Caso Keu: assolti Chimet e i dirigenti. Perché “il fatto non sussiste”. L’Azienda: “La Regione voleva addossarci colpe non nostre”

Sono state depositate dal Tribunale di Firenze le motivazioni della sentenza che assolve la Chimet,
azienda chimico-metallurgica aretina, insieme ad alcuni suoi amministratori e dirigenti, nel cosiddetto processo “Keu”, relativo a ipotesi di reati ambientali nella gestione dei rifiuti presso l’impianto Lerose di Bucine (Arezzo).
Il giudice dell’udienza preliminare, si spiega in una nota di Chimet, ha escluso ogni responsabilità “perché il fatto non sussiste” e “per non avere commesso il fatto”. Per l’azienda, “la limpidezza degli argomenti con cui il gup di Firenze ha escluso ogni responsabilità di Chimet e dei suoi rappresentanti per i fatti contestati non lascia spazio a dubbi, accogliendo integralmente le tesi difensive”.
E ancora: “La sentenza penale fa seguito alle pronunce del Tar della Toscana e del Consiglio di Stato che, in sede amministrativa, avevano già annullato i provvedimenti con cui la Regione Toscana aveva tentato di
addossare a Chimet la responsabilità dell’inquinamento e l’obbligo di bonifica del sito Lerose”.
“Il maggior motivo di amarezza – si osserva ancora – rimane legato alla constatazione del fatto di come le autorità amministrative regionali e provinciali abbiano aderito senza riserve alle tesi della procura di Firenze, a fronte di un’evidenza documentale di segno opposto”.
Per Chimet è “la definitiva chiusura di una vicenda giudiziaria che non avrebbe mai dovuto avere inizio. Sul piano generale, il fatto deriva dalla scarsa considerazione e comprensione di un tema come quello dell’economia circolare e del recupero dei metalli che è al centro della geopolitica internazionale e delle politiche di protezione ambientale. Questa è la mission che Chimet persegue da decenni, con
competenza ed efficienza”.
“Errori come questo – osserva l’azienda -, non colpiscono soltanto le aziende coinvolte, ma
anche la visione stessa dell’Italia su una partita strategica per il Paese e per il continente. Chimet ha sempre saputo di aver agito nel rispetto della legge – conclude -: oggi, finalmente, lo afferma anche una sentenza. E ora che i giudici hanno accertato la verità, l’auspicio è che le venga dato lo stesso rilievo che a suo tempo ebbe l’accusa”.
