Dopo la stop al decreto da parte del Tar del Lazio

Imu agricola, sul piede di guerra il sindaco di Fivizzano: «Se Renzi non la cancella, porterò la sede del comune a 860 metri»

di Andrea Ferrari - - Cronaca, Economia

Sassalbo, la frazione a 860 metri slm dove il sindaco vuol trasferire il comune di Fivizzano

Sassalbo, la frazione a 860 metri slm dove il sindaco vuol trasferire il comune di Fivizzano

FIRENZE – Non c’è pace per l’Imu sui terreni agricoli che dovrebbe essere pagata (retroattivamente per il 2014) il 26 gennaio 2015. Decisa dal governo per finanziare parte del «bonus Renzi» di 80 euro per gli italiani, sta trovando numerosi ostacoli, ultimo (e più importante) dei quali uno «stop» del Tar del Lazio, deciso il 22 dicembre scorso e che verrà definitivamente discusso dai magistrati amministrativi il 21 gennaio: vale a dire due giorni lavorativi prima della scadenza per il pagamento. Uno dei principali punti sotto esame è la distinzione dei comuni in tre fasce: la prima fino a 280 metri di altitudine (dove l’Imu si paga senza esenzioni), la seconda tra 281 e 600 metri (dove sono esentati coltivatori diretti e imprenditori agricoli), la terza oltre 600 metri di altezza (dove c’è esenzione totale dell’Imu agricola e nessuno la paga). Il problema è che per altitudine il decreto del governo Renzi considera come punto riferimento quella del luogo dove è fisicamente ubicato il palazzo Comunale.

Sul piede di guerra in Toscana c’è, tra gli altri, il sindaco Pd di Fivizzano (Massa Carrara) Paolo Grassi: «Se non verrà cancellata questa imposta – ha detto – sposterò la sede del Comune di Fivizzano nella frazione di Sassalbo a quota 860 metri» rispetto agli attuali 326 sul livello del mare. Una decisione per la quale ha già avuto il via libera dal proprio Consiglio Comunale nella seduta del 29 dicembre. Così di fatto nessuno degli abitanti dovrebbe pagare un euro di Imu agricola.

«Il Tar del Lazio – spiega ancora Grassi – dice due cose importanti: non si può far pagare l’Imu in base all’altitudine e i tempi poi sono sbagliati perché c’era già stata la chiusura del bilancio dei Comuni il 30 novembre scorso quando il decreto del governo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 dicembre». «Chiediamo quindi al governo – conclude – di trovare una soluzione. Io l’ho già trovata: vado a Sassalbo e porto il Comune dai 326 metri di altitudine agli 860 metri nella sede del Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano». Grassi ha anche inviato una lettera polemica alla renziana Sara Biagiotti, sindaco di Sesto Fiorentino e presidente dell’Anci Toscana: «Le ho scritto una lettera di protesta perché l’Anci Toscana non ha presentato ricorso al Tar Toscana: dispiace vedere questo immobilismo di fronte a questa grande ingiustizia».

 

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