Stadio Franchi: bagarre in Palazzo Vecchio sulla concessione alla Fiorentina per 60 anni

E’ bagarre, in Palazzo Vecchio, sulla nuova concessione dello stadio Franchi alla Fiorentina. Le opposizioni in Palazzo Vecchio attaccano la giunta guidata da Sara Funaro perché il club viola darebbe un contributo minimo, 55 milioni, a fronte di una concessione per 60 anni di uno stadio che, alla fine, sarà ristrutturato con almeno 200 milioni di fondi pubblici. Ed ecco le posizioni espresse durante e dopo il dibattito in Consiglio comunale.
NISINI – “Insieme ai colleghi toscani della Lega e al commissario regionale Andrea Crippa, ho presentato
un’interrogazione per chiedere al Governo di valutare la correttezza delle procedure di affidamento dello stadio ‘Artemio-Franchi’ di Firenze ad un soggetto privato, per un valore commerciale di circa 1,5
miliardi di euro e quindi 25 milioni l’anno, a fronte di oltre 200 milioni di euro di investimento pubblico complessivo stanziato per l’opera”.
E ancora: “C’è un massiccio squilibrio tra i due interventi, dove la quota di capitale privato prevista rischierebbe di non integrare il requisito normativo di un ‘apporto finanziario significativo’ da parte
del privato concessionario a fronte di uno sfruttamento economico ultra-cinquantennale delle infrastrutture pubbliche. La voce apparsa all’interno del documento tecnico finanziario allegato alla delibera di bilancio del Comune di Firenze solleva non pochi dubbi sulla compatibilità con il diritto comunitario, dato che lo stadio comunale è attualmente oggetto di un massiccio intervento di restyling
finanziato con risorse pubbliche derivanti da fondi statali ed europei. Giusto che i nostri cittadini sappiano se l’iter, più politico che tecnico, scelto dall’amministrazione fiorentina sia conforme ai vincoli del PNRR, alla disciplina europea e alle norme nazionali sui contratti pubblici e sul partenariato pubblico-privato,
con particolare riferimento alla trasparenza e alla sostenibilità economico-finanziaria”.
Lo dichiara la deputata toscana della Lega Tiziana Nisini, annunciando un’interrogazione sulla concessione di 60 anni dello Stato Artemio-Franchi di cui è prima firmataria insieme ai parlamentari toscani del partito Andrea Barabotti, Elisa Montemagni e al deputato e commissario regionale della Lega Andrea Crippa.
BAMBAGIONI – Il consigliere Paolo Bambagioni, esponente della lista Schmidt scrive: “Durante i lavori della Commissione, è emersa alla voce ‘beni e servizi’ la concessione per 60 anni dello stadio comunale Artemio Franchi alla società. Avendo la rara occasione di avere la sindaca in Commissione, ho chiesto a Funaro se questa fosse propedeutica alla scelta di fare la gara sullo Stadio e se questo fosse l’indirizzo della sua Giunta. La sindaca Sara Funaro ha risposto che si tratta di un’opzione”.
“Altre opzioni – continua Bambagioni – però, non ci sono al momento. Il dato emerso è il grande imbarazzo della sindaca, con l’assessore Bettarini, per questa notizia trapelata più per caso che per volontà loro, merito anche dei consiglieri di minoranza, in primis Chelli. C’è poi un’analisi politica da fare: hanno detto no, durante la Giunta Nardella, alla disponibilità della Fiorentina, di rifare lo stadio con soldi propri, ora vengono a chiedere alla Fiorentina capitali, con in cambio una concessione per ben 60 anni. Quale il guadagno per la città di Firenze? Uno stadio rattoppato, costato tanti soldi pubblici e poi dato al privato. Non un grande guadagno per Firenze”.
CASINI – Le stime emerse oggi portano a ipotizzare un valore della concessione di circa 25 milioni l’anno: una cifra che francamente riteniamo troppo elevata e rischia di esserlo anche per il club viola, va certamente considerato la strategicita’ e la necessità del contributo della Fiorentina per chiudere l’opera”. Lo dichiara Francesco Casini, consigliere comunale di Italia Viva – Casa Riformista.
Che aggiunge: «I dati emersi oggi in commissione sono dati squisitamente tecnici, frutto di valutazioni economiche, commerciali e peritali. Era del tutto naturale immaginare che portassero a un valore della futura concessione ben più elevato rispetto a quello di cui si è parlato fino ad oggi».
«Il vecchio Franchi – prosegue Casini – aveva caratteristiche completamente diverse: spazi commerciali limitati, poche aree dedicate agli skybox, nessuna possibilità di vivere l’impianto durante la settimana e un utilizzo sostanzialmente legato alle sole partite. Era quindi naturale che avesse una determinata valutazione economica. Uno stadio completamente riqualificato con risorse pubbliche, moderno, fruibile anche al di fuori dei match day, con maggiori spazi commerciali e servizi, avrà inevitabilmente un valore molto più elevato. Da tempo sostengo che non c’è solo il nodo della costruzione dello stadio, ma anche quello di trovare un equilibrio economico nella sua gestione. Le valutazioni emerse oggi, pur essendo stime tecniche che potranno essere ulteriormente approfondite, portano a ipotizzare un valore della concessione di circa 25 milioni di euro l’anno. Una cifra molto alta, che se confermata rischia di essere inaccettabile anche per la Fiorentina e che conferma quanto sia decisivo lavorare con vigore per trovare un accordo sostenibile tra le parti”.
PALAGI E PALANDRI – “Nell’adempimento contabile obbligatorio sugli equilibri di bilancio la Giunta ha programmato la concessione sessantennale della gestione dello stadio comunale: 55 milioni di capitale privato, oltre 1,5 miliardi di valore sull’intera durata”. Lo di chiarano Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune e Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2.
Che aggiungono: “C’è un modo semplice per far passare una scelta politica enorme senza che se ne accorga nessuno: metterla dentro un atto che sembra solo tecnico. È quello che sta succedendo con lo Stadio Franchi. Proviamo a spiegarlo dall’inizio, anche a chi non segue la vicenda da vicino.
Ogni anno, entro il 31 luglio, il Comune deve compiere un adempimento contabile obbligatorio: la salvaguardia degli equilibri di bilancio. In pratica si verifica che i conti dell’anno restino in pareggio e, se serve, si spostano delle somme. È un controllo di routine, molto tecnico, che di solito passa in Consiglio con un dibattito ridotto. Quest’anno è la proposta di delibera n. 40 del 2026, in discussione con scadenza l’ 11 luglio. Dentro questo atto dovuto, però, la Giunta ha infilato molto più di una verifica dei conti: una modifica del documento di programmazione strategica del Comune (il DUP) interamente dedicata allo Stadio Franchi e alla candidatura di Firenze a ospitare partite degli Europei di calcio del 2032; e, negli allegati, una vera e propria operazione economica sullo stadio.
Qui sta il punto che non si voleva raccontare, emerso in Commissione 1 stamani. Tra gli allegati che il Consiglio approva insieme alla delibera c’è il programma triennale degli acquisti di beni e servizi del Comune. In quel documento è iscritta, in tutte lettere, una “Concessione dei servizi di gestione dell’impianto sportivo comunale Stadio Artemio Franchi” con caratteristiche precise: durata di 720 mesi, cioè sessant’anni; apporto di capitale privato per 55 milioni di euro nel 2027; valore complessivo stimato dell’operazione oltre 1,5 miliardi di euro sull’intera durata. Quei 55 milioni sono l’unica voce di “capitale privato” in tutto il programma triennale del Comune. Tradotto: l’apertura ai privati sullo stadio non è più un’ipotesi vaga rinviata al futuro. È già scritta, quantificata e messa a programma dentro un atto che il Consiglio sta per votare. Chi vota la delibera di bilancio, vota anche questo, nonostante non ci siano rapporti ufficiali registrati con ACF Fiorentina”.
MOVIMENTO 5 STELLE – “Una concessione della durata di 60 anni, un apporto di capitale privato di 55 milioni di euro e una previsione inserita tra gli allegati della delibera sugli equilibri di bilancio. È quanto emerge dal programma triennale degli acquisti e dei servizi del Comune di Firenze sul futuro dello Stadio Artemio Franchi”. Un passaggio che, secondo il consigliere comunale Lorenzo Masi, avrebbe meritato un confronto politico più ampio e trasparente.
«Dopo un investimento pubblico molto rilevante per la riqualificazione dello stadio, il Comune arriva oggi a ipotizzare un partenariato con il privato della durata di sessant’anni. Se questo era l’approdo finale, è inevitabile chiedersi se la strategia scelta dall’Amministrazione sia stata davvero la più conveniente per Firenze», afferma Masi.
Secondo il consigliere, i numeri dell’operazione pongono interrogativi sull’equilibrio tra risorse pubbliche e contributo privato. «A fronte di un intervento pubblico di questa portata, il contributo previsto del futuro concessionario è pari a 55 milioni di euro. Occorre capire se questo rapporto garantisca realmente l’interesse dei cittadini e se il Comune abbia ottenuto il miglior risultato possibile.»
Da qui la riflessione sul percorso seguito dall’Amministrazione. «Se oggi si ritiene necessario affidare la gestione dello stadio attraverso una concessione privata di sessant’anni, viene da chiedersi se negli anni passati siano state valutate fino in fondo tutte le alternative, compreso un diverso coinvolgimento diretto della società sportiva. Il rischio è quello di sostenere gran parte dell’investimento pubblico e arrivare comunque a una concessione di lunghissima durata.»
Il consigliere torna poi sul tema della trasparenza, ricordando la richiesta del Movimento 5 Stelle di istituire una Commissione d’inchiesta sull’andamento dei lavori del Franchi, proposta respinta dalla maggioranza.
«Oggi scopriamo che negli atti di bilancio compare una previsione destinata a incidere sul futuro dello stadio per i prossimi sessant’anni. Viene da chiedersi se queste valutazioni fossero già state affrontate e perché il Consiglio comunale non sia stato coinvolto in una discussione politica su una scelta così rilevante.»
Per Masi una decisione di questa portata non può essere trattata come un semplice passaggio tecnico. «Il futuro del Franchi riguarda tutta la città: servono chiarezza, trasparenza e un confronto vero sulle scelte che accompagneranno lo stadio per i prossimi decenni.»
