Caso Carrai e Fondazione Meyer: Comitato garanti, “non spetta a noi decidere”

FIRENZE – “Il Comitato dei garanti non ha alcun ruolo, né consultivo né decisionale, nella scelta del
presidente della Fondazione, che spetta al direttore generale del Meyer”, inoltre non ha mai rilevato alcun comportamento o decisione “che fosse in contrasto con i principi dello Statuto e
del codice etico”.
Così si legge nella risposta fornita dal Comitato dei garanti della Fondazione del Meyer a Firenze per la
Palestina, Sanitari per Gaza e partito dei Carc, che avevano sollecitato un incontro per la rimozione dalla presidenza della Fondazione di Marco Carrai, in quanto console onorario d’Israele.
“E’ l’ennesima affermazione del ‘non ci compete’ di pilatesca memoria”, il commento delle tre realtà affidato a una nota. “Niente di imprevisto, del resto: i tre membri sono stati nominati su proposta della persona sul cui operato dovrebbero pronunciarsi. Nella lettera del 18 maggio – spiegano – i garanti Susanna Cressati, Pietro Dattolo e Umberto Tombari ribadiscono che il console non avrebbe mai agito in contrasto col codice etico della Fondazione, scegliendo di non prendere in considerazione la persona a tutto tondo, ma solo ciò che ricade nella stretta sfera del suo mandato. Non sappiamo se questo sia
legalmente ineccepibile, ma certo non lo è moralmente agli occhi dei fiorentini e va a detrimento della reputazione della Fondazione e, purtroppo, dell’ospedale pediatrico stesso”.
Nella nota viene ricordato anche il caso del console onorario russo Francesco Giani che “si fece da parte dopo una richiesta di dimissioni ‘spontanee” dal consiglio di indirizzo del Meyer, mentre ora “nessuno ritiene opportuno dare un consiglio da amico al console onorario di Israele. Che, come abbiamo già fatto
notare, non sarebbe console onorario se non fosse gradito all’establishment israeliano”.
“Probabilmente – conclude la replica di Firenze per la Palestina, Sanitari per Gaza e Carc – il governatore Giani, il direttore generale del Meyer e la Fondazione stessa col suo presidente, pensano di essere giunti vincitori alla finale di quello che abbiamo definito un torneo di ping pong: un nulla di fatto a cui dovremmo rassegnarci”.
