88° Festival del Maggio Musicale: applausi per «Giulio Cesare in Egitto» di Händel

FIRENZE – Sala piena e molti applausi oggi, domenica 14 giugno 2026, al Teatro del Maggio per la prima di Giulio Cesare in Egitto, una delle opere più famose di Georg Friedrich Händel che, sorprendentemente, non era mai stata messa in scena dal Maggio. Né in stagione né in nessuno degli 87 festival che hanno preceduto quello in corso, l’88°, del quale conclude il cartellone della lirica con solo tre repliche: venerdì 19 giugno alle 19; domenica 21 alle 15.30 e giovedì 25 alle 19.
Uno spettacolo ben riuscito cui vale la pena di assistere. Indubbiamente l’allestimento, creato a Montecarlo per Cecilia Bartoli due anni fa e poi replicato in altri teatri europei, è ben rodato e il direttore Gianluca Capuano, che di Händel al Maggio ha già diretto nel 2022 l’Alcina, è un grande specialista. Stavolta non ha diretto l’orchestra di Montecarlo, pure specializzata nel repertorio, bensì l’Orchestra del Maggio, cui sono stati aggiunti l’arpa barocca di Marta Graziolino, la tiorba del fiorentino Giovanni Bellini e la viola da gamba di Cristiano Contadin, ma il violoncello continuo, Simão Pedro Alcoforado Barreira, è un primo violoncello dell’Orchestra del Maggio. Sul palco, ad accompagnare l’aria Se in fiorito ameno prato, si è vista la spalla dell’orchestra, Salvatore Quaranta. Orchestra e Coro hanno molto ben assecondato il direttore.
Ottimo nel complesso il cast, dove tutti si distinguono per la recitazione curatissima, oltre che per l’esecuzione musicale. Raffaele Pe, nel ruolo di Giulio Cesare, si muove sul palco da autentico mattatore, particolarmente efficace nei punti in cui l’azione consente un po’ d’ironia; il soprano Mariangela Sicilia, che canti Puccini o Mozart o Händel, è sempre un piacere per le orecchie: voce bella, espressiva, voluminosa quando serve e ben udibile nei pianissimi, sempre omogenea anche nei passaggi più arditi, con un controllo perfetto del fiato: una Cleopatra di gran lusso. La Cornelia di Fleur Barron è un po’ penalizzata, all’inizio, dalla regia che la fa muovere con gesti caricati come una diva del cinema muto, portando un po’ troppo sopra le righe anche i movimenti dello straordinario controtenore e sopranista Nicolò Balducci (voce bellissima, oltre che grande perizia), che interpreta suo figlio Sesto Pompeo. Ma per fortuna recuperano la dimensione tragica al punto giusto nel commovente duetto alla fine del primo atto (Son nata a lagrimar / Son nato a sospirar, giustamente una delle parti più conosciute dell’opera). Il controtenore Filippo Mineccia, infido e capriccioso Tolomeo, è perfettamente in parte; molto bene anche il mezzosoprano Janetka Hoşco (che si era già di recente apprezzata al Maggio come Lola in Cavalleria rusticana) nella parte di Nireno, il basso Valerio Morelli (Achilla) e il giovane baritono-basso Davide Sodini (Curio).
Non dà fastidio la trasposizione dell’azione agli anni Venti del XX secolo, su un grande piroscafo naturalmente sul Nilo, con richiami espliciti a due gialli di Agatha Christie: Assassinio sul Nilo e Assassinio sull’Orient Express, anzi, molte trovate appaiono azzeccate e divertenti. Anche se forse il regista Davide Livermore abbonda un po’ troppo con le gags. Belle anche le luci e le proiezioni. Fra bella musica, recitazione perfetta e belle immagini le tre ore abbondanti volano. Da non perdere. Biglietti per le repliche in vendita anche direttamente sul sito del Maggio
