Da presidente della Provincia di Firenze nominò tre direttori generali di troppo

Corte dei Conti, Renzi rischia di risarcire soldi allo Stato

di Sandro Addario - - Primo piano, Top News

Matteo Renzi Presidente della Provincia di Firenze

Matteo Renzi è stato Presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009

FIRENZE – Matteo Renzi rischia di essere condannato a risarcire lo Stato per un danno erariale di 816 mila euro, accertato durante il suo periodo di presidenza della provincia di Firenze. La Sezione toscana della Corte dei Conti lo ha citato in giudizio per il prossimo 24 settembre 2014, data della seconda udienza del processo davanti ai magistrati contabili che vede coinvolti cinque ex dirigenti della Provincia. Con Renzi sono stati citati anche l’ex assessore al Personale Tiziano Lepri e il titolare della Direzione Servizi Finanziari della stessa provincia Rocco Conte. L’ordinanza a comparire, firmata dal presidente pro tempore della Corte, Carlo Greco, è stata pubblicata in data 27 febbraio 2014.

NOMINE – Matteo Renzi (presidente della provincia di Firenze dal giugno 2004 al giugno 2009 prima di essere eletto sindaco del capoluogo toscano) aveva disposto – con un decreto da lui firmato l’11 settembre 2006 – la nomina di quattro direttori generali, al posto di uno solo come previsto dalla normativa sugli Enti locali. Nomine in eccesso che, secondo la Procura regionale della Corte dei Conti, avevano comportato un aggravio dei costi per il bilancio della provincia. In soldoni un «illecito erariale» stimato in 816.124,15 euro, per quattro stipendi al posto di uno solo.

RIASSUNZIONI – A peggiorare le cose risultò anche che i soggetti nominati Direttori Generali non provenivano dall’esterno, ma erano dirigenti di ruolo della provincia.  Gli stessi sarebbero stati collocati in aspettativa per essere poi riassunti con un contratto di diritto privato, ben più oneroso per la Provincia rispetto ai contratti di lavoro di diritto pubblico.

La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti in Toscana

La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti in Toscana

POLITICI – Il presidente «pro tempore» Matteo Renzi, già sentito dalla Procura il 22 febbraio 2013, aveva però presentato memorie difensive tali da convincere la Procura regionale che la responsabilità (per «colpa grave») del danno derivante dall’illegittima spesa era imputabile ai componenti del collegio della Direzione Generale della Provincia e al Segretario Generale dell’ente.  Veniva pertanto esclusa la responsabilità degli organi politici e restava in piedi quella dei «tecnici».

RISARCIMENTO – Le conclusioni della Procura erano state la richiesta di risarcimento del danno di 816 mila euro, ripartito tra cinque persone: 45% Lucia Bartoli (già Direttore generale di coordinamento Servizi Interni), 15% Luigi Ulivieri (già Direttore generale di coordinamento Sviluppo e Territorio), 10% Giacomo Parenti (già Direttore generale coordinamento Infrastrutture), 10% Liuba Ghidotti (già Direttore generale coordinamento Servizi alla Persona), 20% Felice Strocchia (già Segretario generale della Provincia).

DIFESA – Prima della nuova prossima udienza del processo contabile, gli accusati hanno presentato memorie difensive nelle quali in sostanza si evidenzia il ruolo degli «organi politici» nell’indirizzo dato alla riorganizzazione della Direzione Generale. Della serie «ci siamo adeguati». Da qui la decisione del presidente della corte di ascoltare, il prossimo 24 settembre, Renzi, il suo ex assessore e il capo della Finanza della Provincia.

DECISIONE – È presto per ipotizzare le prossime mosse e soprattutto la sentenza finale. Sarà presente il premier Matteo Renzi all’udienza del 24 settembre (dove comunque potranno parlare solo gli avvocati) o, magari per un «legittimo impedimento», si farà rappresentare dai suoi legali? Cosa deciderà la corte? Dividere l’obbligo al risarcimento di 816 mila euro tra otto, cinque  o tre persone? O una sola? Oppure sentenziare che il danno erariale non c’era e che, di conseguenza, non c’è stato nessun illecito nel pagare quattro direttori generali al posto di uno. L’impressione è che i tempi non saranno brevi. Ed è quello su cui in molti puntano.

 

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Sandro Addario

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Giornalista

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