Iran, Trump infuriato con Netanyahu per il raid su Beirut. Ma l’accordo con Teheran sarebbe vicino

Parlano di un Trump furioso con Netanyahu. Perchè con un nuovo raid sul Dahiyeh, la periferia sud di Beirut, Israele ha tentato di ostacolare ancora una volta la firma di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. L’attacco, che ha ucciso 3 persone, tra cui un comandante di Hezbollah, stando all’Idf, era in risposta ad alcuni razzi lanciati dal gruppo sciita verso il nord di Israele.
In una nota congiunta il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz avevano assicurato che il Paese “non tollera il fuoco diretto contro il suo territorio”, incalzati dai ministri di estrema destra Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich che hanno incitato a “radere al suolo Dahiyeh” e a vendicare “ogni capello torto a un soldato dell’Idf” con l’uccisione di “mille terroristi di Hezbollah”.
“Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui stava rispondendo era di entità molto limitata e insignificante”, ha commentato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha detto di essere “incazzato nero” con Netanyahu che “non ha un cazzo di buon senso” per aver lanciato un’operazione “che non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così speciale in cui siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran”.
Trump infatti aspira ad annunciare nel giorno del suo ottantesimo compleanno l’accordo, che verrà firmato a distanza e a cui seguirà un incontro in presenza in Europa tra le due parti, e ha assicurato che porterà a termine l’intesa nonostante l’attacco di Israele sulla capitale libanese. Per questo, secondo un’intervista rilasciata a Fox News, avrebbe chiesto all’Iran, che aveva promesso una rappresaglia “forte” di evitare di rispondere.
Da Teheran le voci sono contrastanti: se da una parte il presidente Masoud Pezeshkian continua a invitare a proseguire il dialogo con Washington, dall’altra le forze armate affermano di avere “il dito sul grilletto” e di non voler lasciare impunita “la nuova provocazione israeliana” contro il sobborgo di Dahiyeh, considerato la roccaforte di Hezbollah.
“L’aggressione sionista a Dahiyeh ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti o non hanno la volontà di far rispettare i propri impegni, oppure non ne hanno la capacità”, ha commentato il capo del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf, “se non c’è volontà o capacità di rispettare gli impegni assunti, non è possibile parlare di continuare il percorso negoziale”.
Anche parte della popolazione si è opposta all’accordo, scendendo per le strade di Teheran e intonando slogan contro i capi negoziatori, tra cui lo stesso Ghalibaf, per cui chiedono le dimissioni. Troppe, secondo loro, le concessioni agli Stati Uniti nel memorandum che includerebbe una serie di intese su sanzioni economiche, programma nucleare e sicurezza nello Stretto di Hormuz.
