Le statistiche del tesoro dal 1992

Giustizia: l’Italia ha pagato 630 milioni di euro per indennizzare 25 mila vittime di ingiusta detenzione (video)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il caso dell’infermiera di Piombino, detenuta per tre settimane, accusata di gravi reati, e scarcerata successivamente per decisione del Tribunale del riesame, che ha rilevato non sussistere i presupposti per la carcerazione preventiva, ha riportato in primo piano il problema dell’ingiusta detenzione, che esiste non soltanto in Italia, ma anche negli altri Paesi europei. Ogni anno in Italia ci sono 7000 persone che vengono arrestate per errore e poi giudicate innocenti.

DAVIGO – Mentre infuria la polemica fra politica e magistratura, suscitata dalle molte recenti dichiarazioni del nuovo Presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, e dalle reazioni contrastate e contrastanti della politica e di altri magistrati, il ministero della Giustizia ha diffuso i numeri degli indennizzi pagati a seguito di ingiuste carcerazioni disposte dai magistrati italiani. Dal 1992 il Tesoro ha pagato 630 milioni di euro per indennizzare quasi 25 mila vittime di ingiusta detenzione, 36 milioni li ha versati nel 2015 e altri 11 nei primi tre mesi del 2016.

RENZI – A tal proposito la politica – per bocca del presidente del Consiglio Matteo Renzi – se ne lava le mani, rilanciando il tema ambiguo dei «25 anni di barbarie giustizialiste» e la magistratura non sostenesse – come ha affermato proprio Davigo – che «la presunzione di innocenza è un fatto interno al processo e non c’entra nulla con i rapporti sociali e politici» e che «i politici rubano più di prima solo che adesso non si vergognano più», sarebbe più facile capire se questi numeri siano la fotografia di una debolezza fisiologica del sistema o una sua imperdonabile patologia. Dunque ciascun contendente rimanda la palla nel campo dell’altro, ma è evidente che le colpe invece stanno da ambo le parti.

AVVOCATI – L’avvocato Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle Camere penali, è convinto non solo che i magistrati facciano un ricorso eccessivo alla custodia cautelare, ma anche che il problema resterà irrisolto fino a quando non saranno previste la separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici e la rinuncia alla obbligatorietà dell’azione penale, «correttivi che esistono in ogni Paese regolato dal sistema accusatorio, ma in Italia no».

FIRME – Per questo Migliucci, sostenuto dall’ordine, ha pronta una raccolta di firme per presentare una legge di iniziativa popolare in ottobre. «Bisognerebbe ricordarsi della presunzione di innocenza, che non è un fatto interno al processo come ritiene Davigo e dunque l’associazione nazionale magistrati. Volere sostenere tale idea significa prescindere da un precetto oggettivo ripreso dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, per introdurre valutazioni etiche e moralistiche che sono proprie di logiche autoritarie».

EUROPA – Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e già presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione delle Torture, è appena tornato da Strasburgo dove si è confrontato con colleghi olandesi, inglesi, bulgari e francesi e descrive la situazione di altri Paesi, molto diversa dal nostro, dove soprattutto una parte politica ha sempre agevolato e sostenuto le richieste dei magistrati. «La Gran Bretagna non prevede alcun indennizzo per ingiusta detenzione, la Bulgaria paga con grandi ritardi, mentre l’Olanda, per esempio, ha un meccanismo molto simile al nostro». Anche i numeri sono simili. Per questo qualcuno ritiene che gli errori italiani rientrino nella fisiologia del sistema e non nella sua patologia.

Scontro Renzi – Davigo: Video

RENZI – Di nuovo Renzi, al termine (per ora) delle polemiche con Piercamillo Davigo, che aveva affermato che i politici continuano a essere corrotti, ha affermato: «I politici che rubano fanno schifo. E vanno trovati, giudicati e condannati. Dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole. Esattamente l’opposto di ciò che serve all’Italia. Voglio nomi e cognomi dei colpevoli». Quanto ai rapporti con le toghe, e in particolare con i pm, ha aggiunto: «ormai finito il tempo della subalternità. Adesso la priorità – dice – è che si velocizzino i tempi della giustizia».

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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