dei cronisti in attesa all’esterno. L’uomo, tuttavia, ha preferito tirare dritto: trincerandosi dietro un assoluto riserbo, non ha voluto rispondere ad alcuna delle domande
Il colloquio odierno, richiesto dal legale di uno dei medici attualmente indagati, rappresenta uno snodo
investigativo di primaria importanza.
L’obiettivo degli uomini della Squadra Mobile è infatti quello di cristallizzare i contorni temporali
e clinici di quel drammatico 26 dicembre 2025. In quelle ore, madre e figlia accusavano già pesanti sintomi e malesseri anomali, tanto da richiedere un intervento domiciliare e l’applicazione di flebo. Cosa
riferivano esattamente Antonella e la quindicenne Sara in quei frangenti e quali erano i loro parametri vitali e i sintomi evidenti prima del tracollo definitivo dovuto al letale avvelenamento da ricina? Le risposte fornite oggi dall’infermiere potrebbero rivelarsi fondamentali.
Non è stato invece ancora fissato il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. Intanto proseguono anche gli accertamenti degli investigatori sulle chat andate avanti per mesi in rete sul tema ricina. Si lavora per capire se possano essere rilevanti o meno per l’inchiesta.
