L'opera del II secolo dopo Cristo

Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”

Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, dopo il restauro (Foto Polo museale di Firenze)
Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, dopo il restauro (Foto Polo museale di Firenze)
Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, dopo il restauro (Foto Polo museale di Firenze)

 

FIRENZE – Il busto lapideo di “Giulia Maesa” è tornato a nuova vita. È stato presentato stamani, nella sala dell’uscita Buontalenti, a piano terra degli Uffizi, il restauro del busto lapideo della cosiddetta Giulia Maesa esposta nel primo Corridoio della Galleria. Erano presenti Cristina Acidini (Soprintendente del Polo Museale fiorentino), Antonio Natali (Direttore della Galleria), Fabrizio Paolucci (Direttore del dipartimento di antichità classiche) e Mariarita Signorini (responsabile restauri e membro del Consiglio nazionale di Italia Nostra).

L’opera, costituita dalla testa antica in marmo bianco inserita in un busto cinquecentesco in marmo Portasanta, poggia su una base in onice ed è stata riportata a piena leggibilità grazie al restauro condotto da Paola Rosa.

Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, durante il restauro (Foto Polo museale di Firenze)
Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, durante il restauro (Foto Polo museale di Firenze)

L’antico marmo, databile tra il II e il III secolo dopo Cristo è stato oggetto di pulitura delle superfici ed è stato integrato nelle parti mancanti di entrambe le orecchie, nell’occhio sinistro e nel labbro inferiore, come pure del basamento in onice; sono state inoltre rifatte le vecchie stuccature, ormai alterate e decoese.

Il ritratto raffigura un’ignota matrona la cui età matura è denunciata dalla pelle cadente delle guance, dalle occhiaie e dalle rughe ai lati della bocca. Gli occhi sono grandi, con palpebre spesse, iridi e pupille incise. Lo sguardo volto a sinistra, la bocca chiusa dalle grandi labbra carnose ben modellate, il mento largo e leggermente schiacciato, conferiscono all’insieme una notevole forza espressiva, valorizzata ora dal bel restauro. La capigliatura bipartita scende con piccole ondulazioni, che si raccolgono in due trecce alla base della nuca. Dai segni sul collo non è da escludere la presenza di ulteriori parti accessorie che arricchivano l’acconciatura ai lati incorniciando il volto.

Il restauro della Giulia Maesa è stato finanziato da Italia Nostra Firenze, tra i cui soci Fabio Basagni, è il principale sostenitore dell’iniziativa.

Considerata la fortuna ottenuta dal progetto “Italia Nostra per gli Uffizi”, è previsto che il ciclo di restauri prosegua, nel quadro del più ampio progetto di pulitura e valorizzazione dei marmi antichi dei tre Corridoi di Galleria. L’intera operazione, infatti, è iniziata col recupero della scultura del cosidetto Seneca morente presentato nel luglio scorso.

Nei prossimi mesi, come è stato fatto finora per le due opere restaurate, sarà programmata una serie di visite guidate alla scoperta non solo della “Galleria dei marmi”, ma anche delle nuove sale da poco inaugurate, oltre alla Tribuna, la Sala della Niobe e la Sala di Michelangelo, per promuovere la diffusione della storia dell’arte, la cultura del restauro e della conservazione del patrimonio nel pieno rispetto dei principi dell’Associazione.

La direzione degli Uffizi oggi ha anche comunicato che, per lavori, chiuderanno alcune sale della Galleria e un gruppo di opere d’arte di grandi maestri della pittura sarà spostato. Gli interventi riguarderanno le sale dalla numero 25 alla numero 34 del museo, oltre che parte del terzo corridoio: una selezione di importanti tele di di Tiziano, Veronese e Tintoretto sarà così esposta nelle sale numero 43 e 44. Riaprirà invece il 12 febbraio la sala 25, con opere di pittori dell’Italia del nord quali Parmigianino (Madonna dal collo lungo), Dosso Dossi, Moroni, Savoldo e Lotto.

Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, prima del restauro (Foto Polo museale di Firenze)
Uffizi, restaurato il busto lapideo di “Giulia Maesa”, prima del restauro (Foto Polo museale di Firenze)

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